HSE Whitepaper

Quando la differenza di genere può essere la carta vincente nell’evoluzione dei processi di HSE management

Giulia Franceschina, Product Manager software Q-81® HSE WEB APP, intervistata da Il Sole 24 Ore, riflette su HSE digital transition, punti di forza e debolezza dei manager italiani, ruolo delle donne nel settore

Negli ultimi 15 anni le donne hanno assunto un ruolo fondamentale nell’evoluzione dei processi di HSE management agevolando ora la rendicontazione di temi materiali della sostenibilità quali salute, sicurezza sul lavoro ed ambiente.

Ma la digitalizzazione dei processi rappresenta una sfida che mette spesso in evidenza pregi e difetti delle organizzazioni. Ne parliamo con Giulia Franceschina, product manager del software Q-81® HSE WEB APP, uno degli strumenti leader del mercato dell’HSE management con oltre 200.000 lavoratori gestiti, utilizzato da prestigiose aziende italiane e multinazionali.

 

giulia franceschina PM software q-81

In che modo l’HSE manager entra nei processi di sostenibilità dell’azienda?

Molte aziende approcciano la sostenibilità per questioni green e di conseguenza l’HSE manager viene coinvolto per le proprie competenze in ambito ambientale. Ma il suo apporto non è solamente questo. Molti processi rendicontati nei bilanci di sostenibilità passano infatti sulla scrivania dell’HSE manager; si pensi, ad esempio, ai temi sociali della salute e sicurezza dei lavoratori, ai dati degli infortuni, quelli sulla formazione e sui sistemi di gestione (KPI), strettamente correlati ai temi di governance dell’organizzazione oltre che a quelli del D.Lgs. 231/01 (MOGC).

L’HSE manager entra quindi nell’orbita di tutte tre le categorie di temi materiali ESG. Negli ultimi 15 anni il mondo dell’HSE management è pero cambiato molto.

Abbiamo assistito ad una significativa rivoluzione nel settore. In un certo senso possiamo parlare di una transizione nella transizione: mi riferisco sia al fatto che il “mestiere” dell’RSPP si è gradualmente differenziato da quello dell’HSE Manager, sia alla definizione all’interno delle organizzazioni di nuovi dipartimenti dedicati ai temi dell’HSE management. La prima transizione quindi è di ruolo, la seconda è di approccio. Negli anni novanta e duemila le competenze tecniche erano dominanti ed i ruoli di comando erano ricoperti quasi esclusivamente da uomini. Oggi invece il ruolo dell’HSE manager ed i dipartimenti aziendali più strutturati necessitano di istituire team di lavoro multidisciplinari, dove le soft skills fanno la differenza. Questa evoluzione favorisce indubbiamente l’ingresso delle donne negli organigrammi, con diversi livelli di responsabilità.

E per quanto riguarda un aumento della presenza delle donne manager, in che modo sta influendo nelle dinamiche di settore?

Sicuramente sta portando a un approccio più analitico nella gestione dei dati, per esempio, e una maggior propensione alla codificazione delle informazioni. Il ruolo infatti, come originariamente concepito dal D.Lgs. 626/94, vedeva gli aspetti operativi ancora dominanti rispetto a quelli organizzativi. Le donne, fin qui spesso presenti in seconda linea, con l’avvento del D.Lgs. 81/08 e dei sistemi di gestione, hanno iniziato a scalare posizioni approdando in molti casi alla titolarità del ruolo di HSE manager. Ciò ha sicuramente contribuito a mitigare i rischi generati da una gestione delle informazioni solo orientate alla prevenzione e protezione tecnica, rafforzando invece fattori relazionali e organizzativi che rappresentano tratti fortemente caratteristici del genere femminile. Molte aziende sono già pronte per la transizione digitale in questo settore o  stanno acquisendo il metodo per individuare i propri bisogni e strutturare progetti con obiettivi concreti e sostenibili, anche in funzione delle risorse a disposizione e delle competenze presenti. Rimane tuttavia una grande percentuale di aziende con gestione totalmente analogica dei processi HSE e che quindi necessita di particolare attenzione e supporto nel percorso verso la transizione digitale. I temi discussi rappresentano come sappiamo punti focali nel PNRR. Più velocemente le aziende analizzeranno il proprio gap interno in termini di competenze, risorse e strumenti, più rapidamente saranno in grado di affrontare il necessario percorso di transizione.

Se ti interessa approfondire queste tematiche

Un bisogno di cambiamento sta avanzando e sta coinvolgendo moltissime aziende, a volte di grandi dimensioni ma non solo: parliamo di sviluppo sostenibile che in qualche modo sta già toccando gli uffici di HSE manager e RSPP nelle aziende e che li vedrà sempre più coinvolti nella rendicontazione dei parametri di sostenibilità aziendale. Sostenibilità che non riguarda solo l’ambiente, ma anche aspetti sociali (persone) e di governance.

Sono veramente molte le incombenze ma anche le opportunità legate a questi aspetti. Un’impresa che guarda al futuro non può non tenere conto di una strategia di sostenibilità nei piani di sviluppo aziendali.

Il punto di partenza è sicuramente l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: con i suoi 17 punti l’ONU è andata a definire le priorità e gli interventi ritenuti “emergenza” da risolversi entro il 2030.

Quali punti coinvolgono direttamente un HSE manager?

Sono molti gli aspetti che possono coinvolgere tale figura in azienda. Il punto 3 sicuramente, parliamo di salute e benessere, ma anche lavoro dignitoso e crescita economica al punto 8, innovazione e infrastrutture al punto 9, solo per citarne alcuni.

Le aziende lungimiranti stanno evolvendo il loro modo di presentarsi.

Pensiamo al bilancio di sostenibilità che sempre più si integra con quello civilistico, fino ad arrivare al report integrato, ossia quel documento da presentare agli investitori e ai propri stakeholder. Tali documenti dovranno avere al proprio interno non solo informazioni finanziarie, bensì dovranno rappresentare i piani di sviluppo sui 3 aspetti: ambientale, sociale, di governance.

Non più solo piani industriali bensì piani strategici di sviluppo sostenibile.

Non basta più focalizzarsi sul proprio target di riferimento e trovare un prodotto che soddisfi le esigenze di un consumatore evoluto. Oggi sono importanti e strategiche anche le materie prime utilizzate, il ciclo di vita e di smaltimento di quel prodotto, l’anidride carbonica prodotta, la sostenibilità lungo tutta la supply chain, non limitatamente alla propria azienda.

Tutto questo si traduce in parametri che vengono ampiamente trattati, ad esempio, dai GRI Standard, Global Reporting Initiative Standards, che sono una serie di parametri di rendicontazione della sostenibilità globalmente riconosciuti che regolano e aiutano aziende, istituzioni e soggetti di ogni genere nell’analisi delle misure dell’impatto ambientale che esercitano sul pianeta, in maniera univoca e uniforme.

 

agenda 2030

Come già detto, l’impatto di un’azienda sul pianeta si misura non solo dal punto di vista strettamente ambientale, ma anche in misura degli aspetti sociali ed economici che coinvolge, e su quale scala. In questo modo è più facile per le organizzazioni, siano esse di piccole o grandi dimensioni, essere trasparenti nei confronti delle persone e del resto del mondo. L’obiettivo principale dei GRI Standard è quello di mantenere trasparenza sui rischi, ma anche sulle opportunità offerte dalle attività.

 

Esistono tre serie di standard tematici che coprono rispettivamente:

• Economia (GRI 200)

• Ambiente (GRI 300)

• Sociale (GRI 400)

GRI 403

 

Di fatto questo GRI (403) tocca molti argomenti che già andiamo ad affrontare con il sistema di gestione per la salute e sicurezza (ISO 45001), nulla di nuovo in un certo senso ma rendicontato in modo diverso.

Tali dati in alcuni casi possono essere relativamente semplici da ricavare, in altri casi la procedura non è così semplice. Pensiamo ad aziende che hanno ancora un sistema di rendicontazione analogico: chi si occuperà della redazione ad esempio di un bilancio di sostenibilità (CSR manager incaricato/Direzione aziendale), potrebbe chiedere al RSPP o all’HSE manager, di fornire i numeri necessari per la rendicontazione.

Facciamo alcuni esempi concreti del tipo di informazione che potrebbe essere richiesta ad un HSE manager 2030.

 

Perche’ lo sviluppo sostenibile e’ sempre più strategico?

Oggi il valore di un’azienda si misura anche sui valori a cui abbiamo appena fatto riferimento. Non dimentichiamo, ad esempio, che le banche stesse stanno diventando sempre più sensibili al tema sostenibilità nella loro asset allocation e questo getta le basi per un ingente spostamento di capitali verso asset sostenibili.

Lo stesso sistema creditizio sta dando segnali chiari in questo senso: presto il rating bancario non si baserà più solo su dati quantitativi ma diventeranno sempre più importanti i dati qualitativi, che in un futuro breve si tradurranno in un vero e proprio RATING DI SOSTENIBLITA’. Oggi, più che mai, è dunque utile misurare il grado di sostenibilità di un’impresa, analizzando i 3 fattori che caratterizzano l’ESG: Environmental, Social e Governance. Il miglior modo per farlo consiste proprio nel ricorrere alla misurazione del rating ESG un parametro che, se elevato, riflette alte prestazioni a livello di CSR (responsabilità sociale d’impresa) e aiuta ad incrementare il valore del brand.

Ulteriori compiti e responsabilita’ quindi per gli HSE MANAGER?

No, se sfruttiamo metodo e tecnologia, NORD PAS può supportarti e agevolarti in questa transizione senza che ciò comporti uno sforzo ulteriore nello svolgimento del tuo ruolo di Rspp, HS manager e/o consulente per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Un’opportunità di innovazione e crescita professionale

Possiamo intervenire dando un importante contributo lavorando sui processi: attraverso le piattaforme informatiche (come ad esempio Q-81 ® HSE WEB APP) possiamo riorganizzare i dati proprio come ci richiede il GRI, riorganizzandoli e strutturandoli in modo da agevolarne la raccolta e la consultazione trasversale, in tempo reale, da parte delle varie funzioni aziendali.

Insomma… Rspp e HSE Manager sempre più ruoli chiave nelle politiche aziendali di transizione sostenibile!

Se ti interessa approfondire queste tematiche

La conoscenza delle problematiche sulla salute e sicurezza correlate alle sostanze cancerogene costituisce un patrimonio cognitivo indispensabile per lavorare correttamente riducendo al minimo
i rischi lavorativi. Nei Paesi industrializzati, circa il 4% di tutti i decessi per tumore è riconducibile ad un’esposizione professionale; in Italia, quindi, circa 6.400 decessi/anno per patologia tumorale sono attribuibili all’esposizione a cancerogeni presenti nell’attività lavorativa; tale percentuale è variabile a seconda del settore economico e della sede anatomica della neoplasia.

rspp nuove prassi uni Pdr 87 2020

Il Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP), istituito e reso obbligatorio per tutte le aziende dal D.Lgs. 81/08, deve provvedere (art. 33): all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro; ad elaborare le misure preventive e protettive di sistemi di controllo di tali misure; ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali; a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori; a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica.