privacy GDPR

Il GDPR (Regolamento UE 679/2016) ha ribadito e ulteriormente fissato gli obblighi formativi in ambito privacy per tutte le figure coinvolte nel trattamento dati: dal DPO fino ai lavoratori tutti devono sapere il valore del dato personale e prestare attenzione alle modalità con cui viene trattato all’interno del contesto aziendale.

La formazione in ambito privacy è obbligatoria?

La risposta a questa domanda è molto semplice: SI. L’articolo 39.1.b del Regolamento 679/2016, prevede tra i compiti del Data Protection Officer (DPO), quello di

sorvegliare l’osservanza […] delle politiche del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, compresi […] la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo”.

Inoltre, l’obbligo formativo è richiamato anche dall’art. 32.4 che ammonisce che “chiunque abbia accesso a dati personali non tratti tali dati se non è istruito in tal senso dal titolare del trattamento”.

Quindi il Titolare e/o il Responsabile del Trattamento dovranno accordarsi con il DPO per stabilire che, all’interno del piano formativo aziendale, siano trattati anche i temi relativi alla privacy, in special modo per i neoassunti ma anche nei casi di cambio di ruolo/funzione o nel caso siano introdotte nuove procedure o tecnologie. Per tenere sotto controllo tutte queste esigenze formative e quindi il gap tra il fabbisogno formativo del personale e la formazione effettivamente ricevuta, può essere utilizzato il modulo “Gestione della formazione” di Q-81 HSE WEB APP.

Le sanzioni amministrative pecuniarie previste in caso di violazione dell’articolo 39 del Reg. 679/2016 posso essere rilevanti, tuttavia, possono essere altrettanto rilevanti le conseguenze degli errori commessi da personale privo di una adeguata cultura della privacy. In questo senso spesso le aziende si sono focalizzate sugli adempimenti formali (Registro dei Trattamenti, consenso…) tralasciando un aspetto che Nord Pas, invece, include sempre all’interno della propria offerta consulenziale in quest’ambito.

GDPR DPO Garante privacy

Chi deve essere formato secondo il GDPR?

Anche in questo caso la risposta viene direttamente dall’articolo 39.1.b del Regolamento 679/2016, ove vengono indicati come destinatari delle formazione il “personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo”. Nella sua attività il DPO deve individuare il personale che partecipa ai trattamenti e predisporre,  per ogni funzione aziendale, un’adeguata formazione utile all’esercizio delle proprie attività, nella tutela del dato personale proprio e di terzi e nel rispetto delle policy di sicurezza definite dall’organizzazione.

Gli obiettivi che l’organizzazione dovrebbe prefissarsi di raggiungere attraverso le attività formative in ambito privacy sono:

  • Informare tutti gli interessati sui principi generali del GDPR, sui concetti e sulla terminologia introdotta dal Regolamento
  • Formare il personale sulla politica aziendale in materia di privacy, sulle procedure e sulle prassi relative ai processi aziendali nei quali vengono trattati dati personali.

Come deve essere erogata la formazione in materia di privacy?

Il GDPR, pur prescrivendo l’obbligo di formazione, non ne specifica modalità e contenuti: la scelta spetta quindi al DPO e al Titolare del Trattamento che devono garantire la trasmissione e la comprensione  della propria policy e delle procedure operative, che compongono il sistema di gestione della privacy aziendale,al personale interessato.

Gli strumenti che possono essere utilizzati per realizzare l’attività informativa e formativa sono molteplici. Il momento informativo può essere realizzato vantaggiosamente con l’utilizzo dell’e-learning. Avere a disposizione un corso online consente all’organizzazione:

  • Fornire una formazione di base sulla norma ripetibile;
  • Dare facilità di accesso anche a lavoratori che non dispongono di postazioni fisse (es. attraverso un tablet);
  • Costi contenuti

Il seconda battuta la formazione può essere erogata direttamente dalle funzioni aziendali (es. capo area o capo ufficio) o dal DPO con brevi sessioni pratiche in aula, che si soffermino sulle attività consuete che il lavoratore deve effettuare nel rispetto del DGDP, oppure sfruttando lo strumento dei gruppi di lavoro, per unire alla formazione, la condivisione di problematiche e buone prassi.

 

Sanzioni amministrative privacy, sistemi di gestione

Quale formazione deve avere il DPO?

Il GDPR si occupa anche della formazione del DPO e, anche in questo caso, il legislatore non ha definito strettamente i contenuti di tale percorso specificando tuttavia che “non sono richieste attestazioni formali o l’iscrizione ad appositi albi professionali, anche se la partecipazione a master e corsi di studio/professionali può rappresentare un utile strumento per valutare il possesso di un livello adeguato di conoscenze”. Tali conoscenze devono essere mantenute aggiornate, soprattutto in relazione al rapido modificarsi della normativa e delle prassi di gestione dei dati personali, soprattutto per quanto riguarda le misure tecniche ed organizzative atte a garantire la sicurezza dei dati.

Nord Pas offre il servizio di DPO esterno attraverso propri tecnici qualificati che hanno seguito percorsi professionali specifici e che partecipano periodicamente ad iniziative formative di alto livello per restare aggiornati sui temi della privacy e della sicurezza informatica.

Software Q-81 HSE WEB APP

Si svolgerà anche quest’anno a Bologna, dal 15 al 17 ottobre, la Fiera “Ambiente e Lavoro”, il principale evento fieristico nazionale dedicato alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Obiettivo dell’evento sono la formazione, l’aggiornamento e le buone pratiche intorno ai temi disciplinati dal D.lgs 81/08 ma non solo.

Cos’è successo nella precedente edizione della fiera dedicata alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

L’edizione del 2018 ha visto la partecipazione di 626 relatori per un totale di 600 ore di formazione. Sono stati trattati: aspetti normativi,  aggiornamenti tecnici e nuove modalità per comunicare la cultura della sicurezza.

Hanno preso parte 130 espositori che hanno potuto presentare ad un pubblico di addetti ai lavori i più moderni dispositivi di sicurezza a tutela della vita e della salute dei lavoratori. Inoltre hanno partecipato anche le più importanti associazioni di categoria e l’INAIL che hanno contribuito in modo significativo al dibattito, centrato sulle questioni cruciali e sulle nuove prospettive, nel campo della sicurezza e della salute nei luoghi di lavori.

Convegno aggiornamento RSPP CSE Formatori

L’edizione 2019: i principali temi di interesse per la salute e sicurezza

L’edizione numero 19 della tre giorni dedicata alla sicurezza avrà ancora più spazio per convegni, formazione ed espositori. In particolare abbiamo selezionato alcuni eventi ai quali non mancare:

  • 15 e 16 ottobre: all’interno della fiera sarà ospitato il convegno nazionale REACH-OSH_2019 organizzato dalla Regione Emilia Romagna, INAIL, Azienda USL di Modena – dip. di sanità pubblica. Questo evento si pone all’interno della Campagna 2018-19 dell’OSHA riguardante la Salute e Sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose, che mira a sensibilizzare in merito ai rischi posti da agenti chimici pericolosi e agenti cancerogeni/mutageni nell’ambiente di lavoro e a promuovere una cultura di prevenzione di tali rischi in tutta Europa. In dettaglio, nella giornata del 15 ottobre si parlerà di “Valutazione del rischio, Scheda di Dati di Sicurezza, scenari di esposizione e misure di gestione del rischio”. Il giorno successivo, invece, il tema degli interventi sarà “Valutazione dell’esposizione, Misurazioni e Monitoraggi, Autorizzazione e Restrizione all’uso”.
  • 17 ottobre: dagli stessi organizzatori sarà proposto l’ormai consueto evento “dBA2019Agenti fisici e salute nei luoghi di lavoro” che approfondirà gli aspetti legati agli agenti fisici e ai loro effetti sulla salute dei lavoratori, attraverso la diffusione di esperienze riguardanti la valutazione del rischio e le metodologie/tecnologie innovative per il loro controllo.

Nord Pas continua ad aggiornarsi

I tecnici di Nord Pas saranno presenti alla Fiera “Ambiente e Lavoro” per seguire i convegni e continuare a restare aggiornati sulle novità in materia di salute e sicurezza.

Nord Pas, infatti, ritiene che, per garantire un elevato livello di qualità dei propri servizi e per fornire ai propri clienti soluzioni sempre innovative e all’avanguardia, sia necessario il confronto con altri operatori del settore e la formazione continua del proprio personale.

Per queste ragioni è importante partecipare ad occasioni di formazione di alto livello, come la Fiera “Ambiente e Lavoro”, evento di riferimento a livello nazionale. Inoltre, Nord Pas considera altrettanto necessario stringere relazioni con realtà leader nei propri settori come, ad esempio, Hidra sb, Tempestive, 2A Ecogestioni, Centro Friuli, CartSan raggruppate da Nord Pas in qualità di capofila nella rete d’impresa iHSEMa – Innovation for Health, Safety & Environment Management, per poter offrire servizi di qualità che abbracciano più ambiti.

sicurezza cantieri salute

Non si chiamerà più OT24 ma OT23 il modello utile per le istanze di riduzione del tasso medio di tariffa. Il nuovo modello sarà utilizzabile dalle aziende fino al 29 febbraio 2020. Come indicato nel comunicato stampa dell’INAIL, tra le novità della nuova edizione: gli interventi migliorativi per il reinserimento lavorativo degli infortunati da lavoro e l’inclusione dell’adozione delle prassi di riferimento, validate nel 2018, per imprese del settore edilizio e per le micro e piccole imprese artigiane.

Quando va presentata la richiesta per l’OT23?

La richiesta va presentata telematicamente sul sito dell’INAIL non oltre il 29 febbraio 2020. Il modello per lo sconto dei premi assicurativi per interventi migliorativi delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, ha cambiato nome da OT24 a OT23, a seguito dell’approvazione del decreto interministeriale 27 febbraio 2019 art.23 “Modalità di applicazione delle Tariffe di premi”.

ciclo di deming certificazione

 

Quali sono gli interventi migliorativi per ottenere lo sconto INAIL?

Nel modulo di domanda l’INAIL indica e predefinisce le azioni e i miglioramenti considerati validi per ottenere il beneficio richiesto. Gli interventi sono suddivisi tra:

  • interventi di carattere generale (A)
  • di carattere generale ispirati alla responsabilità sociale (B)
  • trasversali (C)
  • settoriali generali (D)
  • settoriali (E).

Nel nuovo modello OT23 è da segnalare l’introduzione di alcuni nuovi interventi di miglioramento, come quelli previsti nella sezione C, che si riferiscono al reinserimento lavorativo di dipendenti affetti da disabilità da lavoro, alle modalità del servizio di trasporto da casa al lavoro per i lavoratori in orario notturno, e alla realizzazione di interventi per contrastare il verificarsi di rapine.

E’ stata anche introdotta tra gli intervento migliorativi,  l’adozione delle prassi di riferimento per la responsabilità sociale delle imprese (Rsi)  per edilizia e artigianato (Uni/PdR 49:2018 – costruzioni e Uni/PdR 51:2018 – micro e piccole imprese).

Tra gli interventi giudicati positivamente per la richiesta di riduzione sono indicati, come nelle precedenti edizioni, l’adozione o il mantenimento di sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro idoneamente certificati, le asseverazioni rilasciate da organismi paritetici, la segnalazione di quasi infortuni o di mancati incidenti sul lavoro, le iniziative di formazione adottate, le agevolazioni sociali concesse ai lavoratori, le convenzioni stipulate con le Asl per le campagne contro il fumo, l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, e di adozione di corretti stili di alimentazione. Da quest’anno, anche la partecipazione al premio “Imprese per la sicurezza”, promosso e organizzato annualmente da Inail e Confindustria in collaborazione con Apqi e Accredia, rientra tra gli esempi positivi citati nel modulo.

Come viene attribuito il punteggio per l’OT23?

Come spiegato nelle linee guida per la compilazione del modello, ad ogni intervento realizzato viene assegnato un punteggio, riportato a margine di ogni intervento. Per poter accedere alla riduzione del tasso occorre totalizzare almeno a 100 punti con gli interventi realizzati nell’anno 2019. Generalmente, per raggiungere i 100 punti richiesti è possibile selezionare interventi di qualunque sezione del modulo, ad eccezione di quelli riferiti alla responsabilità sociale delle imprese, nella cui sezione specifica (B) la soglia del punteggio massimo deve essere raggiunta senza ulteriori cumuli.

Quali documenti devono essere trasmessi con l’OT23?

finanziamenti pubblici sicurezza

E’ importante sottolineare che,  la documentazione probatoria dell’avvenuto intervento deve essere presentata insieme alla domanda. I documenti devono riportare la data e la firma del datore di lavoro, ma, a seconda degli interventi, anche di altri soggetti idonei. Per quanto attiene alle azioni riguardanti l’implementazione oppure l’adozione di “procedure”, oltre a data e firma sono necessarie anche l’esplicitazione dei contenuti e delle evidenze documentali di attuazione riferite all’anno 2019.

Come Nord Pas aiuta le aziende ad ottenere la riduzione del tasso INAIL

Nord Pas supporta le aziende nella compilazione del nuovo modello e nella messa in atto di interventi, sia generali (es. implementazione di sistemi di gestione per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ISO 45001, modelli organizzati D.lgs 213/01…) sia specifici (interventi formativi finalizzati, interventi per la prevenzione di rischi specifici…), al fine di consentire ai propri clienti di ottenere la riduzione di tariffa.

gestione ambientale

Due provvedimenti autorizzativi in tema ambientale dal nome simile (Autorizzazione Integrata Ambientale: AIA e Autorizzazione Integrata Ambientale: AUA) ma con contenuto e finalità differenti.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale – AIA

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è l’autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per rispettare i principi che vanno sotto il nome di Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC, ovvero “prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento”) dettati dall’Unione europea a partire dal 1996 con la Direttiva 96/61/CE. Il riferimento normativo attuale in Italia è il D.Lgs. 128/2010, che ha modificato ed integrato il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), insieme al successivo D.Lgs. 46/2014.

L’AIA si applica alle attività di cui all’allegato VIII, parte seconda del decreto D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e prevede misure, definite BAT (Best Available Techniques, migliori tecniche disponibili), intese a ridurre quanto più possibile l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, nonché la produzione di rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente.

L’AIA sostituisce le seguenti autorizzazioni ambientali, di cui all’Allegato IX alla parte seconda del Decreto Legislativo 152/2006:

  • autorizzazione alle emissioni in atmosfera, fermi restando i profili concernenti aspetti sanitari  (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte V, Titolo I );
  • autorizzazione allo scarico (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte III, Titolo IV, Capo II);
  • autorizzazione unica smaltimento e recupero rifiuti (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., art. 208 e 210);
  • autorizzazione allo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB-PCT (D. Lgs. 209/1999);
  • autorizzazione all’utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione (D. Lgs. 99/1992).
  • autorizzazione allo scarico rilasciata dal Magistrato alle Acque di Venezia, limitatamente alle condizioni di esercizio degli scarichi idrici e alle modalità di controllo di tali condizioni (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96, convertito con modificazioni nella legge 31 maggio 1995, n. 206, articolo 2, comma 2)

L’azienda ottiene quindi un’autorizzazione integrata perché relativa a più aspetti ambientali e alla loro interazione.

certificazione ambientale aia normativa ambiente contro emissioni gas serra

A quali aziende si applica l’AIA?

Un’azienda rientra nella procedura di AIA quando le sue caratteristiche trovano specifica rispondenza ai requisiti stabiliti in Allegato VIII (impianti di competenza regionale) ed in Allegato XII (impianti di competenza statale) alla parte seconda del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.

Per l’AIA sono individuate le seguenti categorie industriali:

  • attività energetiche;
  • produzione e trasformazione di metalli;
  • industria dei prodotti minerari;
  • industria chimica;
  • gestione dei rifiuti;
  • altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie…).

A chi va richiesta l’autorizzazione AIA?

Il D.Lgs. 152/2006 definisce compiutamente le soglie di competenza al rilascio dell’AIA. Al di sotto di certi livelli di soglia l’Autorità competente al rilascio dell’AIA è la Regione. Una volta superati gli stessi limiti, la competenza diventa statale in capo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di Roma.

Durata del provvedimento AIA

In genere la durata dell’AIA, secondo quanto introdotto dal D. Lgs. 46/2014, è di 10 anni con qualche eccezione tra cui si segnala l’estensione a 12 se l’impianto è certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001 e 16 anni se l’impianto è registrato ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 (EMAS).

L’Autorizzazione Unica Ambientale – AUA

Definizione

L’Autorizzazione Unica Ambientale è un provvedimento disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 59 del 13 marzo 2013 che ricomprende tutti i titoli abilitativi in campo ambientale di cui un’impresa ha bisogno per iniziare o e/o proseguire la sua attività. Essa va a sostituire vari atti di comunicazione, notifica ed autorizzazione previsti dalla legge in materia ambientale, indicati sinteticamente di seguito:

  1. autorizzazione agli scarichi di cui al capo II del titolo IV della sezione II della Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  2. comunicazione preventiva di cui all’articolo 112 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e delle acque reflue provenienti dalle aziende ivi previste;
  3. autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti di cui all’articolo 269 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  4. autorizzazione generale di cui all’articolo 272 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  5. comunicazione o nulla osta di cui all’articolo 8, commi 4 o comma 6, della legge 26 ottobre 1995, n. 447;
  6. autorizzazione all’utilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione in agricoltura di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99;
  7. comunicazioni in materia di rifiuti di cui agli articoli 215 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Il principale vantaggio di questa procedura è il minor costo organizzativo per le imprese, che dovranno formulare una sola richiesta, per via telematica, ad un interlocutore unico; inoltre, questa autorizzazione ha una durata di quindici anni a partire dalla data di rilascio, superiore a quella ottenibile richiedendo singolarmente le autorizzazioni.

A quali aziende si applica l’AUA?

L’AUA si applica alle categorie di imprese di cui all’art. 2 del DM 18 aprile 2005, nonché agli impianti non soggetti alle disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA).

L’AUA non si applica ai progetti sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) laddove la normativa statale e regionale disponga che il provvedimento finale di VIA comprende e sostituisce tutti gli altri atti di assenso in materia ambientale.

autorizzazione ambientale unica integrata

A chi va richiesta l’autorizzazione AUA?

I gestori degli impianti di cui al campo di applicazione, presentano domanda telematica di AUA allo Sportello Unico Per Le Attività Produttive (SUAP) della provincia (o altro ente sostitutivo) nel caso in cui siano assoggettati al rilascio, al rinnovo o all’aggiornamento di almeno una delle autorizzazioni sopraddette.

E’ fatta comunque salva la facoltà dei gestori degli impianti di non avvalersi dell’AUA nel caso in cui si tratti di attività soggette solo a comunicazione, ovvero ad autorizzazione di carattere generale, ferma restando la presentazione della comunicazione o dell’istanza per il tramite del SUAP.

Durata del provvedimento AUA

L’AUA ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio. Il rinnovo deve essere chiesto almeno 6 mesi prima della scadenza.

Il servizio di Nord Pas

Nord Pas dispone di tecnici qualificati in campo ambientale che possono supportare l’azienda nell’ottenimento delle autorizzazioni ambientali: relazioni con gli enti pubblici, stesura della documentazione, implementazione delle migliori tecnologie possibili per il contenimento e la riduzione dell’inquinamento. Inoltre, Nord Pas collabora con laboratori accreditati per l’esecuzione di rilievi e misurazioni di emissioni in atmosfera, analisi delle acque e del suolo, caratterizzazione dei rifiuti.

Il mantenimento delle autorizzazioni, le scadenze da rispettare e i documenti relativi possono essere facilmente gestiti ed archiviati in Q-81 HSE WEB APP con il modulo “Segnalazioni, Non conformità, Azioni“.

sicurezza cantieri salute

In un precedente articolo si è sottolineato come l’attività di manutenzione sia uno degli aspetti fondamentali per la gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro, poiché durante queste operazioni si verificano circa il 15-20% degli infortuni che avvengono nei luoghi di lavoro.

La manutenzione

La definizione di Manutenzione è derivabile dalla norma UNI EN 13306 (Terminologia della manutenzione) che la definisce come
“combinazione di tutte le azioni tecniche, amministrative e gestionali, eseguite durante il ciclo di vita di un elemento (apparecchiatura, impianto o luogo di lavoro) destinate a preservarlo o a riportarlo in uno stato dal quale si possa eseguire la funzione richiesta”.
Si parla di manutenzione preventiva e correttiva, la manutenzione correttiva  è tale quando è volta a riparare un sistema per renderlo nuovamente funzionante (ad esempio, aggiustando o sostituendo componenti rotti); l’azione, in tal caso, è intrapresa quando si verifica un guasto imprevisto. La manutenzione è invece definita preventiva: quando gli interventi di manutenzione sono eseguiti ad intervalli predeterminati o secondo criteri prestabiliti, volti a ridurre la probabilità di guasto o di degrado del funzionamento di un elemento funzionante; l’azione, in questo caso, è programmata e volta a controllare il processo di deterioramento che porta al guasto (ad esempio: sostituzione di componenti, lubrificazione, pulizia o ispezione).

Il legislatore ha previsto, all’art. 28 comma 2 del D.lgs 81 sicurezza del 2008 che l’oggetto del documento di valutazione dei rischi siano “tutti i rischi…” ivi compresi, quindi, quelli che possono verificarsi in condizioni anomale, saltuarie o comunque diverse dalla quelle “normali”. Le attività di manutenzione rientrano appieno tra queste “condizioni anomale” e pertanto devono essere valutate nel DVR.

sicurezza sul lavoro con macchine operatrici DPI

I pericoli delle attività di manutenzione

Nella pubblicazione “La manutenzione per la sicurezza sul lavoro e la sicurezza nella manutenzione” dell’INAIL (2019) sono indicati i principali pericoli nei quali possono incorrere i lavoratori addetti alle manutenzioni:

  • Pericoli fisici – ad esempio rumore e vibrazioni, condizioni ambientali scomode o estreme, radiazioni UV, fonti di calore radiante.
  • Pericoli ergonomici – ad esempio movimentazione manuale di carichi, mantenimento di posture incongrue o disagevoli, o movimenti ripetitivi
  • Pericoli chimici – ad esempio contatto con sostanze chimiche pericolose o sostanze cancerogene (es. fibre di amianto)
  • Pericoli biologici – ad esempio contatto con residui biologici
  • Pericoli psicosociali – ad esempio stress correlato al lavoro.

Il datore di lavoro, mappati questi pericoli, deve preoccuparsi della salvaguardia dei lavoratori, attraverso l’analisi e la valutazione del rischio e la successiva adozione di adeguate misure di protezione, sia di tipo tecnico sia di tipo organizzativo. Su quest’ultimo punto, ad esempio, una recente sentenza della Corte di Cassazione Penale (Cassazione Penale, Sez. 4, 01 marzo 2019, n. 8946), relativa all’infortunio di un lavoratore che stava eseguendo attività di manutenzione sui rulli un macchinario per la produzione di rotoli di guaina, ha condannato la direttiva aziendale che prevedeva di eseguire tali attività con il macchinario in funzione per evitare “un fermo macchina [che] costava all’azienda 600 euro ad ora più o meno”, contrariamente a quanto indicato nel libretto d’uso e manutenzione dell’attrezzatura.

Manutenzione salute e sicurezza sui luoghi di lavoro DPI

Le azioni virtuose

Come indicato nella pubblicazione INAIL sopraccitata le principali conseguenze quando non viene rispetta la regolare manutenzione di impianti, attrezzature ed infrastrutture determina che “alla fine diventano non sicuri per le persone che vi lavorano e per le altre persone. Attrezzature di lavoro mal gestite o non mantenute con regolarità possono rendere le condizioni di lavoro non sicure per gli operatori e creare rischi per gli altri lavoratori, e possono anche causare perdite economiche”.
I datori di lavoro possono mettere in campo delle buone prassi per garantire quanto richiesto dal D.Lgs 81/08 e, soprattutto, ridurre incidenti, infortuni e malattie professionali collegati alle attività di manutenzione.

  • Implementare un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro. L’azienda può avvalersi di consulenza specifica per la certificazione del proprio sistema secondo la norma ISO 45001 e organizzare tutti i processi con un gestionale dedicato con Q-81 HSE WEB APP.
  • Valutare approfonditamente il rischio delle attività di manutenzione. Questo livello di valutazione dei rischi richiede spesso il coinvolgimento dei diretti interessati (i manutentori e gli operatori specializzati) che possono essersi trovati di fronte a pericoli specifici nelle diverse situazioni. Questo coinvolgimento può essere effettuato attraverso la compilazione di checklist che possono essere trasmesse anche su supporto mobile grazie all’App M.A.Ma.
  • Eliminare i rischi in fase di progettazione. Con una migliore analisi e valutazione dei rischi preliminare, condotta con l’ausilio di misurazioni realizzate da tecnici esperti come quelli di Nord Pas, è possibile ridurre i rischi alla fonte.
  • Sostituzione di sostanze pericolose con altre meno pericolose. Effettuare periodici audit sulle sostanze pericolose utilizzate in azienda, per condividere con i fornitori possibili cambi o sostituzioni, è realizzabile con il supporto del modulo “Gestione Audit e Checklist” di Q-81 HSE WEB APP.
  • Formazione e informazione. Queste attività sono tra i pilastri per garantire una più diffusa cultura della sicurezza in azienda: strumenti innovativi come le Multi Media Procedure (M.M.Pro.) possono essere rese disponibili direttamente a bordo macchina su supporti come i Big Pad per ricordare ai manutentori le azioni da compiere passo passo.
  • Affrontare i fattori di stress che influenzano il lavoro di manutenzione. Garantire un’organizzazione aziendale che sia conscia delle difficoltà del processo manutentivo e ne conosca le scadenze consentendo, almeno per gli interventi possibili, una pianificazione sostenibile per l’organico aziendale o per il fornitore esterno. Il modulo “Gestione Manutenzioni” di Q-81 HSE WEB APP può supportare l’azienda nel raggiungere questo obiettivo.