News Normative

E’ stato confermato il protocollo anti Covid relativo ai luoghi di lavoro, siglato ad aprile 2021.

Nel vertice tra governo, sindacati e imprese tenutosi il 4 maggio scorso, è stata stabilita la proroga del «Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid negli ambienti di lavoro» fino al 15 giugno, in attesa di nuove verifiche sulla base dell’andamento epidemiologico.

conferma protocollo anti covid

In evidenza

  1. Le mascherine restano quindi obbligatorie sul lavoro (nel settore privato), sia al chiuso sia all’aperto, «in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro», tranne quando l’attività lavorativa si svolge in modo individuale.
  2. Tra le misure in vigore c’è quella che obbliga il datore di lavoro a fornire le mascherine, oltre a tutte le norme di regolamentazione degli accessi e di igienizzazione previste in dettaglio nello stesso protocollo.

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sicurezza cantieri salute

I presupposti del DL 146/2021, troveranno mai un’applicazione effettiva sui luoghi id lavoro?

Individuare, vigilare, segnalare, sospendere, formare: sono le azioni ribadite e rafforzate dalla nuova Norma a carico dei datori di lavoro, per cercare di frenare la curva di gravi infortuni che si stanno verificando negli ultimi mesi.

“Vecchie” responsabilità quindi, non certo grandi rivoluzioni apparenti, tuttavia, è proprio il caso di dirlo, questa volta i dettagli fanno la differenza.

Le novità introdotte già si ripercuotono infatti all’interno delle organizzazioni ma come gestirne l’impatto non è assolutamente un elemento così scontato.

Innanzitutto c’è il fattore umano e dimensionale: non dimentichiamoci che circa il 90% delle imprese italiane ha meno di 20 lavoratori e che il ruolo di preposto in queste aziende è svolto, nella maggior parte dei casi, da personale di fiducia del datore di lavoro che spesso è anche l’imprenditore, proprietario della ditta.

Il senso di responsabilità che già molti preposti ripongono quotidianamente sul proprio lavoro, è il fattore che determina la sopravvivenza, spesso il successo, di queste piccole imprese.

Dal oltre 20 anni osservo che amicizia e complicità sovente caratterizzano i rapporti umani fra il personale di queste piccole organizzazioni, elementi che costituiscono il legante che unisce migliaia di imprese impegnate ad affrontare febbrilmente ogni giornata lavorativa.

Spesso il preposto è un punto di riferimento per le maestranze meno esperte ma è anche il compagno di lavoro con il quale il lavoratore passa la maggior parte del tempo, con il quale instaura un rapporto confidenziale che in un certo senso si contrappone al rispetto del ruolo gerarchico ed hai doveri di richiamo.

Il nuovo decreto, oggi più che mai, colloca il preposto come fulcro operativo della sicurezza sui luoghi di lavoro, egli è tenuto a prendere posizioni e decisioni “forti” nei confronti dei propri colleghi e dell’azienda a volte senza l’autorità formale necessaria e con il “fiato sul collo” dell’imprenditore.

preposto e sicurezza

Non è difficile immagine che le conseguenze di queste nuove disposizioni (…in caso di ogni condizione di pericolo rilevata… il preposto deve eventualmente interrompere temporaneamente l’attività…) potenzialmente possano portare il coinvolgimento del preposto nelle responsabilità di ogni tipologia di infortunio in azienda.

Se era pericoloso perché l’attività non è stata interrotta? Qualcuno potrà chiedere.

Datore di lavoro, dirigenti (ma quanti ce ne sono realmente individuati?) rimangono certamente responsabili e vigili, ma l’operatività live è sulle spalle del preposto.

Il datore di lavoro deve prendere consapevolezza di questi aspetti e deve avere la capacità di calarli sulla propria realtà, deve saper coniugare aspetti organizzativi e relazionali per non rischiare di destabilizzare il proprio team. Il preposto deve avere gli strumenti, formali ed operativi, per svolgere efficacemente il proprio ruolo. Deve aver la possibilità di essere ascoltato e di rendicontare le attività che svolge in tal senso, per ottenere credibilità verso la base dei lavoratori e verso il management.

Non solo, se vuole cercare di trarre un minimo vantaggio dalla norma e non soccombere sotto gli aspetti burocratici, il datore di lavoro potrebbe pensare di cogliere l’occasione per introdurre in azienda piccoli strumenti motivazionali che gioverebbero alla prevenzione ma anche alla produzione.

Pensiamo all’introduzione di qualche progetto semplificato per il miglioramento dei comportamenti dei lavoratori associato a sistemi premiali oppure all’introduzione di sistemi informativi utilizzabili dai lavoratori stessi per essere attori della prevenzione e non solo soggetti passivi, sorvegliati, vigilati, controllati e puniti!

  • Pensiamo a sistemi di segnalazione intelligenti delle non conformità ad esempio;
  • alla partecipazione attiva a campagne di rilevazione di eventi che li hanno visti coinvolti (quasi infortuni o incidenti ad esempio);
  • a sistemi di consegna di dispositivi di protezione individuale rapidi che snelliscano la burocrazia del reparto e/o del cantiere, che ottimizzino e snelliscano il lavoro del preposto stesso.

Introdurre quindi sistemi di verifica e controllo trasparenti in modo da “spersonalizzare” il ruolo del preposto, rendendolo una funzione strategica del sistema di prevenzione in azienda e non un parafulmine.

Il ruolo del preposto va ricostruito dalle basi, va calato nelle organizzazioni con visione strategica e punto di riferimento per lavoratori e fornitori.

Infatti sono proprio loro, le ditte in appalto, spesso causa di gravi infortuni all’interno dei luoghi di lavoro.

Va instaurato un nuovo dialogo fra preposti (ospitanti e ospiti), il tanto agognato e auspicato coordinamento richiamato da DUVRI e PSC.

In un periodo dove i cantieri proliferano, le varie figure della sicurezza si trovano spesso a soccombere sotto il peso delle procedure di verifica degli appaltatori.

Ma come favorire il giusto livello di coordinamento tra queste figure?

Il preposto deve ricevere informazioni in anticipo rispetto al verificarsi degli eventi, quantomeno avere una visione in tempo reale della presenza di lavoratori e ditte in appalto all’interno dell’impresa, individuare chi può e chi non può accedere ai luoghi di lavoro prima che ciò accada.

La potenza è nulla senza controllo, cita un noto slogan, ma non c’è controllo senza strumenti idonei e una forte leadership!

 

Luca Causser

Gestione del rischio CoViD in azienda in seguito al cosiddetto Decreto riaperture a partire dal 1 aprile 2022

decreto riaperture - nordpas

L’accesso ai luoghi di lavoro come espresso sopra vale per lavoratori pubblici e privati, ad eccezione di personale sanitario e lavoratori in ospedali e RSA.

Se sprovvisti di green pass, potranno essere sostituiti fino al 30 aprile.

 

Obbligo vaccinale

Cittadini over 50: fino al 15 giugno. Restrizioni più leggere.

Docenti comparto scuola e università: fino al 15 giugno, con terza dose obbligatoria

Lavoratori comparto sanitario e RSA: fino al 31 dicembre

 

Quarantena

In quarantena solo i positivi.

Contatti stretti: Mascherine FFP2 al chiuso per 10 giorni e tampone dopo 5 giorni se asintomatico o alla comparsa dei primi sintomi e dopo 5 giorni se ancora sintomatico.

 

Mascherine

Obbligatorie al chiuso fino al 30 aprile.

Al lavoro basterà la mascherina chirurgica

 

Smart working

Fino al 30 giugno senza necessità di accordi individuali con i lavoratori.

 

Norme attualmente ancora in vigore

Restano in vigore:

  • protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti di lavoro
  • i protocolli e linee guida delle varie attività produttive

 

CoViD e rischio biologico

Resta valido il fatto che il virus SARS-CoV-2 viene inserito tra gli agenti biologici di Gruppo III e come tale inserito nella valutazione specifica del rischio da agenti biologici:

covid e rischio biologico

 

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È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 17 dicembre 2021, n. 215 recante la “Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto-legge 21 ottobre 2021, n.146

CONVERSIONE LEGGE DL 146

Di seguito i punti salienti

 

LAVORATORI AUTONOMI OCCASIONALI

  • L’avvio dell’attività dei lavoratori autonomi occasionali è oggetto di preventiva comunicazione all’Ispettorato territoriale del lavoro competente per territorio, da parte del committente, mediante SMS o posta elettronica.

In caso di violazione si applica la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.500 in relazione a ciascun lavoratore autonomo occasionale per cui è stata omessa o ritardata la comunicazione.

 

PREPOSTO

  • Individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19 del D.Lgs. 81/08. I contratti e gli accordi collettivi di lavoro possono stabilire l’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di cui al precedente periodo. Il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività.
  • Sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di rilevazione di comportamenti non conformi alle disposizioni e istruzioni impartite dal datore di lavoro e dai dirigenti ai fini della protezione collettiva e individuale, intervenire per modificare il comportamento non conforme fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza dell’inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti.
  • In caso di rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza, se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al datore di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate.
  • Nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori o subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto.

FORMAZIONE

Entro il 30 giugno 2022, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adotta un accordo nel quale provvede all’accorpamento, alla rivisitazione e alla modifica degli accordi attuativi del presente decreto in materia di formazione, in modo da garantire:

  • Individuazione della durata, dei contenuti minimi e delle modalità della formazione obbligatoria a carico del datore di lavoro
  • Individuazione delle modalità della verifica finale di apprendimento obbligatoria per i discenti di tutti i percorsi formativi e di aggiornamento obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro e delle modalità delle verifiche di efficacia della formazione durante lo svolgimento della prestazione lavorativa
  • L’addestramento consiste nella prova pratica, per l’uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale; l’addestramento consiste, inoltre, nell’esercitazione applicata, per le procedure di lavoro in sicurezza. Gli interventi di addestramento effettuati devono essere tracciati in apposito registro anche informatizzato.
  • Il datore di lavoro, i dirigenti e i preposti ricevono un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza sul lavoro
  • Per assicurare l’adeguatezza e la specificità della formazione nonché l’aggiornamento periodico dei preposti, le relative attività formative devono essere svolte interamente con modalità in presenza e devono essere ripetute con cadenza almeno biennale e comunque ogni qualvolta sia reso necessario in ragione dell’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi

SCUOLE

  • I dirigenti delle istituzioni scolastiche sono esentati da qualsiasi responsabilità civile, amministrativa e penale qualora abbiano tempestiva mente richiesto gli interventi strutturali e di manutenzione, necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati, adottando le misure di carattere gestionale di propria competenza nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente. In ogni caso gli interventi relativi all’installazione degli impianti e alla loro verifica periodica e gli interventi strutturali e di manutenzione riferiti ad aree e spazi degli edifici non assegnati alle istituzioni scolastiche nonché ai vani e locali tecnici e ai tetti e sottotetti delle sedi delle istituzioni scolastiche restano a carico dell’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla loro fornitura e manutenzione. Qualora i dirigenti, sulla base della valutazione svolta con la diligenza del buon padre di famiglia, rilevino la sussistenza di un pericolo grave e immediato, possono interdire parzialmente o totalmente l’utilizzo dei lo-cali e degli edifici assegnati, nonché ordinarne l’evacuazione, dandone tempestiva comunicazione all’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla loro fornitura e manutenzione, nonché alla competente autorità di pubblica sicurezza.
  • Per le sedi delle istituzioni scolastiche, la valutazione dei rischi strutturali degli edifici e l’individuazione delle misure necessarie a prevenirli sono di esclusiva competenza dell’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla loro fornitura e manutenzione. Il documento di valutazione è redatto dal dirigente dell’istituzione scolastica congiuntamente all’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla fornitura e manutenzione degli edifici. Il Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, con proprio decreto da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, stabilisce le modalità di valutazione congiunta dei rischi connessi agli edifici scolastici”.

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Un bisogno di cambiamento sta avanzando e sta coinvolgendo moltissime aziende, a volte di grandi dimensioni ma non solo: parliamo di sviluppo sostenibile che in qualche modo sta già toccando gli uffici di HSE manager e RSPP nelle aziende e che li vedrà sempre più coinvolti nella rendicontazione dei parametri di sostenibilità aziendale. Sostenibilità che non riguarda solo l’ambiente, ma anche aspetti sociali (persone) e di governance.

Sono veramente molte le incombenze ma anche le opportunità legate a questi aspetti. Un’impresa che guarda al futuro non può non tenere conto di una strategia di sostenibilità nei piani di sviluppo aziendali.

Il punto di partenza è sicuramente l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: con i suoi 17 punti l’ONU è andata a definire le priorità e gli interventi ritenuti “emergenza” da risolversi entro il 2030.

Quali punti coinvolgono direttamente un HSE manager?

Sono molti gli aspetti che possono coinvolgere tale figura in azienda. Il punto 3 sicuramente, parliamo di salute e benessere, ma anche lavoro dignitoso e crescita economica al punto 8, innovazione e infrastrutture al punto 9, solo per citarne alcuni.

Le aziende lungimiranti stanno evolvendo il loro modo di presentarsi.

Pensiamo al bilancio di sostenibilità che sempre più si integra con quello civilistico, fino ad arrivare al report integrato, ossia quel documento da presentare agli investitori e ai propri stakeholder. Tali documenti dovranno avere al proprio interno non solo informazioni finanziarie, bensì dovranno rappresentare i piani di sviluppo sui 3 aspetti: ambientale, sociale, di governance.

Non più solo piani industriali bensì piani strategici di sviluppo sostenibile.

Non basta più focalizzarsi sul proprio target di riferimento e trovare un prodotto che soddisfi le esigenze di un consumatore evoluto. Oggi sono importanti e strategiche anche le materie prime utilizzate, il ciclo di vita e di smaltimento di quel prodotto, l’anidride carbonica prodotta, la sostenibilità lungo tutta la supply chain, non limitatamente alla propria azienda.

Tutto questo si traduce in parametri che vengono ampiamente trattati, ad esempio, dai GRI Standard, Global Reporting Initiative Standards, che sono una serie di parametri di rendicontazione della sostenibilità globalmente riconosciuti che regolano e aiutano aziende, istituzioni e soggetti di ogni genere nell’analisi delle misure dell’impatto ambientale che esercitano sul pianeta, in maniera univoca e uniforme.

 

agenda 2030

Come già detto, l’impatto di un’azienda sul pianeta si misura non solo dal punto di vista strettamente ambientale, ma anche in misura degli aspetti sociali ed economici che coinvolge, e su quale scala. In questo modo è più facile per le organizzazioni, siano esse di piccole o grandi dimensioni, essere trasparenti nei confronti delle persone e del resto del mondo. L’obiettivo principale dei GRI Standard è quello di mantenere trasparenza sui rischi, ma anche sulle opportunità offerte dalle attività.

 

Esistono tre serie di standard tematici che coprono rispettivamente:

• Economia (GRI 200)

• Ambiente (GRI 300)

• Sociale (GRI 400)

GRI 403

 

Di fatto questo GRI (403) tocca molti argomenti che già andiamo ad affrontare con il sistema di gestione per la salute e sicurezza (ISO 45001), nulla di nuovo in un certo senso ma rendicontato in modo diverso.

Tali dati in alcuni casi possono essere relativamente semplici da ricavare, in altri casi la procedura non è così semplice. Pensiamo ad aziende che hanno ancora un sistema di rendicontazione analogico: chi si occuperà della redazione ad esempio di un bilancio di sostenibilità (CSR manager incaricato/Direzione aziendale), potrebbe chiedere al RSPP o all’HSE manager, di fornire i numeri necessari per la rendicontazione.

Facciamo alcuni esempi concreti del tipo di informazione che potrebbe essere richiesta ad un HSE manager 2030.

 

Perche’ lo sviluppo sostenibile e’ sempre più strategico?

Oggi il valore di un’azienda si misura anche sui valori a cui abbiamo appena fatto riferimento. Non dimentichiamo, ad esempio, che le banche stesse stanno diventando sempre più sensibili al tema sostenibilità nella loro asset allocation e questo getta le basi per un ingente spostamento di capitali verso asset sostenibili.

Lo stesso sistema creditizio sta dando segnali chiari in questo senso: presto il rating bancario non si baserà più solo su dati quantitativi ma diventeranno sempre più importanti i dati qualitativi, che in un futuro breve si tradurranno in un vero e proprio RATING DI SOSTENIBLITA’. Oggi, più che mai, è dunque utile misurare il grado di sostenibilità di un’impresa, analizzando i 3 fattori che caratterizzano l’ESG: Environmental, Social e Governance. Il miglior modo per farlo consiste proprio nel ricorrere alla misurazione del rating ESG un parametro che, se elevato, riflette alte prestazioni a livello di CSR (responsabilità sociale d’impresa) e aiuta ad incrementare il valore del brand.

Ulteriori compiti e responsabilita’ quindi per gli HSE MANAGER?

No, se sfruttiamo metodo e tecnologia, NORD PAS può supportarti e agevolarti in questa transizione senza che ciò comporti uno sforzo ulteriore nello svolgimento del tuo ruolo di Rspp, HS manager e/o consulente per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Un’opportunità di innovazione e crescita professionale

Possiamo intervenire dando un importante contributo lavorando sui processi: attraverso le piattaforme informatiche (come ad esempio Q-81 ® HSE WEB APP) possiamo riorganizzare i dati proprio come ci richiede il GRI, riorganizzandoli e strutturandoli in modo da agevolarne la raccolta e la consultazione trasversale, in tempo reale, da parte delle varie funzioni aziendali.

Insomma… Rspp e HSE Manager sempre più ruoli chiave nelle politiche aziendali di transizione sostenibile!

Se ti interessa approfondire queste tematiche

Pubblicato in GU (Serie Generale n. 252) il 21-10-2021 il Decreto Legge n. 146 “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”.
Entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione ovvero il 22-10-2021.

Il rafforzamento della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro viene trattato nel Capo III in particolare nell’art. 13 “Disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Tralasciando gli aspetti riorganizzativi degli organi istituzionali di controllo (Ispettorato del Lavoro, ASL, INAIL, ecc.) le questioni principali sono:

L’Ispettorato Nazionale del lavoro o i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali nell’ambito di accertamenti in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro adottano un provvedimento di sospensione, quando:
1) riscontra che almeno il 10 per cento dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro risulti occupato, al momento dell’accesso ispettivo, senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro (lavoro in nero)
2) a prescindere dal settore di intervento, in caso di gravi violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro di cui all’Allegato I.

ALLEGATO I art 14, comma 1

Sostituisce l’Allegato I al decreto legislativo 9 aprile 2008 N.81

dl 146 21 allegato I

Il provvedimento di sospensione è adottato in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni o, alternativamente, dell’attività lavorativa prestata dai lavoratori interessati dalle violazioni di cui ai numeri 3 e 6 dell’Allegato I.

Unitamente al provvedimento di sospensione l’Ispettorato nazionale del lavoro può imporre specifiche misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute dei lavoratori durante il lavoro

Per tutto il periodo di sospensione è fatto divieto all’impresa di contrattare con la pubblica amministrazione.

Limitatamente ai provvedimenti adottati in occasione dell’accertamento delle violazioni in materia di prevenzione incendi, provvede il Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente.

Revoca del provvedimento di sospensione

È condizione per la revoca del provvedimento da parte dell’amministrazione che lo ha adottato:

  1.  la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria anche sotto il profilo degli adempimenti in materia di salute e sicurezza;
  2. l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
  3. la rimozione delle conseguenze pericolose delle violazioni nelle ipotesi di cui all’Allegato I;
  4. nelle ipotesi di lavoro irregolare, il pagamento di una somma aggiuntiva pari a 2.500 euro fino a cinque lavoratori irregolari e pari a 5.000 euro qualora siano impiegati più di cinque lavoratori irregolari;
  5. nelle ipotesi di cui all’Allegato I, il pagamento di una somma aggiuntiva di importo pari a quanto indicato nello stesso Allegato I con riferimento a ciascuna fattispecie.

Le somme aggiuntive di cui alle lettere d) ed e) sono raddoppiate nelle ipotesi in cui, nei cinque anni precedenti alla adozione del provvedimento, la medesima impresa sia stata destinataria di un provvedimento di sospensione.

Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione di cui al presente articolo è punito con l’arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare.

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Decreto Legge 21 settembre 2021 n. 127 in vigore dal 22/09/21

Pubblicate le misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening.

decreto green pass 22 settembre

 

COSA CAMBIA

Obbligo di possedere e di esibire la certificazione verde COVID-19 (Green Pass)

dal 15 Ottobre al 31 Dicembre 2021

 

CATEGORIE DI PERSONE COINVOLTE

  • personale delle amministrazioni pubbliche,
  • personale di Autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi di rilevanza costituzionale, nonché i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice,
  • tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni pubbliche, anche sulla base di contratti esterni
  • chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato,
  • tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro nel settore privato, anche sulla base di contratti esterni

CASI SPECIALI ED ESCLUSIONI

  • Sono previste condizioni speciali per gli uffici giudiziari (vedi testo integrale decreto),
  • Le disposizioni NON SI APPLICANO ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale

LA VERIFICA SPETTA AL DATORE DI LAVORO

 

infografica decreto green pass

 

Per un maggior dettaglio si veda il testo integrale 

 

In Nord Pas 14000 festeggiamo un grande traguardo: Q-81® HSE WEB APP è il primo software specifico nell’HSE management, rivolto ai titolari del trattamento, certificato secondo lo schema ISDP©10003.

La certificazione  ISDP©10003, sebbene in attesa dell’approvazione dell’autorità Garante ai sensi dell’art. 42.5, rappresenta un importante strumento per la valutazione della conformità al Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR). 

 

La certificazione è stata rilasciata dall’Organismo di Certificazione INVEO, accreditato da Accredia (Ente unico di accreditamento designato dal governo italiano ai sensi del Reg. 765/2008/CE) nell’ambito delle attività di data protection, a fronte dellanorma ISO/IEC 17065:2012.

 

La scopo della certificazione è: 

“Piattaforma “Q-81® HSE WEB APP Vers.5.3.5”, in versione on premise e on cloud, da utilizzare per il trattamento e monitoraggio dei processi di adeguamento in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, tutela ambiente, qualità e tutela dei dati personali e relativi servizi di assistenza.

 

La sicurezza dei dati e delle informazioni della nostra clientela, dei nostri collaboratori e dei nostri partner, rappresenta una priorità in ogni fase del nostro lavoro. 

NORD PAS 14000 S.r.l. si avvale di partner tecnologici esclusivamente certificati secondo lo standard UNI CEI EN ISO/IEC 27001:2017.

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali il 13 maggio 2021 ha adottato un documento di indirizzo sulla vaccinazione nei luoghi di lavoro dove fornisce indicazioni sulle corrette modalità di gestione dei dati personali dei dipendenti.

Gli aspetti trattati riguardano:

  • la raccolta delle adesioni, pianificazione e somministrazione delle vaccinazioni

  • la registrazione nei sistemi regionali dell’avvenuta vaccinazione

 

Cosa stabilisce il documento emesso dal Garante Protezione Dati Personali in tema di vaccinazioni

Il Documento del Garante si inserisce nel contesto delle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, a seguito dell’emanazione del Decreto del Ministero della Salute del 2 gennaio 2021 (“Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da Sars/cov-2”) che prevede che, a seguito dell’aumento della disponibilità dei vaccini, vengano realizzati dei punti straordinari di vaccinazione nei luoghi di lavoro. Vedi anche Protocollo vaccinazioni in azienda: come attivarlo

Il Garante sottolinea che “tale iniziativa, comportando trattamenti di dati personali anche relativi alla salute dei lavoratori, se da un lato può rappresentare un’opportunità per supportare la campagna vaccinale e per rendere più semplice, per i lavoratori, l’accesso alla vaccinazione, dall’altra dovrà essere attuata nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati (Regolamento (UE) 679/2016 e Codice in materia di protezione dei dati personali) e delle norme emanate nel contesto dell’emergenza epidemiologica in corso”.

A cosa prestare attenzione

In tale quadro, non è comunque consentito al datore di lavoro raccogliere, direttamente dagli interessati, tramite il medico competente, altri professionisti sanitari o strutture sanitarie, informazioni in merito a tutti gli aspetti relativi alla vaccinazione, ivi compresa l’intenzione o meno della lavoratrice e del lavoratore di aderire alla campagna, alla avvenuta somministrazione (o meno) del vaccino e ad altri dati relativi alle condizioni di salute del lavoratore.

Anche nell’ambito dello svolgimento delle attività di supporto resta salvo il divieto, per il datore di lavoro, di trattare i dati personali relativi a tutti gli aspetti connessi alla vaccinazione dei propri dipendenti. Inoltre, tenuto conto dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel particolare contesto lavorativo, il consenso dei dipendenti non può costituire un valido presupposto di liceità.

In fase di Raccolta delle adesioni e di pianificazione delle vaccinazioni, l’informazione relativa all’adesione volontaria da parte della lavoratrice e del lavoratore deve essere trattata solo dal professionista sanitario opportunamente individuato; nel piano, elaborato con il supporto del professionista sanitario e presentato dal datore di lavoro all’ASL territorialmente competente, non dovranno essere presenti elementi in grado di rivelare l’identità dei lavoratori aderenti all’iniziativa.

Il datore di lavoro, attraverso le competenti funzioni interne, potrà fornire al professionista sanitario indicazioni e criteri in ordine alle modalità di programmazione delle sedute vaccinali, senza però trattare dati personali relativi alle adesioni di lavoratrici e lavoratori identificati o identificabili.

Sulla base dello stato della regolazione attualmente in vigore e considerata la libertà di scelta da parte delle persone in ambito vaccinale (fatta eccezione per quanto previsto con riguardo alla vaccinazione dal personale sanitario), dal consenso o dal dissenso del lavoratore ad aderire alla campagna vaccinale non possono derivare conseguenze, né positive né negative.

In ogni caso, preme sottolineare che il datore di lavoro non potrà chiedere al dipendente conferma dell’avvenuta vaccinazione o richiedere l’esibizione del certificato vaccinale; può invece acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica e le eventuali prescrizioni e/o limitazioni in essi riportati, come indicato dal Garante nelle FAQ .

 

Si è appena conclusa  la storica regata d’altura 151 Miglia, un’iniziativa a supporto e testimonianza del vivere sostenibile che ha riportato in acqua oltre 200 barche nelle acque dell’Arcipelago Toscano dopo l’annullamento forzato, causa Covid, dell’edizione 2020.

La competizione, ideata da Roberto La Corte e organizzata dallo Yacht Club Repubblica Marinara di Pisa e dallo Yacht Club Punta Ala, consiste in una lunga navigazione attraverso l’arcipelago toscano fino allo scoglio della Giraglia, davanti a Capo Corso:  151 miglia nominali di mare.

E’proprio l’organizzatore della regata, Roberto La Corte, che pone l’attenzione sulla sostenibilità e punta su eventi come la 151 Miglia per diffondere la cultura ambientale. “Durante le regate d’altura è fondamentale saper gestire le risorse. Così come imparare a gestire i rifiuti prodotti a bordo. Noi velisti lo sappiamo e dobbiamo farlo sapere. Uno scambio di idee tra Verde come vela, Boat Ecology e 151 Miglia è già previsto per la prossima edizione della regata. Vogliamo promuovere la cultura della sostenibilità: per migliorare l’integrazione e l’armonia tra i velisti, ma più in generale tra le persone e l’ambiente. Si fa qualcosa di buono e si sta anche meglio”, ha dichiarato La Corte.

Nordpas sostiene Padawan, capitanata da Luca di Guglielmo

“Per noi la 151 miglia è stata quasi un ritorno alla normalità” ci spiega Luca Causser CEO Nordpas “un’energia positiva che abbiamo percepito, la voglia di ritornare sul campo a gareggiare, a fare squadra. In fondo anche il mondo aziendale funziona con le stesse logiche. Noi ci troviamo ogni giorno a dover risolvere problemi complessi, di sicurezza e l’importanza della tecnologia e del gioco di squadra sono valori fondamentali alla base del lavoro di Nordpas, che abbiamo riscoperto anche nel team di Padawan, cui va tutto il nostro sostegno”.

Luca di Guglielmo, classe 1984, lo skipper e armatore di Padawan si definisce così: “sono un sognatore, imprenditore, coach, velista e amante delle auto. Dal  2014 opero nella mia società di business coaching, crescITA, poi ampliata con le business unit che si occupano di team building e di sailing experience. Il mondo della vela ha tanto da trasferire a quello aziendale: l’attenzione e motivazione della squadra/equipaggio, la tattica, la strategia e la sostenibilità ed efficienza. Attualmente mi occupo della gestione delle mie aziende, sono un business coach, gestisco la squadra di vela e gareggio nel campionato di enduro”.

 

Abbiamo intervistato il Capitano per farci raccontare i retroscena di una regata, della tensione che si respira, della concentrazione che richiede una gara come la 151 miglia:

Quanto conta il Team Building per il raggiungimento del risultato?

Tantissimo! Grandi risultati sono possibili solo in un team affiatato, perché l’insieme vale molto di più della somma dei singoli.

Incontro spesso persone che credono che da soli si riesca ad andare più veloci, a fare prima. Di solito la mia risposta è: assolutamente vero! Ma insieme, con un vero team si va molto, molto più lontano e con meno fatica.

La creazione e motivazione di un team (velico, aziendale, anche familiare) è quello che fa la differenza tra chi arriva in alto con felicità e gli altri.

Vela: più istinto o tecnica?

Bella domanda! Nella vela la tecnica, le cose da sapere e comprendere sono tantissime, è uno dei motivi che me la fanno amare. Le cose difficili mi danno grande soddisfazione quando riesco a farle.

L’istinto aiuta sicuramente a fare meno fatica e sostenere l’attenzione in competizioni che durano 30 ore e più. Nel mio caso viene dopo la tecnica.

Ogni volta che arrivi ad un certo livello, si apre la strada ad un ulteriore miglioramento e ad un mondo ancora più ampio. E’ così in tutte le cose della vita: se non ti accontenti puoi crescere e migliorare per sempre, non arrivi mai.

Perché una regata è una scuola di sostenibilità?

La vita in barca è come essere su un piccolo pianeta “indipendente”.

Quando parti devi fare i conti con i pesi perché ogni kg portato fa andare più piano e non hai rifornimenti fino alla fine. Quindi risorse scarse da gestire.

Non puoi utilizzare troppo oggi, subito,  perché non ti basteranno le risorse, quindi è necessaria una gestione oculata fin dall’inizio.

Altra metafora è l’energia personale: all’inizio tutto l’equipaggio è carico di energia e ti verrebbe voglia di fare manovre e azioni senza conservarsi ma la regata è lunga e senza gestirsi non si arriva in fondo. Bisogna riposare anche quando ci si sente carichi perché stiamo assicurandoci di arrivare alla fine con buone performance.

 

“Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.”         ANDY WARHOL