Software Q-81 HSE WEB APP

Il lavoro dell’HSE Manager diventa sempre più smart grazie alle nuove applicazioni mobile che permettono di far risparmiare tempo, di trarre il massimo da ogni sopralluogo e di fornire comparazioni dei dati nel tempo, per poter produrre report e statistiche al board aziendale.

tecnologia appalti

Confined Space APP (CSA)

Confined Space APP (CSA) è un’applicazione mobile per l’identificazione degli ambienti confinati e/o sospetti d’inquinamento, realizzata dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e INAIL (Direzione Regione Emilia Romagna) all’interno di un progetto di ricerca partito nel 2017. Gli sviluppatori si sono mossi in un contesto di mancanza di definizioni chiare ed esaustive, e di pratiche consolidate di prevenzione dei rischi negli ambienti confinati e/o sospetti d’inquinamento, a cui tuttavia si affiancano numeri sempre crescenti di infortuni perlopiù mortali.

L’App è nata pertanto dall’esigenza di superare le lacune normative e fornire un pratico e semplice supporto per l’identificazione e il riconoscimento degli ambienti confinati. Lo scopo di CSA è quello di “aiutare i datori di lavoro [ma anche i lavoratori, i preposti e qualsiasi altro interessato] a definire con che probabilità gli ambienti in cui i propri lavoratori, o essi stessi, si trovano a dover entrare per svolgere mansioni di manutenzione, pulizia, ispezione, o altro ancora, possono essere considerati confinati o sospetto d’inquinamento e presentare delle problematiche relative al recupero in caso di incidente“.

I parametri (categorie), considerati da Confined Space APP per individuare la presenza di un ambiente confinato e le relative criticità, sono i seguenti:

  • Geometria
  • Accessi
  • Configurazione interna
  • Atmosfera.

L’APP fornisce un indice di probabilità di essere di fronte ad un ambiente confinato o sospetto di inquinamento.  Ciascuna categoria considerata da CSA è corredata dalla segnalazione delle criticità e gli avvertimenti di cui tener conto prima di entrare nell’ambiente oggetto dell’analisi.

L’App è semplice (ad ogni categoria sono associate delle domande a cui l’utente risponde semplicemente SI o NO) ed user friendly (è stata curata la grafica in modo che sia immediatamente comprensibile). E’ pensata per un utilizzo demo e un utilizzo completo con sincronizzazione dei dati con un portale (https://confinedspaceapp.it).

Mobile Auditing Management (M.A.Ma.)

Mobile Auditing Management (M.A.Ma.) è la App della famiglia Q-81 HSE WEB APP per effettuare audit attraverso l’utilizzo di semplici checklist configurabili dall’utente. Nord Pas ha sviluppato questa applicazione partendo dall’esigenza iniziale di avere un sistema semplice e sempre disponibile per registrare i risultati dei sopralluoghi che gli HSE Manager eseguono nello svolgimento delle loro attività. Ne è nata un’App per qualsiasi dispositivo portatile (smartphone, tablet, pad, ecc.), che permette la registrazione di qualsiasi tipo di checklist ed è quindi adatta a chiunque si trovi ad utilizzare questo strumento di riscontro nelle proprie attività (RSPP, ODV, Auditor di qualsiasi ambito, Formatori…).

Lo scopo di M.A.Ma è quello di mettere a disposizione dell’utente delle checklist che, una volta intrapreso il sopralluogo, l’utente potrà compilare fornendo:

  • risposte (checkbox, testo, lista..)
  • immagini (foto e video)
  • documenti
  • note.

cheklist audit

Tutti questi dati sono registrati nell’applicazione, che può essere utilizzata anche off-line, e successivamente inviati a Q-81 HSE WEB APP così che possano essere  disponibili per la comparazione con checklist dello stesso modello, compilate in tempi, in luoghi (o altre anagrafiche) o da persone differenti.

Infine tutte le informazioni, registrate con M.A.Ma , possono essere stampate e rese disponibili alla direzione, al fornitore, al cliente etc. per consentirgli l’immediata visualizzazione dei risultati del sopralluogo attraverso punteggi e risposte colorate (es. rosso-verde), personalizzabili dall’utente.

M.A.Ma. è lo strumento indispensabile per il moderno RSPP e HSEQ Manager, poiché permette di abbattere drasticamente i tempi per la produzione di report dettagliati e perchè consente di archiviare tutti i dati per confrontare agevolmente i sopralluoghi attuali con quelli passati.

I PM Q-81 sono a completa disposizione per supportare i clienti nell’introduzione di M.A.Ma come essenziale strumento di lavoro di tutta l’azienda / studio professionale.

sicurezza cantieri salute

Le apparecchiature meccaniche (ad es. pompe, ventilatori, coclee, ecc.) installate in atmosfere esplosive rientrano nel campo di applicazione della direttiva ATEX 2014/34/UE.

Il riferimento tecnico dato dalla serie di norme EN 13463 “Apparecchi non elettrici destinati ad essere utilizzati in atmosfere potenzialmente esplosive” è in fase di sostituzione definitiva.
A partire dal 1 Novembre 2019 infatti, le norme EN 13463 saranno sostituite definitivamente dalle EN ISO 80079.

apparecchiature meccaniche - rischio atex

Tra le novità più significative date dalle norme EN ISO 80079 si ricorda:

  • l’aggiornamento dei quantitativi dei metalli leggeri utilizzabili;
  • le limitazioni e restrizioni di utilizzo per i sistemi di trasmissione (ad es. cinghie);
  • la resistenza superficiale ammessa per le materie plastiche;
  • la marcatura Ex h comune a tutte le apparecchiature meccaniche, a differenza delle norme precedenti che prevedevano Ex c, Ex b, Ex k.

A titolo di esempio a seguire un confronto tra le marcature secondo l’ex EN 13463 e la ISO EN 80079.

ATEX etichette

Pertanto, chi dovrà acquistare nuove apparecchiature meccaniche installate in atmosfere esplosive (es. motoriduttori, valvole stellari, agitatori…o le altre citate sopra) dovrà prestare attenzione all’applicazione del corretto riferimento normativo.

I tecnici Nord Pas sono a disposizione per supportare i clienti nella verifica di conformità, nell’adeguamento alla nuova ISO 80079 e nella valutazione del rischio e stesura del fascicolo tecnico connesso alle atmosfere esplosive.

sicurezza cantieri salute

Due recenti sentenze della Cassazione Penale hanno interessato il tema delle responsabilità del datore di lavoro nel caso in cui un lavoratore attui delle prassi scorrette contrariamente alle disposizioni aziendali ed eludendo la sorveglianza delle funzioni preposte.

Infortunio con macchina spezzonatrice per rimozione di protezioni

La sentenza 15.05.2019, n. 20833 della Cassazione Penale in merito agli obblighi di vigilanza, precisa che l’infortunio per rimozione di protezioni operata dall’addetto non determina un’automatica responsabilità omissiva del datore di lavoro. Infatti, se risulta evidente la responsabilità del datore di lavoro quando la rimozione delle protezioni dalle attrezzature nasce dall’esigenza e volontà di incrementare la produttività, non esiste un analogo automatismo in assenza di una conoscenza o diretta conoscibilità di prassi scorrette adottate dai lavoratori, che richiedono di acquisire elementi certi e oggettivi di riscontro.

Il fatto in analisi alla Corte, riguarda l’infortunio sul lavoro subito da un dipendente addetto a macchina spezzonatrice, che operando a protezioni smontate e avvicinando la mano all’area di taglio, aveva riportato l’amputazione di una falange e altre lesioni. In primo grado, al datore di lavoro è stato contestato di non avere messo a disposizione dell’operatore attrezzature di lavoro idonee perché private dei dispositivi di protezione e di avere omesso l’adozione di misure necessarie al loro impiego in sicurezza. La sentenza sancisce che il rischio derivante dall’uso improprio e insicuro delle macchine era noto o quanto meno conoscibile dal datore di lavoro perché è comprovato che le lavorazioni fossero eseguite in modo sistematico e abituale in assenza di protezione, nonostante l’operazione richiedesse un intervento sulle viti di fissaggio. Tale conclusione è stata confermata anche dal giudizio in appello.

macchine operatrici DPI sicurezza sul lavoro

Di opinione completamente opposta invece la Suprema Corte che ha viceversa stabilito che, pur spettando al datore di lavoro verificare la sicurezza delle macchine introdotte nella propria azienda e rimuovere le fonti di pericolo per i lavoratori addetti all’uso, non emerge alcuna certezza che egli fosse o potesse essere realmente a conoscenza di tale prassi, anche ammettendone diffusione e frequenza.
La rimozione della protezione, come emerso dalle testimonianze, era eseguita dai lavoratori in modo da eludere la sorveglianza del personale preposto al controllo, che non avrebbe tollerato una condotta impropria. Si evidenzia quindi, a maggior ragione come il datore di lavoro, avesse organizzato anche un’attività di verifica e controllo del rispetto delle disposizioni di prevenzione, elemento non trascurabile e che attesta la presenza di un sistema di vigilanza implementato e finalizzato ad assicurare l’esecuzione dell’attività lavorativa in sicurezza.
Anche ammettendo che i preposti fossero a conoscenza della prassi scorretta, la dipendenza gerarchica dal datore di lavoro non può automaticamente far dedurre che egli, solo per il ruolo esercitato, dovesse esserne al corrente, senza tener conto della struttura organizzativa nel suo complesso e delle dimensioni dell’azienda.
Tali fattori avrebbero chiarito le responsabilità e avuto rilevanza nella ricostruzione delle prassi conosciute e accettate in quel contesto: da qui l’annullamento della sentenza di condanna e il rinvio ad altra corte allo scopo di verificare quegli elementi essenziali per la formulazione di un giudizio sottovalutati o non analizzati nel precedente procedimento.

Infortunio mortale dell’operatore ecologico che tenta di aggrapparsi al camion in movimento

Sulla stessa formulazione di pensiero si pone la sentenza del 22 luglio 2019, n. 32507. In questo caso il datore di lavoro di un’azienda di raccolta dei rifiuti urbani era stato condannato in primo e secondo grado per il decesso dell’operatore ecologico, addetto alla raccolta dei rifiuti, il quale, invece di salire in cabina, in attesa della successiva fermata, utilizzava quale postazione di lavoro la staffa ad U posta alla base del sistema di ancoraggio dei contenitori, sul retro del veicolo per la raccolta dei rifiuti, e, dopo aver ritirato l’ultimo sacchetto dei rifiuti, nel cercare di risalire, poggiando il piede sulla staffa, e di afferrare con la mano il bordo della vasca porta rifiuti, o comunque nel tentativo di salire sulla staffa, mentre il veicolo era in movimento, rovinava al suolo.

Il datore di lavoro ricorre in Cassazione precisando che il lavoratore deceduto era persona esperta che, occupandosi di raccolta dei rifiuti da più di dieci anni, conosceva bene il processo lavorativo e la pericolosità di “appendersi” a un camion sfornito di apposita pedana.

La Corte ha analizzato le varie mancanze di responsabilità attribuite dai precedenti gradi di giudizio al datore di lavoro:

  • Non aver adottato le necessarie misure tecniche e organizzative
  • Omessa valutazione dei rischi cui erano esposti i lavoratori
  • Omessa formazione e informazione in rapporto alla sicurezza.

Innanzitutto, viene evidenziato che la vittima era “senz’altro una persona esperta”. Alla luce di ciò, non può ritenersi che egli non possedesse le cognizioni necessarie per rendersi conto del rischio che correva mediante la condotta, incontrovertibilmente imprudente, da lui posta in essere, e questo ancor di più perché il comportamento attuato era immediatamente percepibile come rischioso da chiunque, anche in assenza di un’adeguata formazione e informazione.

È stato altresì accertato che il rischio di caduta connesso ad un uso improprio del veicolo da parte dei dipendenti, era contemplato nel Documento di valutazione del rischi, acquisito agli atti. Di conseguenza, il datore di lavoro aveva proibito ai lavoratori di effettuare manovre come quella posta in essere dal lavatore deceduto, e aveva ordinato ai capisquadra di inibirne l’effettuazione.

L’ultimo aspetto è certamente il più interessante per quanto qui in esame. Per quanto concerne l’obbligo di vigilanza del datore di lavoro, nelle motivazioni della Corte viene specificato che una “diuturna sorveglianza sui mezzi” che espletavano la loro attività circolando ininterrottamente va considerata “impossibile”.

L’unica soluzione, nel caso concreto, era quella di delegare i capisquadra, presenti sul mezzo, alla vigilanza sull’osservanza delle disposizioni volte a evitare manovre come quella posta in essere dall’infortunato. E questo, in effetti, è stato fatto dal datore di lavoro, a cui non è dunque addebitabile una culpa in vigilando, non essendo esigibile l’adozione di misure ulteriori e più pregnanti.

Al riguardo, occorre osservare come dalla motivazione della sentenza impugnata emerga che è stato accertato che, l’autista del mezzo, quale caposquadra preposto allo svolgimento del lavoro, aveva più volte ammonito i due operatori componenti la squadra affinché si astenessero dalla condotta rischiosa in esame, minacciandoli anche di una segnalazione ai superiori. Egli, però, dall’interno dell’automezzo, non era oggettivamente in condizione di accorgersi che i lavoratori avevano disatteso le sue disposizioni, stante la verificata assenza di dispositivi che gli consentissero, al momento di ripartire, di vedere cosa stessero facendo i due operatori sul retro del veicolo.

Da tutto ciò non si può inferire che il datore di lavoro fosse a conoscenza di tale prassi o l’avesse colpevolmente ignorata. Infatti, dalla circostanza che i capisquadra, in quanto presenti sui mezzi, non potessero non essere a conoscenza di tale prassi o addirittura l’avallassero, non può desumersi che essi lo avessero comunicato al datore di lavoro. In giurisprudenza, si è, infatti, posto, di recente, in evidenza che il rapporto di dipendenza del personale di vigilanza dal datore di lavoro non costituisce di per sé prova né della conoscenza né della conoscibilità, da parte di quest’ultimo, di prassi aziendali, più o meno ricorrenti, contrarie alle disposizioni in materia antinfortunistica.

D’altronde, il datore di lavoro è certamente responsabile del mancato intervento finalizzato ad assicurare l’osservanza delle disposizioni in materia di sicurezza ma tale condotta omissiva non può essergli ascritta laddove non si abbia la certezza che egli fosse a conoscenza della prassi elusiva o che l’avesse colposamente ignorata. Tale certezza può, in alcuni casi, inferirsi da considerazioni di natura logica, laddove, ad esempio, possa ritenersi che la prassi elusiva costituisca univocamente frutto di una scelta aziendale, finalizzata, in ipotesi, a una maggiore produttività.
Quando però, come in questo caso, non vi siano elementi di carattere logico per dedurre la conoscenza o la conoscibilità di prassi aziendali incaute da parte del garante, è necessaria l’acquisizione di elementi probatori certi e oggettivi che dimostrino tale conoscenza o conoscibilità.

L’importanza di affidarsi a tecnici competenti e di tracciare tutte le attività prevenzionistiche

Le sentenze soprariportate dimostrano, ancora una volta, come la tutela dei lavoratori e del datore di lavoro stesso, nonché dell’azienda quando si rientri in ambito D.lgs 231/01, richiedono competenze specifiche e professionali come quelle che offre Nord Pas nelle sue attività di consulenza. Per tracciare e tenere memoria di tutte le azioni che riguardano la salute e sicurezza dei lavoratori diventa necessario dotarsi di strumenti adeguati come la piattaforma software Q-81 HSE WEB APP.
Nord Pas offre un servizio completo per la formazione dei lavoratori, affinché non agiscano, su iniziativa personale, in maniera non conforme alle disposizioni impartite: Nord Pas dispone di un gruppo di formatori qualificati sia per la formazione obbligatoria (ex Accordi Stato Regioni) sia per la formazione su tematiche specifiche o di approfondimento anche con metodologie innovative come le M.M.Pro (Multi Media Procedure)
Tutte queste attività possono essere agevolmente registrate in Q-81 HSE WEB APP attraverso il modulo “Gestione della Formazione”. Inoltre, documenti di delega, nomine e attribuzioni posso essere archiviati e gestiti con Il “Gestore Documentale” così da poter essere facilmente reperiti in caso di contestazioni.

Come visto nelle sentenze soprariportate l’importanza di un sistema di gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è centrale per dimostrare che tutta l’organizzazione della salute e sicurezza è nota e pianificata dal datore di lavoro: le condotte che eludono tale sistema possono scaturire solo per iniziativa del singolo. L’azienda virtuosa può affidarsi a Nord Pas per progettare ed implementare questi sistemi di gestione ed eventualmente certificarli secondo lo standard ISO 45001.

sicurezza cantieri salute

E’ stato pubblicato qualche giorno fa sul  sito dell’INAIL, il nuovo modello OT24 da utilizzare per le domande di riduzione del tasso medio per prevenzione e la relativa guida per la compilazione. Il modulo riguarda le istanze che saranno inoltrate nell’anno 2020 per gli interventi migliorativi adottati dalle aziende nel 2019.

 

OT24 sconto tariffa prevenzione

 

Nord Pas supporta le aziende nella compilazione del nuovo modello e nella messa in atto di interventi, sia generali (es. implementazione di sistemi di gestione per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ISO 45001, modelli organizzati D.lg 213/01…) sia specifici (interventi formativi finalizzati, interventi per la prevenzione di rischi specifici…), al fine di consentire ai propri clienti di ottenere la riduzione di tariffa.

Vai alla pagina dedicata al servizio: clicca qui.

sicurezza cantieri salute

Le ondate di calore sempre più frequenti hanno effetti negativi sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro all’aperto. In un precedente articolo si sono esaminati gli effetti dell’aumento della temperatura globale (il cosiddetto global warming) sul mercato del lavoro sia in termini di salute e sicurezza sia in termini economici ed è stato presentato un esempio di collaborazione virtuosa a favore delle aziende del pordenonese.

In questo nuovo approfondimento viene riportata una selezione di alcune risorse che fonti istituzionali hanno predisposto per formare ed informare tutti gli interessati alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sul tema degli effetti del caldo e dell’esposizione solare.

Il datore di lavoro può utilizzare i suggerimenti, presenti nelle pubblicazioni di seguito analizzate, per definire le misure di prevenzione e protezione più adatte alla propria organizzazione, dopo aver valutato il rischio lavorativo nel documento di valutazione dei rischi. Nord Pas supporta le aziende non solo nella predisposizione del DVR e delle procedure, cruciali per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche nella loro informatizzazione, attraverso il software Q-81 HSE WEB APP con il modulo specifico Valutazione rischi ed opportunità.

Il Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute

E’ stato pubblicato a luglio dal Ministero della Salute – Centro per la prevenzione e controllo delle malattie (CCM) – il documento che contiene l’aggiornamento delle Linee di Indirizzo per la Prevenzione per contrastare le ondate di calore e l’inquinamento atmosferico conseguente.

Il documento si rivolge alle Istituzioni locali (Regioni, Province e Comuni), ai medici di medicina generale, ai medici ospedalieri, ed in generale a tutti gli operatori socio-sanitari coinvolti nell’assistenza e nella protezione delle fasce di popolazione a rischio, tuttavia, soprattutto nei primi capitoli, riporta una sintesi delle evidenze scientifiche disponibili sugli effetti delle ondate di calore sulla salute e sui sottogruppi vulnerabili e indicazioni operative sulle misure di prevenzione da attivare a diversi livelli di assistenza e graduate sui livelli di allerta. Tra i gruppi vulnerabili vengono espressamente citati i lavoratori all’aperto come specificato in figura (pag.23).
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stress termico salute e sicurezza

Le misure di prevenzione e protezione per i lavoratori

I rischi principali per i lavoratori all’aperto sono quelli qui di seguito elencati:

  • Stress termico: esso si riferisce a calore superiore a quello che il corpo può tollerare senza subire menomazioni fisiologiche
  • Radiazioni solari: esposizioni a radiazioni solari UV che possono determinare l’insorgenza di patologie tumorali.
  • Inquinamento atmosferico: durante i periodi di alta pressione estiva con stabilità delle condizioni atmosferiche, elevata radiazione solare, temperature elevate, si verifica un accumulo di inquinanti atmosferici che può essere associato ad una amplificazione dei loro effetti sulla salute (tra i quali: patologie cardiovascolari e respiratorie, patologie tumorali)

Nelle Linee di Indirizzo, una delle prime misure di prevenzione e protezione che il Ministero della Salute invita a mettere in atto giornalmente è quella di consultare, durante il periodo estivo e in particolare durante le ondate di calore, il Bollettino della propria città tramite la App Caldo e Salute o al link www.salute.gov.it/caldo.

Sulla stessa pagina internet si trovano i principali consigli rivolti alla popolazione generale distinti per livello di rischio. Inoltre, sempre dalla stessa fonte, sono disponibili opuscoli specifici per sottogruppi di popolazione e operatori socio-sanitari con consigli e raccomandazioni per proteggersi dai rischi associati al caldo.

Per i lavoratori (ma anche per i loro datori di lavoro), considerati fra i segmenti di popolazione più a rischio di effetti avversi sulla salute associati ad esposizione al caldo estremo, è stato predisposto l’opuscolo: “Estate sicura: Caldo e Lavoro”.  Nella tabella che segue, si riporta un estratto della pagina 6 dell’opuscolo citato, dove sono riportate le misure di prevenzione e protezione per i lavoratori e le indicazioni per i datori di lavoro.

  • PER I LAVORATORI
  • Prevenire la disidratazione (avere acqua fresca a disposizione e bere regolarmente, a prescindere dallo stimolo della sete);
  • Indossare abiti leggeri di cotone, traspiranti, di colore chiaro, comodi, adoperando un copricapo (non lavorare a pelle nuda);
  • Rinfrescarsi bagnandosi con acqua fresca;
  • Informarsi sui sintomi a cui prestare attenzione e sulle procedure di emergenza;
  • Lavorare nelle zone meno esposte al sole;
  • Ridurre il ritmo di lavoro, aumentare la frequenza delle pause e riposarsi in luoghi freschi;
  • Evitare di lavorare da soli.
  • Istituire un programma di formazione, condotto da persone qualificate in materia di sicurezza e salute sul lavoro, per garantire che tutti i lavoratori potenzialmente esposti allo stress da calore e i loro supervisori dispongano delle conoscenze specifiche;
  • Promuovere un reciproco controllo tra lavoratori.
  • PER I DATORI DI LAVORO
  • Consultare il bollettino di previsione e allarme per la propria città;
  • Nei giorni a elevato rischio ridurre l’attività lavorativa nelle ore più calde (dalle 14.00 alle 17:00) e programmare le attività più pesanti nelle ore più fresche della giornata;
  • Garantire la disponibilità di acqua nei luoghi di lavoro;
  • nserire un programma di acclimatamento graduale e prevedere un programma di turnazione per limitare l’esposizione dei lavoratori;
  • Aumentare la frequenza delle pause di recupero, invitare i lavoratori a rispettarle;
  • Ove possibile, mettere a disposizione dei lavoratori luoghi climatizzati in cui trascorrere le pause di interruzione del lavoro;
  • Mettere a disposizione idonei DPI e indumenti protettivi;
  • Istituire un programma di formazione, condotto da persone qualificate in materia di sicurezza e salute sul lavoro, per garantire che tutti i lavoratori potenzialmente esposti allo stress da calore e i loro supervisori dispongano delle conoscenze specifiche;
  • Promuovere un reciproco controllo tra lavoratori.

Il Ministero sottolinea l’importanza delle misure di formazione e informazione condotte da personale qualificato come i tecnici Nord Pas: uno strumento efficace per diffondere le buone prassi per prevenire questo rischio possono certamente essere le Multi Media Procedure (M.M.Pro) poiché sono uno strumento comunicativo innovativo ed efficace.

Il rischio di colpo da calore – l’opuscolo del coordinamento Provinciale SPISAL di Padova

Il colpo di calore è la più grave conseguenza che può accadere, soprattutto i lavoratori di edilizia ed agricoltura, nelle giornate con temperature ed umidità elevate. Per questa ragione, il coordinamento Provinciale degli SPISAL di Padova ha dedicato un opuscolo informativo diretto a lavoratori e datori di lavoro.
In questo documento viene spiegato come prevenire il colpo di calore e come prestare soccorso e viene evidenziato come sia importante formare i lavoratori perché “La patologia da calore può evolvere rapidamente e i segni iniziali possono non essere facilmente riconosciuti dal soggetto e dai compagni di lavoro”. Nella parte finale sono riportate delle esperienze reali: in un caso il colpo di calore ha portato al decesso del lavoratore.

E’ possibile scaricare l’opuscolo qui.

Il rischio di tumori da esposizione solare – la campagna IOSH

Nelle Linee di Indirizzo ministeriali si rimarca come per i lavoratori sia importante proteggersi dai raggi ultravioletti tramite creme solari, abiti adeguati e occhiali. le indicazioni che il documento fornisce per i datori di lavoro sono le seguenti:

  • attuare una sorta di schermatura con teli e con coperture, ove possibile, e fornire cabine schermate per i lavoratori che devono sostare a lungo all’aperto;
  • creare zone d’ombra anche portatili (simili a ombrelloni) che il lavoratore sposta secondo le proprie esigenze;
  • sfruttare le ombre degli alberi o di costruzioni vicine e fornire al lavoratore un luogo ombreggiato per le pause;
  • organizzare l’orario di lavoro riducendo l’esposizione all’aperto durante le ore della giornata in cui gli UV sono più intensi (11/15 in estate), riservando per queste gli orari mattutini e serali.

L’ente prevenzionistico inglese Institution of Occupational Safety and Health (IOSH), nell’ambito della campagna contro il cancro causato da esposizione professionale (No Time to Lose campaign) ha predisposto, tra i vari materiali online, una serie di poster per sensibilizzare i lavoratori ad attuare le corrette misure di prevenzione e protezione contro l’esposizione solare.
Nell’immagine seguente, uno di questi poster invita i lavoratori ad utilizzare la crema solare non solo in spiaggia, ma anche al lavoro per ridurre i rischi. Il cancro alla pelle è il più diffuso al mondo, ma anche il più semplice da evitare se si utilizzano le opportune precauzioni, come la crema solare. Tuttavia, solo il 59% degli addetti nell’edilizia in UK la utilizza al lavoro, per contro, il 90% dichiara di utilizzarla in vacanza.

HIOS
gestione ambientale

Riassumiamo in questo articolo le novità relative all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, uscite nell’ultimo mese.

La prima è la Deliberazione del 25 giugno 2019, emessa in due parti:

  • la prima con il protocollo n. 3, riguarda i requisiti del Responsabile tecnico, ovvero la figura che assicura la corretta gestione dell’attività dell’impresa iscritta all’albo nel rispetto delle varie norme in materia ambientale. La deliberazione apporta delle modifiche alla precedente Deliberazione 6 del 30 maggio 2017, che per prima ha definito i requisiti che deve avere questa figura;
  • la seconda con il protocollo n. 4, detta i criteri e le modalità di svolgimento delle verifiche (sedi, modalità di iscrizione, composizione della commissione d’esame, attribuzione dei punteggi etc.) per la qualifica di responsabile tecnico.

La seconda è la circolare n. 6 del 10 luglio, che specifica come il codice CER 200307 (rifiuti ingombranti) possa essere attribuito anche ai rifiuti prodotti da imprese iscritte nella categoria 2-bis (produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti trenta chilogrammi o trenta litri al giorno di cui all’articolo 212, comma 8, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e che svolgano attività di vendita, produzione e montaggio di mobili da cucina, arredamento in genere e complementi d’arredo.

deposito incontrollato rifiuti

La delibera del 24 luglio ha interessato un categoria particolare ovvero le imprese che intendono svolgere  per l’attività di raccolta e trasporto di rifiuti costituiti da mozziconi di prodotti da fumo: sono state stabilite dall’Albo le dotazioni minime per l’iscrizione nella Categoria 1 e il codice CER da attribuire ai rifiuti (EER 20 03 99).

L’ultima novità riguarda le circolari del 24 luglio (Circolare n.7 e Circolare n.8), che interessano le imprese che posseggono veicoli in locazione o comodato e definiscono le corrette procedure di comunicazione ed invio di idonea documentazione, per il mantenimento del veicolo stesso come “iscritto all’albo” e dunque utilizzabile.

Nord Pas dispone di tecnici qualificati nella materia ambientale, ed in particolare nella gestione dei rifiuti,  che possono supportare la clientela ad ottemperare alle novità normative sopra elencate. Inoltre, con Q-81 HSE WEB APP è possibile tenere sotto controllo le scadenze relative all’iscrizione all’Albo con il modulo Segnalazioni, Non Conformità, Azioni.