Novità sulla sicurezza sul lavoro


Decreto riduzione Consumi energetici DM 383 del 6.10.2022

decreto riduzione riscaldamento

 

E’ stato firmato il Decreto che definisce i nuovi limiti temporali di esercizio degli impianti termici di climatizzazione alimentati a gas naturale e la riduzione di un grado dei valori massimi delle temperature degli ambienti riscaldati, da applicare per la prossima stagione invernale come previsto dal Piano di riduzione dei consumi di gas naturale. 

Il periodo di accensione degli impianti è ridotto di un’ora al giorno e il periodo di funzionamento della stagione invernale 2022-2023 è accorciato di 15 giorni, posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 la data di fine esercizio. 

 

Pertanto, l’esercizio degli impianti termici è consentito con i seguenti limiti:  

 

date e orari accensione impianti termici

 

Italia e zone climatiche

 

La zona A quindi è quella con i climi più caldi (vi appartengono i comuni di Lampedusa e Porto Empedocle in Sicilia), mentre la zona F sono le aree più fredde (comuni delle Alpi e alcuni comuni dell’Appenino). E’ disponibile l’elenco completo di tutti i Comuni italiani (fonte: Anaip). 

In presenza di situazioni climatiche particolarmente severe, le autorità comunali, con proprio provvedimento motivato, possono autorizzare l’accensione degli impianti termici alimentati a gas anche al di fuori dei periodi indicati al decreto, purché per una durata giornaliera ridotta. 

Inoltre, i valori di temperatura dell’aria sono ridotti di 1° C ovvero 17°C per aziende e industrie (con 2°C di tolleranza) e 19° per tutti gli altri edifici, comprese le abitazioni (sempre con 2°C di tolleranza). 

 

Al fine di agevolare l’applicazione delle nuove disposizioni, ENEA pubblicherà un vademecum con le indicazioni essenziali per impostare correttamente la temperatura di riscaldamento, ivi incluse indicazioni sulla regolazione della temperatura di mandata delle caldaie a gas, sulla gestione delle valvole termostatiche e su modalità e tempi per garantire il necessario ricambio d’aria negli ambienti climatizzati.  

 

Le riduzioni hanno delle esenzioni; in particolare non si applicano agli edifici adibiti a luoghi di cura, scuole materne e asili nido, piscine, saune e assimilabili e agli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e simili per i quali le autorità comunali abbiano già concesso deroghe ai limiti di temperatura dell’aria, oltre che agli edifici che sono dotati di impianti alimentati prevalentemente a energie rinnovabili. 

 

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale i D.Lgs. 27-6-2022 n. 104 e D.Lgs. 30-6-2022 n. 105  Qualità vita lavorativa e tutela lavoratori  

Nuovi obblighi informativi a carico del datore di lavoro sia per le nuove assunzioni, a partire dal 13 agosto 2022, che per i contratti già in corso entro 60 giorni dalla richiesta del lavoratore.

 

I punti salienti:  

Diritto all’informazione sugli elementi essenziali del rapporto di lavoro e sulle condizioni di lavoro per i seguenti contratti: 

a) contratto di lavoro subordinato, ivi compreso quello di lavoro agricolo, a tempo indeterminato e determinato, anche a tempo parziale; 

b) contratto di lavoro somministrato; 

c) contratto di lavoro intermittente; 

d) rapporto di collaborazione con prestazione prevalentemente personale e continuativa organizzata dal committente; 

e) contratto di collaborazione coordinata e continuativa; 

f) contratto di prestazione occasionale. 

Dlgs 104 e 105 contratti di lavoro

Il datore di lavoro comunica a ciascun lavoratore in modo chiaro e trasparente le informazioni previste dal presente decreto in formato cartaceo oppure elettronico ovvero: 

  •         l’identità delle parti ivi compresa quella dei co-datori
  •         il luogo di lavoro. In mancanza di un luogo di lavoro fisso o predominante, il datore di lavoro comunica che il lavoratore è occupato in luoghi diversi, o è libero di determinare il proprio luogo di lavoro;
  •         la sede o il domicilio del datore di lavoro;
  •         l’inquadramento, il livello e la qualifica attribuiti al lavoratore o, in alternativa, le caratteristiche o la descrizione sommaria del lavoro;
  •         la data di inizio del rapporto di lavoro;
  •         la tipologia di rapporto di lavoro, precisando in caso di rapporti a termine la durata prevista dello stesso;
  •         nel caso di lavoratori dipendenti da agenzia di somministrazione di lavoro, l’identità delle imprese utilizzatrici, quando e non appena è nota;
  •         la durata del periodo di prova, se previsto;
  •         il diritto a ricevere la formazione erogata dal datore di lavoro, se prevista;
  •         la durata del congedo per ferie, nonché degli altri congedi retribuiti cui ha diritto il lavoratore o, se ciò non può essere indicato all’atto dell’informazione, le modalità di determinazione  e di fruizione degli stessi;
  •         la procedura, la forma e i termini del preavviso in caso di recesso del datore di lavoro o del lavoratore;
  •         l’importo iniziale della retribuzione o comunque il compenso e i relativi elementi costitutivi, con l’indicazione del periodo e delle modalità di pagamento;
  •         la programmazione dell’orario normale di lavoro e le eventuali condizioni relative al lavoro straordinario e alla sua retribuzione, nonché le eventuali condizioni per i cambiamenti di turno, se il contratto di lavoro prevede un’organizzazione dell’orario di lavoro in tutto o in gran parte prevedibile;
  •         se il rapporto di lavoro, caratterizzato da modalità organizzative in gran parte o interamente imprevedibili, non prevede un orario normale di lavoro programmato, il datore di lavoro informa il lavoratore circa:
  1. la variabilità della programmazione del lavoro, l’ammontare minimo delle ore retribuite garantite e la retribuzione per il lavoro prestato in aggiunta alle ore garantite; 
  2. le ore e i giorni di riferimento in cui il lavoratore è tenuto a svolgere le prestazioni lavorative; 
  3. il periodo minimo di preavviso a cui il lavoratore ha diritto prima dell’inizio della prestazione lavorativa e, ove ciò sia consentito dalla tipologia contrattuale in uso e sia stato pattuito, il termine entro cui il datore di lavoro può annullare l’incarico; 
  •         il contratto collettivo, anche aziendale, applicato al rapporto di lavoro, con l’indicazione delle parti che lo hanno sottoscritto;
  •         gli enti e gli istituti che ricevono i contributi previdenziali e assicurativi dovuti dal datore di lavoro e qualunque forma di protezione in materia di sicurezza sociale fornita dal datore di lavoro stesso;
  •         gli elementi previsti dall’articolo 1 -bis qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante l’utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati.

Art. 11. - Formazione obbligatoria 

  1. Quando il datore di lavoro è tenuto, secondo previsioni di legge o di contratto individuale o collettivo, a erogare ai lavoratori una formazione per lo svolgimento del lavoro per cui sono impiegati, tale formazione, da garantire gratuitamente a tutti i lavoratori, va considerata come orario di lavoro e, ove possibile, deve svolgersi durante lo stesso.
  2. L’obbligo di cui al comma 1 non riguarda la formazione professionale o la formazione necessaria al lavoratore per ottenere, mantenere o rinnovare una qualifica professionale, salvo che il datore di lavoro non sia tenuto a fornirla secondo la legge o la contrattazione collettiva.
  3. Restano ferme le disposizioni di cui agli articoli 36 e 37 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. 

 

Concludendo si evidenzia quindi che:   

nel contratto è obbligatorio scrivere che il lavoratore ha diritto: 

  •         a ricevere nel più breve tempo possibile e non oltre i 60gg :

a)      formazione generale (4h); 

b)      formazione specifica (4-8-12h) a seconda del gruppo di appartenenza (Basso, Medio, Alto) 

  •         aggiornamento quinquennale della formazione specifica di 6h.

 

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sicurezza antincendio

 

Portano la data di settembre 2022 i 3 Decreti che sostituiranno l’attuale DM 10/3/1998 riguardanti Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro.

DECRETO 1° settembre 2021 . Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a) , punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.  

 

Per questo primo decreto, che doveva essere in vigore dal 25 settembre 2022, è già uscita la proroga: con una recente nota il Dipartimento dei Vigili del Fuoco informa che il D.M. 1/9/21Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a), punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81”, la cui entrata in vigore era prevista per il 25 settembre 2022, subirà una proroga al 25 settembre 2023 per l’entrata in vigore e si prevede verranno apportare alcune modifiche. 

Il Decreto stabilisce: 

  • i criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, delle attrezzature e degli altri sistemi di sicurezza antincendio. 
  •  che tutti gli interventi di manutenzione e i controlli sugli impianti e le attrezzature e le altre misure di sicurezza antincendio devono essere eseguite da tecnici manutentori qualificati. Le modalità di qualificazione del tecnico manutentore sono stabilite nell’Allegato II del decreto stesso. La qualifica di tecnico manutentore qualificato sugli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio è valida su tutto il territorio nazionale. 
  • Gli interventi di manutenzione e i controlli sugli impianti, le attrezzature e gli altri sistemi di sicurezza antincendio sono eseguiti e registrati nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, secondo la regola dell’arte, in accordo alle norme tecniche applicabili emanate dagli organismi di normazione nazionali o internazionali e delle istruzioni fornite dal fabbricante e dall’installatore, secondo i criteri indicati nell’Allegato I del decreto stesso. 

Il Decreto ribadisce l’obbligo per il datore di lavoro di predisporre un registro dei controlli (cartaceo o informatico) dove siano annotati i controlli periodici e gli interventi di manutenzione su impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, secondo le cadenze temporali indicate da disposizioni, norme e specifiche tecniche pertinenti, nazionali o internazionali, nonché dal manuale d’uso e manutenzione. Tale registro deve essere mantenuto costantemente aggiornato e disponibile per gli organi di controllo. 

Oltre all’attività di controllo periodico e alla manutenzione, le attrezzature, gli impianti e i sistemi di sicurezza antincendio devono essere sorvegliati con regolarità dai lavoratori normalmente presenti (gli addetti al servizio antincendio così chiamati nel Decreto del 2° settembre 2021), adeguatamente istruiti, mediante la predisposizione di idonee liste di controllo. 

Al 2023 quindi l’entrata in vigore di questo primo decreto. 

 

Per quanto riguarda gli altri 2 DECRETI datati inizio settembre ( il Decreto 2 Criteri per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio ed in emergenza e caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio e il Decreto 3 Criteri generali di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio per luoghi di lavoro) non si hanno ancora notizie di proroga, pertanto allo stato attuale entrano in vigore ad OTTOBRE 2022. 

 

Vediamoli nel dettaglio: 

DECRETO 2 settembre 2021 . Criteri per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio ed in emergenza e caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a) , punto 4 e lettera b) del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. 

 

Il decreto stabilisce: 

1. i criteri per la gestione in esercizio ed in emergenza della sicurezza antincendio 

2. il datore di lavoro predispone un piano di emergenza nei seguenti casi: 

  • luoghi di lavoro ove sono occupati almeno dieci lavoratori; 
  • luoghi di lavoro aperti al pubblico caratterizzati dalla presenza contemporanea di più di cinquanta persone, indipendentemente dal numero dei lavoratori; 
  • luoghi di lavoro che rientrano nell’allegato I al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151 (attività soggette a CPI o SCIA). 

Negli altri casi le misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio devono essere riportate nel documento di valutazione di tutti i rischi aziendali. 

3. All’esito della valutazione dei rischi d’incendio e sulla base delle misure di gestione della sicurezza antincendio in esercizio ed in emergenza, ivi incluso il piano di emergenza, laddove previsto, il datore di lavoro designa i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, di seguito chiamati addetti al servizio antincendio che dovranno frequentare corsi di formazione e aggiornamento quinquennale 

tabella corsi

4. Requisiti dei docenti formatori. 

Nel decreto viene ribadito che i lavoratori devono partecipare ad esercitazioni antincendio con cadenza almeno annuale. 

 

I corsi già programmati con le modalità precedenti (D.M. 10 marzo 1998), sono considerati validi se svolti entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto (aprile 2023). 

Il primo aggiornamento degli addetti al servizio antincendio dovrà avvenire entro cinque anni dalla data di svolgimento dell’ultima attività di formazione o aggiornamento. Se, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono trascorsi più di cinque anni dalla data di svolgimento delle ultime attività di formazione o aggiornamento, l’obbligo di aggiornamento è ottemperato con la frequenza di un corso di aggiornamento entro dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso (ottobre 2023). 

 

 

Il piano di emergenza deve includere: 

a) i compiti del personale di servizio incaricato di svolgere specifiche mansioni con riferimento alla sicurezza antincendio, quali, a titolo di esempio: telefonisti, custodi, capi reparto, addetti alla manutenzione, personale di sorveglianza;

b) i compiti del personale cui sono affidate particolari responsabilità in caso di incendio;

c) i provvedimenti necessari per assicurare che tutto il personale sia informato sulle procedure da attuare;

d) le specifiche misure da porre in atto nei confronti di lavoratori esposti a rischi particolari;

e) le specifiche misure per le aree ad elevato rischio di incendio;

f) le procedure per la chiamata dei vigili del fuoco, per informarli al loro arrivo e per fornire la necessaria assistenza durante l’intervento.

 

Il piano deve includere anche una o più planimetrie nelle quali sono riportati almeno: 

a) le caratteristiche distributive del luogo, con particolare riferimento alla destinazione delle varie aree, alle vie di esodo ed alle compartimentazioni antincendio;

b) l’ubicazione dei sistemi di sicurezza antincendio, delle attrezzature e degli impianti di estinzione;

c) l’ubicazione degli allarmi e della centrale di controllo;

d) l’ubicazione dell’interruttore generale dell’alimentazione elettrica, delle valvole di intercettazione delle adduzioni idriche, del gas e di altri fluidi tecnici combustibili;

e) l’ubicazione dei locali a rischio specifico;

f) l’ubicazione dei presidi ed ausili di primo soccorso;

g) i soli ascensori utilizzabili in caso di incendio.

 

DECRETO 3 settembre 2021 . Criteri generali di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio per luoghi di lavoro, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a) , punti 1 e 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. 

 

l Decreto stabilisce: 

  1. i criteri generali atti ad individuare le misure intese ad evitare l’insorgere di un incendio ed a limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi, nonché le misure precauzionali di esercizio 
  2. la valutazione dei rischi di incendio e la conseguente definizione delle misure di prevenzione, di protezione e gestionali per la riduzione del rischio di incendio. Tale valutazione deve essere coerente e complementare con la valutazione del rischio esplosione, laddove applicabile. 

 

Il Decreto stabilisce i seguenti requisiti per poter classificare il luogo di lavoro a basso rischio di incendio: 

  • attività non ricomprese nell’elenco dell’Allegato I al D.P.R. n. 151 del 2011 (attività soggette a CPI o SCIA); 
  • attività non dotate di specifica regola tecnica verticale (RTV); 
  • affollamento complessivo 100 occupanti 
  • superficie lorda complessiva 1000 m2 
  • piani situati a quota compresa tra -5 m e 24 m 
  • non si detengono o trattano materiali combustibili in quantità significative (carico di incendio qf 900 MJ/m2) 

Nota Bene) Devono essere soddisfatti tutti i requisiti. 

La valutazione del rischio di incendio deve ricomprendere almeno i seguenti elementi: 

  • individuazione dei pericoli d’incendio (sorgenti d’innesco, materiali combustibili o infiammabili, carico di incendio, interazione inneschi-combustibili, quantitativi rilevanti di miscele o sostanze pericolose, lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio o dell’esplosione, possibile formazione di atmosfere esplosive; ecc.) 
  • descrizione del contesto e dell’ambiente nei quali i pericoli sono inseriti (condizioni di accessibilità e viabilità, layout aziendale, distanziamenti, separazioni, isolamento, caratteristiche degli edifici, tipologia edilizia, complessità geometrica, volumetria, superfici, altezza, piani interrati, articolazione planovolumetrica, compartimentazione, aerazione, ventilazione e superfici utili allo smaltimento di fumi e di calore, ecc.) 
  • determinazione di quantità e tipologia degli occupanti esposti al rischio d’incendio; 
  • individuazione dei beni esposti al rischio d’incendio; 
  • valutazione qualitativa o quantitativa delle conseguenze dell’incendio sugli occupanti; 

 

In esito alle risultanze della valutazione del rischio di incendio, le misure antincendio da adottare nella progettazione, realizzazione ed esercizio sono: 

  1. per i luoghi di lavoro classificati a basso rischio di incendio le strategie antincendio riportate nell’allegato I del Decreto stesso o, a scelta del Datore di lavoro, nel D.M. dell’interno 3 agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi) 
  2. per i luoghi di lavoro classificati NON a basso rischio di incendio le strategia antincendio riportate nel D.M. dell’interno 3 agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi). 

Per i luoghi di lavoro esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto (ottobre 2022), l’adeguamento alle disposizioni di cui al presente decreto viene attuato nei casi indicati nell’art. 29, comma 3, del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 ovvero “La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. 

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Covid 19 – aggiornamento

Il Ministero della Salute ha emanato la circolare n. 37615 del 31 agosto 2022 con la quale ha confermato le modalità di autosorveglianza in caso di contatti stretti con un positivo al Covid 19 e modificato la durata dell’isolamento in caso di malattia. Vediamo nel dettaglio:

  • Persone risultate positive al COVID (Circolare min Salute n. 37615 del 31.08.2022) 

Le persone risultate positive ad un test diagnostico molecolare o antigenico per SARS-CoV-2 sono sottoposte alla misura dell’isolamento, con le modalità di seguito riportate:  

– Per i casi che sono sempre stati asintomatici oppure sono stati dapprima sintomatici ma risultano asintomatici da almeno 2 giorni, l’isolamento potrà terminare dopo 5 giorni, purché venga effettuato un test, antigenico o molecolare, che risulti negativo, al termine del periodo d’isolamento.  

– In caso di positività persistente, si potrà interrompere l’isolamento al termine del 14° giorno dal primo tampone positivo, a prescindere dall’effettuazione del test.  

 

  • Contatti stretti (Circolare Min. della Salute n. 19680 del 30 marzo 2022) 

A coloro che hanno avuto contatti stretti con soggetti confermati positivi al SARS-CoV-2 è applicato il regime dell’autosorveglianza, consistente nell’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2, al chiuso o in presenza di assembramenti, fino al decimo giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto. Se durante il periodo di autosorveglianza si manifestano sintomi suggestivi di possibile infezione da Sars-Cov-2, è raccomandata l’esecuzione immediata di un test antigenico o molecolare per la rilevazione di SARS-CoV-2 che in caso di risultato negativo va ripetuto, se ancora sono presenti sintomi, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto. 

 

rientro al lavoro solo con test negativo

 

In merito al primo punto Confindustria ha richiesto al Ministero della Salute un parere circa l’applicabilità nei luoghi di lavoro della misura dell’interruzione dell’isolamento dopo 14 giorni anche senza un test negativo. 

 

Il Ministero della Salute ha risposto come segue: “la riflessione preliminare per inquadrare la tematica è che, già dall’inizio della pandemia, le disposizioni in ambito lavorativo hanno seguito una loro specificità per fini di tutela e di prudenza richiesti dalle parti sociali e, in taluni contesti, anche da alcune categorie di lavoratori (fragili, malati cronici, ecc). Parimenti, anche la circolare n. 37615 del 31.08.2022 dispone procedure per la popolazione e non entra nel merito del contesto lavorativo. Per quest’ultimo rimangono valide, salvo diverse future disposizioni, le modalità definite dai protocolli”.

Il Ministero della salute ha quindi risposto che per i luoghi di lavoro rimane la necessità del rientro del lavoratore a seguito di risultato negativo di un test antigenico o molecolare anche dopo 14 giorni di isolamento, così come stabilito dal protocollo condiviso tra le parti sociali del 30 giugno 2022 (ultimo aggiornamento) e come peraltro stabilito dall’art. 4 del d.l. 24/2022, norma ancora vigente e non modificabile con circolare ministeriale.

NOTE 

1) il regime di autosorveglianza per contatti stretti è disposto dall’articolo 4 del d.l. n. 24/2022
2) la circolare dispone la possibilità di “uscita” dall’isolamento senza un testo antigenico o molecolare negativo a differenza di quanto stabilito dall’articolo 4 del d.l. n. 24/2022 

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lavoratore in smart working

Con il D.M. n. 149 del 22 agosto 2022 – e relativi allegati – sono state definite le modalità per assolvere agli obblighi di comunicazione delle informazioni relative all’accordo di lavoro agile ai sensi dell’articolo 23, comma 1, della Legge 22 maggio 2017, n. 81, come recentemente modificato dall’articolo 41-bis del Decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73 (“Decreto Semplificazioni”) convertito con modificazioni dalla Legge 4 agosto 2022, n. 122.

Le principali novità sono di seguito riportate:

  • È ripristinato l’obbligo di accordo individuale scritto con il dipendente. Il lavoro agile non potrà più essere attivato dalle aziende in via unilaterale.
  • Il caricamento dell’accordo individuale sul portale del Ministero del Lavoro, come prevedeva la norma originaria del 2017, è stato sostituito da una comunicazione amministrativa da parte del datore lavoro.
  • A tal fine, per tutti i datori di lavoro interessati – pubblici e privati – sarà disponibile dal 1° settembre l’apposito modulo attraverso il portale Servizi Lavoro (lavoro.gov.it), accessibile tramite autenticazione SPID e CIE.
  • Tale adempimento è previsto, a decorrere dal 1° settembre 2022, solo nel caso di nuovi accordi di lavoro agile o qualora si intenda procedere a modifiche (ivi comprese proroghe) di precedenti accordi. Restano valide le comunicazioni già effettuate secondo le modalità della disciplina previgente.
  • La comunicazione andrà effettuata entro il termine di cinque giorni, con le conseguenze sanzionatorie (sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro per ogni lavoratore interessato) di cui all’articolo 19, comma 3, del Decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
  • La piena operatività della nuova procedura richiede, tra l’altro, anche l’adeguamento dei sistemi informatici dei datori di lavoro relativamente all’utilizzo dei servizi Rest di invio delle comunicazioni, che presuppongono il colloquio dei sistemi informatici del datore di lavoro con quelli del Ministero e che rappresentano una modalità alternativa all’uso dell’applicativo web sopraindicato. Per tali ragioni, in fase di prima applicazione delle nuove modalità, l’obbligo della comunicazione potrà essere assolto entro il 1° novembre 2022.
  • Il datore di lavoro ha l’obbligo di conservare l’accordo individuale per cinque anni.

nuove regole smart working

 

La tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per il lavoro da remoto

Il lavoratore agile ha il diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali (art. 23, comma 2, l. n. 81/2017).

I datori di lavoro (privati o pubblici non statali) non hanno alcun obbligo di denuncia ai fini assicurativi se il personale dipendente:

  • è già assicurato per le specifiche attività lavorative in ambito aziendale;
  • è adibito alle medesime mansioni in modalità agile che non determinano una variazione del rischio.

Gli infortuni occorsi mentre il lavoratore presta la propria attività lavorativa all’esterno dei locali aziendali e nel luogo prescelto dal lavoratore stesso (per esempio la postazione smart working utilizzata per lavorare da casa) sono tutelati se causati da un rischio connesso con la prestazione lavorativa.

Gli infortuni occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali sono tutelati quando il fatto di affrontare il suddetto percorso sia connesso a esigenze legate alla prestazione stessa o alla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza (art. 23, comma 3, l. n. 81/2017).

Il lavoratore agile è tutelato non solo per gli infortuni collegati al rischio proprio della sua attività lavorativa, ma anche per quelli connessi alle attività prodromiche e/o accessorie purché strumentali allo svolgimento delle mansioni proprie del suo profilo professionale (INAIL, circ. n. 48/2017). L’unico limite che si pone alla tutela del lavoratore agile per gli infortuni sul lavoro è quello del rischio elettivo (ossia la deviazione, puramente arbitraria ed animata da finalità personali, dalle normali modalità lavorative, che comporta rischi diversi da quelli inerenti le usuali modalità di esecuzione della prestazione. Tale genere di rischio … si connota per il simultaneo concorso dei seguenti elementi: a) presenza di un atto volontario ed arbitrario, ossia illogico ed estraneo alle finalità produttive; b) direzione di tale atto alla soddisfazione di impulsi meramente personali; c) mancanza di nesso di derivazione con lo svolgimento dell’attività lavorativa”)

In tale quadro l’accordo di lavoro agile si configura come uno strumento utile nel quale, se possibile, individuare i rischi lavorativi ai quali il lavoratore agile è esposto e i riferimenti spazio-temporali ai fini di un rapido riconoscimento delle prestazioni infortunistiche.

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“Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”

 

Il 30 giugno 2022 è stato sottoscritto il nuovo “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”, che rinnova ed aggiorna i precedenti accordi in vigore.

 

La differenza più significativa rispetto alle norme in vigore precedentemente riguarda l’uso della mascherina per le vie respiratorie.

Nel dettaglio:

6. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE

 

Fermi gli obblighi previsti dall’art. 10-quater del decreto legge 22 aprile 2021 n. 52 convertito con modificazioni dalle legge 17 giugno 2021 n. 87, come modificato dall’art. 11, comma 1, del decreto-legge 16 giugno 2022, n. 68, l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo facciali filtranti FFP2, anche se attualmente obbligatorio solo in alcuni settori (quali, ad esempio, trasporti, sanità), rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative. A tal fine, il datore di lavoro assicura la disponibilità di FFP2 al fine di consentirne a tutti i lavoratori l’utilizzo.

Inoltre, il datore di lavoro, su specifica indicazione del medico competente o del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sulla base delle specifiche mansioni e dei contesti lavorativi sopra richiamati, individua particolari gruppi di lavoratori ai quali fornire adeguati dispositivi di protezione individuali (FFP2), che dovranno essere indossati, avendo particolare attenzione ai soggetti fragili. Analoghe misure sono individuate anche nell’ipotesi in cui sia necessario gestire un focolaio infettivo in azienda.

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È stata pubblicata la direttiva (UE) 2022/431 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2022 che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 88/1 del 16/03/2022.

Gli Stati membri devono mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 5 aprile 2024. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale.

 

Di seguito le principali novità:

A – Ampliamento del campo di applicazione della direttiva stessa, che disciplina, adesso, in aggiunta alle sostante cancerogene e mutagene, anche le sostanze tossiche per la riproduzione

B – Identificazione sostanza tossica per la riproduzione:

b bis) «sostanza tossica per la riproduzione»: sostanza o miscela che corrisponde ai criteri di classificazione come sostanza tossica per la riproduzione di categoria 1A o 1B di cui all’allegato I del regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP);

b ter) «sostanza tossica per la riproduzione priva di soglia»: una sostanza tossica per la riproduzione per la quale non esiste un livello di esposizione sicuro per la salute dei lavoratori e che è identificata come tale nella colonna «Osservazioni» dell’allegato XLIII D. 81/2008;

b quater) «sostanza tossica per la riproduzione con valore soglia»: una sostanza tossica per la riproduzione per la quale esiste un livello di esposizione sicuro al di sotto del quale non vi sono rischi per la salute dei lavoratori e che è identificata come tale nella colonna «Osservazioni» dell’allegato XLIII D. 81/2008;

direttiva agenti cancerogen

C – Aggiornamento valutazione dei rischi

Per qualsiasi attività che possa comportare un rischio di esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione, si dovrà determinare la natura, il grado e la durata dell’esposizione dei lavoratori in modo da poter valutare i rischi per la salute o la sicurezza dei lavoratori e determinare le misure da adottare.

Tale valutazione deve essere rinnovata periodicamente e comunque ogniqualvolta si verifichi un cambiamento delle condizioni che possa influire sull’esposizione dei lavoratori agli agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione.

D – Rivedere l’informazione e formazione dei lavoratori inserendo nei contenuti anche le sostanze reprotossiche

E – Sorveglianza sanitaria: Se è stato fissato un valore limite biologico, la sorveglianza sanitaria con monitoraggio biologico è obbligatoria per poter lavorare

F – Conservazione dei documenti: Per quanto riguarda gli agenti cancerogeni e mutageni, il registro degli esposti e le cartelle sanitarie in conformità delle leggi o delle prassi nazionali, per un periodo di almeno 40 anni a decorrere dalla fine dell’esposizione. Per quanto riguarda le sostanze tossiche per la riproduzione, il registro degli esposti e le cartelle sanitarie i sono conservati, in conformità delle leggi o delle prassi nazionali, per un periodo di almeno cinque anni a decorrere dalla fine dell’esposizione.

 

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Formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro

formazione obbligatoria legge 52 2022

La Legge n. 52 del 19 maggio 2022 ha convertito il decreto legge n. 24/2022, sancendo all’art. 9-bis che la formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro può essere svolta sia in presenza che in videoconferenza in modalità sincrona (cosiddetta FAD – formazione a distanza).

formazione in presenza formazione a distanza

Addestramento e prove pratiche

addestramento e prove pratiche

La formazione in presenza rimane confermata invece come l’unica modalità possibile per l’addestramento e le prove pratiche previste dagli accordi Stato-Regioni sulla formazione obbligatoria (ad esempio nel caso della formazione degli addetti alle emergenze o antincendio).

Tale assunto rimane valido in attesa degli esiti del nuovo Accordo Stato-Regioni, che si svolgerà entro la fine del prossimo mese di giugno.

addestramento in presenzano all'addestramento a distanza

 

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E’ stato confermato il protocollo anti Covid relativo ai luoghi di lavoro, siglato ad aprile 2021.

Nel vertice tra governo, sindacati e imprese tenutosi il 4 maggio scorso, è stata stabilita la proroga del «Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid negli ambienti di lavoro» fino al 15 giugno, in attesa di nuove verifiche sulla base dell’andamento epidemiologico.

conferma protocollo anti covid

In evidenza

  1. Le mascherine restano quindi obbligatorie sul lavoro (nel settore privato), sia al chiuso sia all’aperto, «in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro», tranne quando l’attività lavorativa si svolge in modo individuale.
  2. Tra le misure in vigore c’è quella che obbliga il datore di lavoro a fornire le mascherine, oltre a tutte le norme di regolamentazione degli accessi e di igienizzazione previste in dettaglio nello stesso protocollo.

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Gestione del rischio CoViD in azienda in seguito al cosiddetto Decreto riaperture a partire dal 1 aprile 2022

decreto riaperture - nordpas

L’accesso ai luoghi di lavoro come espresso sopra vale per lavoratori pubblici e privati, ad eccezione di personale sanitario e lavoratori in ospedali e RSA.

Se sprovvisti di green pass, potranno essere sostituiti fino al 30 aprile.

 

Obbligo vaccinale

Cittadini over 50: fino al 15 giugno. Restrizioni più leggere.

Docenti comparto scuola e università: fino al 15 giugno, con terza dose obbligatoria

Lavoratori comparto sanitario e RSA: fino al 31 dicembre

 

Quarantena

In quarantena solo i positivi.

Contatti stretti: Mascherine FFP2 al chiuso per 10 giorni e tampone dopo 5 giorni se asintomatico o alla comparsa dei primi sintomi e dopo 5 giorni se ancora sintomatico.

 

Mascherine

Obbligatorie al chiuso fino al 30 aprile.

Al lavoro basterà la mascherina chirurgica

 

Smart working

Fino al 30 giugno senza necessità di accordi individuali con i lavoratori.

 

Norme attualmente ancora in vigore

Restano in vigore:

  • protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti di lavoro
  • i protocolli e linee guida delle varie attività produttive

 

CoViD e rischio biologico

Resta valido il fatto che il virus SARS-CoV-2 viene inserito tra gli agenti biologici di Gruppo III e come tale inserito nella valutazione specifica del rischio da agenti biologici:

covid e rischio biologico

 

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