Novità sulla sicurezza sul lavoro

“Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”

 

Il 30 giugno 2022 è stato sottoscritto il nuovo “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”, che rinnova ed aggiorna i precedenti accordi in vigore.

 

La differenza più significativa rispetto alle norme in vigore precedentemente riguarda l’uso della mascherina per le vie respiratorie.

Nel dettaglio:

6. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE

 

Fermi gli obblighi previsti dall’art. 10-quater del decreto legge 22 aprile 2021 n. 52 convertito con modificazioni dalle legge 17 giugno 2021 n. 87, come modificato dall’art. 11, comma 1, del decreto-legge 16 giugno 2022, n. 68, l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo facciali filtranti FFP2, anche se attualmente obbligatorio solo in alcuni settori (quali, ad esempio, trasporti, sanità), rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative. A tal fine, il datore di lavoro assicura la disponibilità di FFP2 al fine di consentirne a tutti i lavoratori l’utilizzo.

Inoltre, il datore di lavoro, su specifica indicazione del medico competente o del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sulla base delle specifiche mansioni e dei contesti lavorativi sopra richiamati, individua particolari gruppi di lavoratori ai quali fornire adeguati dispositivi di protezione individuali (FFP2), che dovranno essere indossati, avendo particolare attenzione ai soggetti fragili. Analoghe misure sono individuate anche nell’ipotesi in cui sia necessario gestire un focolaio infettivo in azienda.

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È stata pubblicata la direttiva (UE) 2022/431 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2022 che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 88/1 del 16/03/2022.

Gli Stati membri devono mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 5 aprile 2024. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale.

 

Di seguito le principali novità:

A – Ampliamento del campo di applicazione della direttiva stessa, che disciplina, adesso, in aggiunta alle sostante cancerogene e mutagene, anche le sostanze tossiche per la riproduzione

B – Identificazione sostanza tossica per la riproduzione:

b bis) «sostanza tossica per la riproduzione»: sostanza o miscela che corrisponde ai criteri di classificazione come sostanza tossica per la riproduzione di categoria 1A o 1B di cui all’allegato I del regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP);

b ter) «sostanza tossica per la riproduzione priva di soglia»: una sostanza tossica per la riproduzione per la quale non esiste un livello di esposizione sicuro per la salute dei lavoratori e che è identificata come tale nella colonna «Osservazioni» dell’allegato XLIII D. 81/2008;

b quater) «sostanza tossica per la riproduzione con valore soglia»: una sostanza tossica per la riproduzione per la quale esiste un livello di esposizione sicuro al di sotto del quale non vi sono rischi per la salute dei lavoratori e che è identificata come tale nella colonna «Osservazioni» dell’allegato XLIII D. 81/2008;

direttiva agenti cancerogen

C – Aggiornamento valutazione dei rischi

Per qualsiasi attività che possa comportare un rischio di esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione, si dovrà determinare la natura, il grado e la durata dell’esposizione dei lavoratori in modo da poter valutare i rischi per la salute o la sicurezza dei lavoratori e determinare le misure da adottare.

Tale valutazione deve essere rinnovata periodicamente e comunque ogniqualvolta si verifichi un cambiamento delle condizioni che possa influire sull’esposizione dei lavoratori agli agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione.

D – Rivedere l’informazione e formazione dei lavoratori inserendo nei contenuti anche le sostanze reprotossiche

E – Sorveglianza sanitaria: Se è stato fissato un valore limite biologico, la sorveglianza sanitaria con monitoraggio biologico è obbligatoria per poter lavorare

F – Conservazione dei documenti: Per quanto riguarda gli agenti cancerogeni e mutageni, il registro degli esposti e le cartelle sanitarie in conformità delle leggi o delle prassi nazionali, per un periodo di almeno 40 anni a decorrere dalla fine dell’esposizione. Per quanto riguarda le sostanze tossiche per la riproduzione, il registro degli esposti e le cartelle sanitarie i sono conservati, in conformità delle leggi o delle prassi nazionali, per un periodo di almeno cinque anni a decorrere dalla fine dell’esposizione.

 

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Formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro

formazione obbligatoria legge 52 2022

La Legge n. 52 del 19 maggio 2022 ha convertito il decreto legge n. 24/2022, sancendo all’art. 9-bis che la formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro può essere svolta sia in presenza che in videoconferenza in modalità sincrona (cosiddetta FAD – formazione a distanza).

formazione in presenza formazione a distanza

Addestramento e prove pratiche

addestramento e prove pratiche

La formazione in presenza rimane confermata invece come l’unica modalità possibile per l’addestramento e le prove pratiche previste dagli accordi Stato-Regioni sulla formazione obbligatoria (ad esempio nel caso della formazione degli addetti alle emergenze o antincendio).

Tale assunto rimane valido in attesa degli esiti del nuovo Accordo Stato-Regioni, che si svolgerà entro la fine del prossimo mese di giugno.

addestramento in presenzano all'addestramento a distanza

 

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E’ stato confermato il protocollo anti Covid relativo ai luoghi di lavoro, siglato ad aprile 2021.

Nel vertice tra governo, sindacati e imprese tenutosi il 4 maggio scorso, è stata stabilita la proroga del «Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid negli ambienti di lavoro» fino al 15 giugno, in attesa di nuove verifiche sulla base dell’andamento epidemiologico.

conferma protocollo anti covid

In evidenza

  1. Le mascherine restano quindi obbligatorie sul lavoro (nel settore privato), sia al chiuso sia all’aperto, «in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro», tranne quando l’attività lavorativa si svolge in modo individuale.
  2. Tra le misure in vigore c’è quella che obbliga il datore di lavoro a fornire le mascherine, oltre a tutte le norme di regolamentazione degli accessi e di igienizzazione previste in dettaglio nello stesso protocollo.

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sicurezza cantieri salute

I presupposti del DL 146/2021, troveranno mai un’applicazione effettiva sui luoghi id lavoro?

Individuare, vigilare, segnalare, sospendere, formare: sono le azioni ribadite e rafforzate dalla nuova Norma a carico dei datori di lavoro, per cercare di frenare la curva di gravi infortuni che si stanno verificando negli ultimi mesi.

“Vecchie” responsabilità quindi, non certo grandi rivoluzioni apparenti, tuttavia, è proprio il caso di dirlo, questa volta i dettagli fanno la differenza.

Le novità introdotte già si ripercuotono infatti all’interno delle organizzazioni ma come gestirne l’impatto non è assolutamente un elemento così scontato.

Innanzitutto c’è il fattore umano e dimensionale: non dimentichiamoci che circa il 90% delle imprese italiane ha meno di 20 lavoratori e che il ruolo di preposto in queste aziende è svolto, nella maggior parte dei casi, da personale di fiducia del datore di lavoro che spesso è anche l’imprenditore, proprietario della ditta.

Il senso di responsabilità che già molti preposti ripongono quotidianamente sul proprio lavoro, è il fattore che determina la sopravvivenza, spesso il successo, di queste piccole imprese.

Dal oltre 20 anni osservo che amicizia e complicità sovente caratterizzano i rapporti umani fra il personale di queste piccole organizzazioni, elementi che costituiscono il legante che unisce migliaia di imprese impegnate ad affrontare febbrilmente ogni giornata lavorativa.

Spesso il preposto è un punto di riferimento per le maestranze meno esperte ma è anche il compagno di lavoro con il quale il lavoratore passa la maggior parte del tempo, con il quale instaura un rapporto confidenziale che in un certo senso si contrappone al rispetto del ruolo gerarchico ed hai doveri di richiamo.

Il nuovo decreto, oggi più che mai, colloca il preposto come fulcro operativo della sicurezza sui luoghi di lavoro, egli è tenuto a prendere posizioni e decisioni “forti” nei confronti dei propri colleghi e dell’azienda a volte senza l’autorità formale necessaria e con il “fiato sul collo” dell’imprenditore.

preposto e sicurezza

Non è difficile immagine che le conseguenze di queste nuove disposizioni (…in caso di ogni condizione di pericolo rilevata… il preposto deve eventualmente interrompere temporaneamente l’attività…) potenzialmente possano portare il coinvolgimento del preposto nelle responsabilità di ogni tipologia di infortunio in azienda.

Se era pericoloso perché l’attività non è stata interrotta? Qualcuno potrà chiedere.

Datore di lavoro, dirigenti (ma quanti ce ne sono realmente individuati?) rimangono certamente responsabili e vigili, ma l’operatività live è sulle spalle del preposto.

Il datore di lavoro deve prendere consapevolezza di questi aspetti e deve avere la capacità di calarli sulla propria realtà, deve saper coniugare aspetti organizzativi e relazionali per non rischiare di destabilizzare il proprio team. Il preposto deve avere gli strumenti, formali ed operativi, per svolgere efficacemente il proprio ruolo. Deve aver la possibilità di essere ascoltato e di rendicontare le attività che svolge in tal senso, per ottenere credibilità verso la base dei lavoratori e verso il management.

Non solo, se vuole cercare di trarre un minimo vantaggio dalla norma e non soccombere sotto gli aspetti burocratici, il datore di lavoro potrebbe pensare di cogliere l’occasione per introdurre in azienda piccoli strumenti motivazionali che gioverebbero alla prevenzione ma anche alla produzione.

Pensiamo all’introduzione di qualche progetto semplificato per il miglioramento dei comportamenti dei lavoratori associato a sistemi premiali oppure all’introduzione di sistemi informativi utilizzabili dai lavoratori stessi per essere attori della prevenzione e non solo soggetti passivi, sorvegliati, vigilati, controllati e puniti!

  • Pensiamo a sistemi di segnalazione intelligenti delle non conformità ad esempio;
  • alla partecipazione attiva a campagne di rilevazione di eventi che li hanno visti coinvolti (quasi infortuni o incidenti ad esempio);
  • a sistemi di consegna di dispositivi di protezione individuale rapidi che snelliscano la burocrazia del reparto e/o del cantiere, che ottimizzino e snelliscano il lavoro del preposto stesso.

Introdurre quindi sistemi di verifica e controllo trasparenti in modo da “spersonalizzare” il ruolo del preposto, rendendolo una funzione strategica del sistema di prevenzione in azienda e non un parafulmine.

Il ruolo del preposto va ricostruito dalle basi, va calato nelle organizzazioni con visione strategica e punto di riferimento per lavoratori e fornitori.

Infatti sono proprio loro, le ditte in appalto, spesso causa di gravi infortuni all’interno dei luoghi di lavoro.

Va instaurato un nuovo dialogo fra preposti (ospitanti e ospiti), il tanto agognato e auspicato coordinamento richiamato da DUVRI e PSC.

In un periodo dove i cantieri proliferano, le varie figure della sicurezza si trovano spesso a soccombere sotto il peso delle procedure di verifica degli appaltatori.

Ma come favorire il giusto livello di coordinamento tra queste figure?

Il preposto deve ricevere informazioni in anticipo rispetto al verificarsi degli eventi, quantomeno avere una visione in tempo reale della presenza di lavoratori e ditte in appalto all’interno dell’impresa, individuare chi può e chi non può accedere ai luoghi di lavoro prima che ciò accada.

La potenza è nulla senza controllo, cita un noto slogan, ma non c’è controllo senza strumenti idonei e una forte leadership!

 

Luca Causser

Gestione del rischio CoViD in azienda in seguito al cosiddetto Decreto riaperture a partire dal 1 aprile 2022

decreto riaperture - nordpas

L’accesso ai luoghi di lavoro come espresso sopra vale per lavoratori pubblici e privati, ad eccezione di personale sanitario e lavoratori in ospedali e RSA.

Se sprovvisti di green pass, potranno essere sostituiti fino al 30 aprile.

 

Obbligo vaccinale

Cittadini over 50: fino al 15 giugno. Restrizioni più leggere.

Docenti comparto scuola e università: fino al 15 giugno, con terza dose obbligatoria

Lavoratori comparto sanitario e RSA: fino al 31 dicembre

 

Quarantena

In quarantena solo i positivi.

Contatti stretti: Mascherine FFP2 al chiuso per 10 giorni e tampone dopo 5 giorni se asintomatico o alla comparsa dei primi sintomi e dopo 5 giorni se ancora sintomatico.

 

Mascherine

Obbligatorie al chiuso fino al 30 aprile.

Al lavoro basterà la mascherina chirurgica

 

Smart working

Fino al 30 giugno senza necessità di accordi individuali con i lavoratori.

 

Norme attualmente ancora in vigore

Restano in vigore:

  • protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti di lavoro
  • i protocolli e linee guida delle varie attività produttive

 

CoViD e rischio biologico

Resta valido il fatto che il virus SARS-CoV-2 viene inserito tra gli agenti biologici di Gruppo III e come tale inserito nella valutazione specifica del rischio da agenti biologici:

covid e rischio biologico

 

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È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 17 dicembre 2021, n. 215 recante la “Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto-legge 21 ottobre 2021, n.146

CONVERSIONE LEGGE DL 146

Di seguito i punti salienti

 

LAVORATORI AUTONOMI OCCASIONALI

  • L’avvio dell’attività dei lavoratori autonomi occasionali è oggetto di preventiva comunicazione all’Ispettorato territoriale del lavoro competente per territorio, da parte del committente, mediante SMS o posta elettronica.

In caso di violazione si applica la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.500 in relazione a ciascun lavoratore autonomo occasionale per cui è stata omessa o ritardata la comunicazione.

 

PREPOSTO

  • Individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19 del D.Lgs. 81/08. I contratti e gli accordi collettivi di lavoro possono stabilire l’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di cui al precedente periodo. Il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività.
  • Sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di rilevazione di comportamenti non conformi alle disposizioni e istruzioni impartite dal datore di lavoro e dai dirigenti ai fini della protezione collettiva e individuale, intervenire per modificare il comportamento non conforme fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza dell’inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti.
  • In caso di rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza, se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al datore di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate.
  • Nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori o subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto.

FORMAZIONE

Entro il 30 giugno 2022, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adotta un accordo nel quale provvede all’accorpamento, alla rivisitazione e alla modifica degli accordi attuativi del presente decreto in materia di formazione, in modo da garantire:

  • Individuazione della durata, dei contenuti minimi e delle modalità della formazione obbligatoria a carico del datore di lavoro
  • Individuazione delle modalità della verifica finale di apprendimento obbligatoria per i discenti di tutti i percorsi formativi e di aggiornamento obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro e delle modalità delle verifiche di efficacia della formazione durante lo svolgimento della prestazione lavorativa
  • L’addestramento consiste nella prova pratica, per l’uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale; l’addestramento consiste, inoltre, nell’esercitazione applicata, per le procedure di lavoro in sicurezza. Gli interventi di addestramento effettuati devono essere tracciati in apposito registro anche informatizzato.
  • Il datore di lavoro, i dirigenti e i preposti ricevono un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza sul lavoro
  • Per assicurare l’adeguatezza e la specificità della formazione nonché l’aggiornamento periodico dei preposti, le relative attività formative devono essere svolte interamente con modalità in presenza e devono essere ripetute con cadenza almeno biennale e comunque ogni qualvolta sia reso necessario in ragione dell’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi

SCUOLE

  • I dirigenti delle istituzioni scolastiche sono esentati da qualsiasi responsabilità civile, amministrativa e penale qualora abbiano tempestiva mente richiesto gli interventi strutturali e di manutenzione, necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati, adottando le misure di carattere gestionale di propria competenza nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente. In ogni caso gli interventi relativi all’installazione degli impianti e alla loro verifica periodica e gli interventi strutturali e di manutenzione riferiti ad aree e spazi degli edifici non assegnati alle istituzioni scolastiche nonché ai vani e locali tecnici e ai tetti e sottotetti delle sedi delle istituzioni scolastiche restano a carico dell’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla loro fornitura e manutenzione. Qualora i dirigenti, sulla base della valutazione svolta con la diligenza del buon padre di famiglia, rilevino la sussistenza di un pericolo grave e immediato, possono interdire parzialmente o totalmente l’utilizzo dei lo-cali e degli edifici assegnati, nonché ordinarne l’evacuazione, dandone tempestiva comunicazione all’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla loro fornitura e manutenzione, nonché alla competente autorità di pubblica sicurezza.
  • Per le sedi delle istituzioni scolastiche, la valutazione dei rischi strutturali degli edifici e l’individuazione delle misure necessarie a prevenirli sono di esclusiva competenza dell’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla loro fornitura e manutenzione. Il documento di valutazione è redatto dal dirigente dell’istituzione scolastica congiuntamente all’amministrazione tenuta, ai sensi delle norme o delle convenzioni vigenti, alla fornitura e manutenzione degli edifici. Il Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, con proprio decreto da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, stabilisce le modalità di valutazione congiunta dei rischi connessi agli edifici scolastici”.

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Pubblicato in GU (Serie Generale n. 252) il 21-10-2021 il Decreto Legge n. 146 “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”.
Entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione ovvero il 22-10-2021.

Il rafforzamento della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro viene trattato nel Capo III in particolare nell’art. 13 “Disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Tralasciando gli aspetti riorganizzativi degli organi istituzionali di controllo (Ispettorato del Lavoro, ASL, INAIL, ecc.) le questioni principali sono:

L’Ispettorato Nazionale del lavoro o i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali nell’ambito di accertamenti in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro adottano un provvedimento di sospensione, quando:
1) riscontra che almeno il 10 per cento dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro risulti occupato, al momento dell’accesso ispettivo, senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro (lavoro in nero)
2) a prescindere dal settore di intervento, in caso di gravi violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro di cui all’Allegato I.

ALLEGATO I art 14, comma 1

Sostituisce l’Allegato I al decreto legislativo 9 aprile 2008 N.81

dl 146 21 allegato I

Il provvedimento di sospensione è adottato in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni o, alternativamente, dell’attività lavorativa prestata dai lavoratori interessati dalle violazioni di cui ai numeri 3 e 6 dell’Allegato I.

Unitamente al provvedimento di sospensione l’Ispettorato nazionale del lavoro può imporre specifiche misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute dei lavoratori durante il lavoro

Per tutto il periodo di sospensione è fatto divieto all’impresa di contrattare con la pubblica amministrazione.

Limitatamente ai provvedimenti adottati in occasione dell’accertamento delle violazioni in materia di prevenzione incendi, provvede il Comando provinciale dei vigili del fuoco territorialmente competente.

Revoca del provvedimento di sospensione

È condizione per la revoca del provvedimento da parte dell’amministrazione che lo ha adottato:

  1.  la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria anche sotto il profilo degli adempimenti in materia di salute e sicurezza;
  2. l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
  3. la rimozione delle conseguenze pericolose delle violazioni nelle ipotesi di cui all’Allegato I;
  4. nelle ipotesi di lavoro irregolare, il pagamento di una somma aggiuntiva pari a 2.500 euro fino a cinque lavoratori irregolari e pari a 5.000 euro qualora siano impiegati più di cinque lavoratori irregolari;
  5. nelle ipotesi di cui all’Allegato I, il pagamento di una somma aggiuntiva di importo pari a quanto indicato nello stesso Allegato I con riferimento a ciascuna fattispecie.

Le somme aggiuntive di cui alle lettere d) ed e) sono raddoppiate nelle ipotesi in cui, nei cinque anni precedenti alla adozione del provvedimento, la medesima impresa sia stata destinataria di un provvedimento di sospensione.

Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione di cui al presente articolo è punito con l’arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare.

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Decreto Legge 21 settembre 2021 n. 127 in vigore dal 22/09/21

Pubblicate le misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening.

decreto green pass 22 settembre

 

COSA CAMBIA

Obbligo di possedere e di esibire la certificazione verde COVID-19 (Green Pass)

dal 15 Ottobre al 31 Dicembre 2021

 

CATEGORIE DI PERSONE COINVOLTE

  • personale delle amministrazioni pubbliche,
  • personale di Autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi di rilevanza costituzionale, nonché i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice,
  • tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni pubbliche, anche sulla base di contratti esterni
  • chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato,
  • tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro nel settore privato, anche sulla base di contratti esterni

CASI SPECIALI ED ESCLUSIONI

  • Sono previste condizioni speciali per gli uffici giudiziari (vedi testo integrale decreto),
  • Le disposizioni NON SI APPLICANO ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale

LA VERIFICA SPETTA AL DATORE DI LAVORO

 

infografica decreto green pass

 

Per un maggior dettaglio si veda il testo integrale 

 

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali il 13 maggio 2021 ha adottato un documento di indirizzo sulla vaccinazione nei luoghi di lavoro dove fornisce indicazioni sulle corrette modalità di gestione dei dati personali dei dipendenti.

Gli aspetti trattati riguardano:

  • la raccolta delle adesioni, pianificazione e somministrazione delle vaccinazioni

  • la registrazione nei sistemi regionali dell’avvenuta vaccinazione

 

Cosa stabilisce il documento emesso dal Garante Protezione Dati Personali in tema di vaccinazioni

Il Documento del Garante si inserisce nel contesto delle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, a seguito dell’emanazione del Decreto del Ministero della Salute del 2 gennaio 2021 (“Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da Sars/cov-2”) che prevede che, a seguito dell’aumento della disponibilità dei vaccini, vengano realizzati dei punti straordinari di vaccinazione nei luoghi di lavoro. Vedi anche Protocollo vaccinazioni in azienda: come attivarlo

Il Garante sottolinea che “tale iniziativa, comportando trattamenti di dati personali anche relativi alla salute dei lavoratori, se da un lato può rappresentare un’opportunità per supportare la campagna vaccinale e per rendere più semplice, per i lavoratori, l’accesso alla vaccinazione, dall’altra dovrà essere attuata nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati (Regolamento (UE) 679/2016 e Codice in materia di protezione dei dati personali) e delle norme emanate nel contesto dell’emergenza epidemiologica in corso”.

A cosa prestare attenzione

In tale quadro, non è comunque consentito al datore di lavoro raccogliere, direttamente dagli interessati, tramite il medico competente, altri professionisti sanitari o strutture sanitarie, informazioni in merito a tutti gli aspetti relativi alla vaccinazione, ivi compresa l’intenzione o meno della lavoratrice e del lavoratore di aderire alla campagna, alla avvenuta somministrazione (o meno) del vaccino e ad altri dati relativi alle condizioni di salute del lavoratore.

Anche nell’ambito dello svolgimento delle attività di supporto resta salvo il divieto, per il datore di lavoro, di trattare i dati personali relativi a tutti gli aspetti connessi alla vaccinazione dei propri dipendenti. Inoltre, tenuto conto dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel particolare contesto lavorativo, il consenso dei dipendenti non può costituire un valido presupposto di liceità.

In fase di Raccolta delle adesioni e di pianificazione delle vaccinazioni, l’informazione relativa all’adesione volontaria da parte della lavoratrice e del lavoratore deve essere trattata solo dal professionista sanitario opportunamente individuato; nel piano, elaborato con il supporto del professionista sanitario e presentato dal datore di lavoro all’ASL territorialmente competente, non dovranno essere presenti elementi in grado di rivelare l’identità dei lavoratori aderenti all’iniziativa.

Il datore di lavoro, attraverso le competenti funzioni interne, potrà fornire al professionista sanitario indicazioni e criteri in ordine alle modalità di programmazione delle sedute vaccinali, senza però trattare dati personali relativi alle adesioni di lavoratrici e lavoratori identificati o identificabili.

Sulla base dello stato della regolazione attualmente in vigore e considerata la libertà di scelta da parte delle persone in ambito vaccinale (fatta eccezione per quanto previsto con riguardo alla vaccinazione dal personale sanitario), dal consenso o dal dissenso del lavoratore ad aderire alla campagna vaccinale non possono derivare conseguenze, né positive né negative.

In ogni caso, preme sottolineare che il datore di lavoro non potrà chiedere al dipendente conferma dell’avvenuta vaccinazione o richiedere l’esibizione del certificato vaccinale; può invece acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica e le eventuali prescrizioni e/o limitazioni in essi riportati, come indicato dal Garante nelle FAQ .