Tutela Ambientale

Si è appena conclusa  la storica regata d’altura 151 Miglia, un’iniziativa a supporto e testimonianza del vivere sostenibile che ha riportato in acqua oltre 200 barche nelle acque dell’Arcipelago Toscano dopo l’annullamento forzato, causa Covid, dell’edizione 2020.

La competizione, ideata da Roberto La Corte e organizzata dallo Yacht Club Repubblica Marinara di Pisa e dallo Yacht Club Punta Ala, consiste in una lunga navigazione attraverso l’arcipelago toscano fino allo scoglio della Giraglia, davanti a Capo Corso:  151 miglia nominali di mare.

E’proprio l’organizzatore della regata, Roberto La Corte, che pone l’attenzione sulla sostenibilità e punta su eventi come la 151 Miglia per diffondere la cultura ambientale. “Durante le regate d’altura è fondamentale saper gestire le risorse. Così come imparare a gestire i rifiuti prodotti a bordo. Noi velisti lo sappiamo e dobbiamo farlo sapere. Uno scambio di idee tra Verde come vela, Boat Ecology e 151 Miglia è già previsto per la prossima edizione della regata. Vogliamo promuovere la cultura della sostenibilità: per migliorare l’integrazione e l’armonia tra i velisti, ma più in generale tra le persone e l’ambiente. Si fa qualcosa di buono e si sta anche meglio”, ha dichiarato La Corte.

Nordpas sostiene Padawan, capitanata da Luca di Guglielmo

“Per noi la 151 miglia è stata quasi un ritorno alla normalità” ci spiega Luca Causser CEO Nordpas “un’energia positiva che abbiamo percepito, la voglia di ritornare sul campo a gareggiare, a fare squadra. In fondo anche il mondo aziendale funziona con le stesse logiche. Noi ci troviamo ogni giorno a dover risolvere problemi complessi, di sicurezza e l’importanza della tecnologia e del gioco di squadra sono valori fondamentali alla base del lavoro di Nordpas, che abbiamo riscoperto anche nel team di Padawan, cui va tutto il nostro sostegno”.

Luca di Guglielmo, classe 1984, lo skipper e armatore di Padawan si definisce così: “sono un sognatore, imprenditore, coach, velista e amante delle auto. Dal  2014 opero nella mia società di business coaching, crescITA, poi ampliata con le business unit che si occupano di team building e di sailing experience. Il mondo della vela ha tanto da trasferire a quello aziendale: l’attenzione e motivazione della squadra/equipaggio, la tattica, la strategia e la sostenibilità ed efficienza. Attualmente mi occupo della gestione delle mie aziende, sono un business coach, gestisco la squadra di vela e gareggio nel campionato di enduro”.

 

Abbiamo intervistato il Capitano per farci raccontare i retroscena di una regata, della tensione che si respira, della concentrazione che richiede una gara come la 151 miglia:

Quanto conta il Team Building per il raggiungimento del risultato?

Tantissimo! Grandi risultati sono possibili solo in un team affiatato, perché l’insieme vale molto di più della somma dei singoli.

Incontro spesso persone che credono che da soli si riesca ad andare più veloci, a fare prima. Di solito la mia risposta è: assolutamente vero! Ma insieme, con un vero team si va molto, molto più lontano e con meno fatica.

La creazione e motivazione di un team (velico, aziendale, anche familiare) è quello che fa la differenza tra chi arriva in alto con felicità e gli altri.

Vela: più istinto o tecnica?

Bella domanda! Nella vela la tecnica, le cose da sapere e comprendere sono tantissime, è uno dei motivi che me la fanno amare. Le cose difficili mi danno grande soddisfazione quando riesco a farle.

L’istinto aiuta sicuramente a fare meno fatica e sostenere l’attenzione in competizioni che durano 30 ore e più. Nel mio caso viene dopo la tecnica.

Ogni volta che arrivi ad un certo livello, si apre la strada ad un ulteriore miglioramento e ad un mondo ancora più ampio. E’ così in tutte le cose della vita: se non ti accontenti puoi crescere e migliorare per sempre, non arrivi mai.

Perché una regata è una scuola di sostenibilità?

La vita in barca è come essere su un piccolo pianeta “indipendente”.

Quando parti devi fare i conti con i pesi perché ogni kg portato fa andare più piano e non hai rifornimenti fino alla fine. Quindi risorse scarse da gestire.

Non puoi utilizzare troppo oggi, subito,  perché non ti basteranno le risorse, quindi è necessaria una gestione oculata fin dall’inizio.

Altra metafora è l’energia personale: all’inizio tutto l’equipaggio è carico di energia e ti verrebbe voglia di fare manovre e azioni senza conservarsi ma la regata è lunga e senza gestirsi non si arriva in fondo. Bisogna riposare anche quando ci si sente carichi perché stiamo assicurandoci di arrivare alla fine con buone performance.

 

“Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.”         ANDY WARHOL

 

 

Sistema di gestione 231

La mancanza di Sicurezza è una perdita collettiva che va combattuta al pari del contagio. Un sistema di gestione contro le infezioni può rappresentare in questo senso un utile passo avanti. Questa la riflessione maturata durante l’evento di Pordenone Legge sostenuto da Nord Pas 14000 dedicato alla presentazione del nuovo libro di Paolo Giordano “Nel Contagio”.  Ma facciamo un passo alla volta.

paolo giordano nel contagio pordenonelegge Nord Pas 14000

 

La matematica e “La solitudine dei numeri primi”

La solitudine dei numeri primi”, il best-seller di Paolo Giordano vincitore del Premio Strega 2008, non è il solito romanzo: compaiono due protagonisti imperfetti e marginali i quali attraversano vicende dolorose che segnano la loro infanzia, l’adolescenza ed infine l’età adulta. Per entrambi l’infanzia viene segnata da un evento traumatico ed entrambi, anche in età adulta, non riescono a superare il muro di solitudine che li separa. La metafora dei numeri primi viene utilizzata nel romanzo dall’autore per indicare la solitudine dei due protagonisti.

La matematica “Nel contagio”

Nel contagio” l’autore ricorre sempre alla matematica, questa volta per individuare come la matematica del contagio possa esserci d’aiuto a ragionare nel caos. E’ una riflessione sulla necessità di cambiare il nostro punto di vista.
L’epidemia di Covid-19 si candida a essere l’emergenza sanitaria piú importante della nostra epoca. Ci svela la complessità del mondo che abitiamo, delle sue logiche sociali, politiche, economiche, interpersonali e psichiche. Ciò che stiamo attraversando ha un carattere che va oltre la singola identità e la singola cultura. Richiede uno sforzo di vederci inestricabilmente connessi gli uni agli altri e di tenerne conto nelle nostre scelte individuali. Nel contagio siamo un organismo unico, una comunità che comprende l’interezza degli esseri umani.

In poco tempo il virus ha cambiato tutto

Il nostro modo di vivere, la socialità, il commercio, i rapporti fra gli Stati, le modalità di lavoro. Nel Bel Paese si è iniziato a familiarizzare con termini come “smart working“, “videocall“, “distanziamento sociale“, “lockdown“, “pandemia“ entrati ormai a far par parte di una nuova, difficile, quotidianità.
È cambiato anche il modo di misurare e di rapportarsi al tempo: non più progetti a lungo termine, vacanze programmate con largo anticipo, l’attesa spasmodica per il week-end dopo una lunga settimana di lavoro. Le giornate hanno cominciato a diventare tutte uguali, il tempo si è dilatato, mentre la durata dei nostri obiettivi si è costantemente accorciata. Abbiamo smesso di chiederci cosa faremo domani e ci siamo concentrati sull’oggi, i giorni sono diventati ore e le ore minuti interminabili scanditi da videocall, notiziari, bollettini quotidiani della Protezione Civile, dirette Facebook e dirette Tv, ma anche nuovi rituali e una nuova quotidianità da condividere con gli abitanti del proprio quartiere, fino a pochi mesi fa perfetti sconosciuti.
“Quindi l’epidemia c’incoraggia a pensarci come appartenenti a una collettività. Nel contagio siamo un organismo unico. Nel contagio torniamo a essere una comunità.”
Da un parte ci conforta con l’ausilio dei modelli matematici, delle previsioni, dei calcoli. Dall’altra pone quesiti e incognite sul legame fra diffusione del virus e cambiamenti climatici e apre uno spunto di riflessione critica sulla sostenibilità del nostro stile di vita e sulla grave mancanza di lungimiranza delle società più avanzate.

Come sopravvivere al contagio?

Uno dei temi al centro del saggio è il rapporto che abbiamo con il tempo. Ci sentiamo privati, derubati del tempo, una “merce” invisibile ma estremamente preziosa nella società della fretta. Tutti i nostri piani, i nostri progetti sono rimasti bloccati, gli appuntamenti cancellati o rimandati, gli obiettivi posticipati. Ci sentiamo persi senza il controllo del tempo e del futuro.
Una prima soluzione è nella qualità del tempo. Non importa quanto tempo abbiamo a disposizione da qui in poi, ma come lo impieghiamo, il valore che gli diamo. Trovare un senso a questo tempo sospeso e dilatato e imparare a convivere con il virus, adattarci ad esso per sopravvivere:
“Ora è il tempo dell’anomalia, dobbiamo imparare a viverci dentro, trovare delle ragioni per accoglierla che non siano soltanto la paura di morire. Forse è vero che i virus non hanno un’intelligenza ma in questo sono più abili di noi: sanno mutare in fretta, adattarsi. Ci conviene imparare da loro“.

BTC (Biosafety Trust Certification): fra rischi e opportunità

Un secondo ambito di riflessione riguarda la SICUREZZA, sia essa in ambito personale o lavorativo. Il contagio ci ha portato ad una maggiore consapevolezza sui comportamenti e sulle scelte di tutti . Inutile dare la caccia al colpevole, di fatto “Nel contagio torniamo a essere una comunità.” Il comportamento delle persone è al centro della questione.
La mancanza di sicurezza è una perdita collettiva, come tale va combattuta. L’ente di certificazione Rina, ha recentemente sviluppato Biosafety Trust, il primo schema certificativo dei sistemi di gestione per prevenire e mitigare il propagarsi delle infezioni a tutela della salute delle persone da agenti biologici. La nuova certificazione fornisce un insieme di best practice di riferimento per minimizzare i rischi di diffusione delle epidemie nei luoghi di aggregazione pubblici e privati, come ad esempio i mezzi di trasporto, i luoghi di intrattenimento (ristoranti, teatri, musei, palestre e piscine), le strutture ricettive (alberghi, navi da crociera, centri congressi) e le case di cura e di riposo.

Ferretti e Costa Crociere tra i primi a ottenere la Biosafety Trust Certification

Ferretti Group è la prima azienda nel settore della nautica da diporto a ottenere questa certificazione, utile per ridurre al minimo i rischi per dipendenti e clienti.
Il merito è dell’impegno del nel ritenere la salute al primo posto adottando misure di sicurezza preventive. La certificazione, che ha una validità triennale e prevede una sorveglianza periodica, permette a Ferretti Group di consolidare gli importanti investimenti effettuati in termini di tutela del benessere lavorativo dei dipendenti e di conseguire ulteriori e numerosi vantaggi. Tra questi, il rafforzamento della capacità di gestione dei rischi, la garanzia di un servizio di maggior qualità per i clienti, la reattività in caso di incidente, una maggiore fiducia da parte delle parti interessate, la riduzione dei costi diretti e indiretti dovuti a potenziali interruzioni della business continuity e una minor esposizione ai rischi finanziari.
Anche Costa Crociere ha recentemente ottenuto la certificazione volontaria Rina ‘Biosafety Trust Certification’, relativa alla prevenzione del rischio biologico a bordo delle navi. Il processo di certificazione, svolto attraverso audit, prende in considerazione tutti gli aspetti della vita di bordo, dai servizi alberghieri, alla ristorazione, dal fitness alle aree relax, e delle operazioni a terra, come ad esempio le procedure di imbarco e lo svolgimento delle escursioni, valutando la rispondenza del sistema di ogni nave alle procedure finalizzate alla prevenzione e al controllo delle infezioni. Per ottenere la certificazione del Rina sono stati creati moduli di formazione specifici per l’equipaggio, nel rigoroso rispetto dei nuovi protocolli sanitari e del relativo sistema di gestione di bordo messo in atto da Costa.

Recentemente Nord Pas ha supportato Euro & Promos FM SpA, azienda friulana con oltre 4.000 collaboratori, nell’implementazione, integrazione e certificazione dello schema Biosafety Trust nell’ambito delle sanificazioni ospedaliere, uno dei settori in cui l’azienda opera.

biosafety sistemi di gestione nordpas 14000

 

Scopri anche tu come implementare Biosafety Trust nella tua organizzazione con l’aiuto di Nord Pas.

gestione ambientale

Salute e sicurezza di oltre 200.000 lavoratori gestita dal software di Nord Pas

Si parla di Nord Pas nella sezione Economia & Imprese de Il Sole24ore. Nell’intervista a Luca Causser, presidente e fondatore di Nord Pas insieme a Febo Frangipane, emerge il binomio Innovazione Tecnologica e Consulenza Tecnica che caratterizza la società. Attualmente salute e sicurezza di oltre 200.000 addetti vengono gestite con la piattaforma Q-81® HSE WEB APP. Questo software,
disponibile in modalità multilingua, multiazienda, multi-sito, amministra in modo integrato i sistemi e modelli di gestione e
controllo che l’azienda ha implementato o intende adottare (come, a esempio, Ohsas 18001 e Iso 45001, Uni En Iso 14001, Mogc 231 ecc.).

copertina sole24ore
Sole 24 Ore, 30.06.2020

Sono tre i “pilastri” su cui si basa una corretta applicazione del concetto di sostenibilità in ambito aziendale: ambientale, sociale e di governance

Senza la capacità di districarsi nei meandri di questi parametri è improbabile cementare la propria credibilità verso gli stakeholder in generale e verso il mercato nello specifico.

L’articolo si inserisce nella nuova rubrica UP SOSTENIBILITA’ dedicata alle aziende che stanno portando le 3P nella propria Strategia di sviluppo: planet, people, profit.

 

up sostenibilità

Insieme a Nord Pas altre 2 aziende pordenonesi:

  • HIDRA SB srl, società di consulenza strategica , già partner di Nord Pas per lo sviluppo di innovazione fondata su principi di sostenibilità;
  • OESSE srl, specializzata nella produzione di scambiatori di calore, che ha deciso di investire sulla P di People.
gestione ambientale

I percorsi di sostenibilità aziendale sono un’opportunità da cogliere per accelerare il cambiamento. La pandemia legata al CoViD-19 ce lo ha ricordato, accelerando di fatto tali percorsi e provandoci che le imprese che hanno già intrapreso questa strada si sono dimostrate più resistenti e competitive.

 

L’Unione Europea ha avuto la necessità di trovare e adottare una strategia condivisa per affrontare l’emergenza e a questo scopo sta mettendo in campo i fondi del Recovery Fund (letteralmente “Fondo di Recupero”, ossia un fondo con il compito di emettere i Recovery Bond, con garanzia nel bilancio UE) condizionandoli a iniziative che rispettino tre criteri:

  1. rientrino nel green package
  2. abbiano un alto contenuto di digitalizzazione
  3. creino posti di lavoro

Un intervento perfettamente in linea con il Green New Deal della presidenza della Commissione Europea Von der Leyen che ha come obiettivo strategico quello di trasformare il vecchio continente nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Sostenibilità, non solo marketing

È importante però sottolineare come la sostenibilità costituisca un forte strumento di competitività aziendale anche e non solo per la sua integrazione nella strategia di marketing. Se da un lato infatti è ormai evidente che i consumatori prestano sempre più attenzione ai temi del green packaging e della circular economy. Dall’altro lato un’azienda sostenibile e responsabile si confronta, attraverso lo strumento dello Stakeholder Engagement, con il territorio di riferimento e lo riconosce come un aspetto centrale e strategico, coinvolgendolo su tematiche sociali, ambientali ed economiche allo scopo di allineare la propria strategia alle proprie performance in questi tre ambiti.

 

stakeholder engagement
Stakeholder engagement Edison

La strategia di sostenibilità va comunicata

Se è certamente vero che gli obiettivi di sviluppo sostenibile, indicati nell’Agenda 2030, stanno sempre più diventando parte delle strategie e della governance aziendale, è altresì fondamentale sottolineare come la rendicontazione di sostenibilità assuma sempre più importanza, al fine rendere l’impresa più trasparente e meglio valutabile da parte di investitori, istituzioni e consumatori.

Secondo il principio di materialità la rendicontazione è tanto più efficace quanto più contiene e sviluppa i temi ritenuti “materiali”, ovvero significativi, dagli stakeholder dell’azienda.

Le linee Guida verso la sostenibilità

Si inseriscono in quest’ottica di valorizzazione della sostenibilità come strumento di competitività le Linee Guida per la rendicontazione della sostenibilità recentemente redatte da Confindustria. Il documento è in realtà una revisione delle linee guida presentate nel 2010 e si pone l’ambizioso obiettivo di spiegare alle PMI italiane in che modo possono approcciarsi alla sostenibilità, secondo un “percorso per step”. Rinvieremo questo tema ad un approfondimento dedicato vista l’importanza e la complessità dell‘ argomento.

Tutto ciò però strettamente connesso anche alle iniziative previste per il rilancio “ITALIA 2020-2022” con FOCUS sugli aspetti ambientali  come ribadito dal rapporto Colao di inizio giugno.

Il rapporto si presenta come un insieme di iniziative per accelerare lo sviluppo del Paese e migliorare la sua sostenibilità economica, sociale e ambientale, in linea con l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con gli obiettivi strategici definiti dall’Unione Europea

Trasformare  i costi del rilancio post covid in investimenti per il futuro rappresenta un obbligo nei confronti delle giovani generazioni ma anche una grande opportunità .

Per questo l’obiettivo ultimo da perseguire nella fase di ripresa dopo il lockdown è quello di potenziare le infrastrutture economiche e sociali del Paese, e investire le risorse disponibili, oltre che nelle misure di sostegno immediato a persone e mondo produttivo, in azioni trasformative che rendano l’Italia più resiliente, reattiva, competitiva, sostenibile ed equa.

3 gli assi di rafforzamento per il rilancio

  1. digitalizzazione ed innovazione di processi, prodotti e servizi, pubblici e privati, e di organizzazione della vita collettiva;
  2. rivoluzione verde, per proteggere e migliorare il capitale naturale di cui è ricco il Paese, accrescere la qualità della vita di tutti e generare importanti ricadute economiche positive nel rispetto dei limiti ambientali;
  3. parità di genere e inclusione, “per consentire alle donne, ai giovani, alle persone con disabilità, a chi appartiene a classi sociali e territori più svantaggiati e a tutte le minoranze di contribuire appieno allo sviluppo della vita economica e sociale, nel rispetto del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione”.

Nord Pas è particolarmente sensibile ai primi due assi, attraverso una serie di servizi di consulenza a supporto di tutela ambientale e sostenibilià e soprattutto grazie alla piattaforma software Q-81® HSE WEB APP, che rappresenta un utile strumento per digitalizzare le attività di rendicontazione non solo in ambito di sostenibilità ma, da oltre vent’anni,  in ambito di salute, privacy  e sicurezza sul lavoro.

gestione ambientale

Cos’è la teoria delle reti 

In questi giorni la macchina produttiva del Paese sta scaldando i motori per la ripartenza dopo un mese di quarantena. I comitati scientifici invitano alla prudenza, per scongiurare il più possibile un ritorno dei contagi che sarebbe deleterio se non fatale per la nostra già debole economia. L’attenzione dei governatori, sia a livello locale che nazionale, è incentrata sul trovare soluzioni che consentano ai lavoratori di riprendere il loro posto in azienda, ed offrano nel contempo le garanzie che non vi siano possibilità di nuovi contagi. Nei prossimi giorni verranno senz’altro proposti protocolli che porteranno ad organizzare il lavoro in primis e la vita quotidiana poi, in questa direzione. Oltre alle varie soluzioni tecniche di prevenzione che verranno attuate, risulterà senz’altro strategico evitare con il massimo grado di efficacia che l’eventuale presenza di persone infette possa provocare un innesco di focolai, con conseguente ripresa dell’epidemia. In questo ambito risulta prioritario essere efficienti nell’isolare i casi infetti. Quindi l’efficienza dovrà riguardare:

  •       L’individuazione della persona infetta (diagnosi)
  •       L’isolamento dell’infetto e delle persone che vi sono venute a stretto contatto (tracciamento).

Non entreremo nel merito delle metodologie e tecnologie che verranno adottate per questo, ma intendiamo evidenziare come questo sia essenziale nella lotta alla ripresa di una diffusione, spiegandolo ancora una volta con la modellazione matematica delle epidemie.

Nei modelli classici di diffusione delle epidemie (leggi anche modello SIR e derivati in R0 e  matematica delle epidemie) si parte dal presupposto semplificativo che il tasso contagio sia un valore medio dei contatti fra suscettibili (S) e infettivi (I). Questo corrisponde ad assumere che le persone, mediamente, si comportino, per le possibilità di contagio, tutte allo stesso modo. Il “tasso netto di riproduzione” R0 di un’infezione (che indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo) che ne deriva dipende, nel modello, dalle caratteristiche di contagio e di guarigione (o rimozione degli infettivi) della malattia, ma non dai comportamenti della popolazione.

Una interpretazione più raffinata del fenomeno di diffusione si ottiene ricorrendo a modelli matematici più complessi. Fra questi prendiamo in considerazione quelli basati sulla teoria delle reti (network theory models). In questi modelli le persone vengono identificate da nodi connessi fra loro, dove ciascuna connessione sta ad individuare la relazione diretta che una persona può avere con un’altra. Questi stessi modelli possono descrivere reti di natura diversa, come ad esempio Internet (server/router collegati fisicamente fra loro), aeroporti e traffico aereo, abitazioni connesse alla rete di distribuzione dell’energia elettrica, le persone in contatto sui social, e così via.

Nel caso dell’utilizzo del modello per analizzare la diffusione delle epidemie sono rilevanti, quali parametri della rete, il numero di connessioni di ciascun nodo k, ed il coefficiente di trasmissibilità T. Il primo dipende dalla natura delle relazioni che vi sono fra le persone, e varia da nodo a nodo, mentre il secondo dipende in maniera intrinseca dalla malattia e indica con quale facilità avviene il contagio fra una persona e l’altra.

esempio reti

Esempi di 3 reti con gli stessi identici nodi, con lo stesso numero medio [k] di connessioni pari a 2: nella prima rete tutti i nodi hanno 2 connessioni, nella seconda i nodi hanno 1,2 o 3 connessioni, nella terza il numero di connessioni ha maggiore variabilità, ma il valor medio è ancora 2.

La risoluzione matematica della propagazione dell’epidemia in una rete casuale è stata studiata con la teoria della percolazione (cioè il lento movimento di un fluido attraverso un materiale poroso) [1].

In una rete complessa potremo individuare un valore medio di connessioni, indicato con ‹k› mentre il valore ‹k2›–‹k› è la varianza della distribuzione dei valori di k attorno al valor medio ‹k›.

Un risultato rilevante della teoria è che il tasso di riproduzione di base R0 è:

formula r0

Risulta quindi che reti con lo stesso numero di nodi, lo stesso valore medio di connessioni di ciascun nodo ‹k›, saranno caratterizzate da coefficienti R0 diversi se la distribuzione dei valori di k ha varianze diverse. Una rete che presenta una variabilità maggiore dei valori di k ha una varianza maggiore rispetto al valore medio ‹k› , risulta avere un R0 maggiore ed è quindi è più vulnerabile all’epidemia.

Un esempio illustrativo è riportato in figura (fonte: [2]):

fattore trasmissibilità

A parità di fattore di trasmissibilità T, la rete a destra ha una vulnerabilità, ovvero un tasso di riproduzione, più del doppio rispetto alla prima.

Questo risultato è estremamente interessante. Si pensi infatti alla rete come alla rappresentazione della struttura sociale di una popolazione, in cui un individuo entra in contatto con gli altri in base alle sue relazioni: familiari, colleghi di lavoro, amici, compagni di sport, individui appartenenti agli stessi gruppi (come la parrocchia, il centro ricreativo ecc.). I gruppi potranno essere collegati gli uni agli altri proprio attraverso l’appartenenza della stessa persona a più gruppi. I gradi di connessione tra i nodi in una rete saranno quindi distribuiti in modo assai variabile.

Una struttura sociale con ampia variabilità dei gradi di connessione risulta essere altamente vulnerabile ad un’epidemia. Osservando i grafici delle reti forse questo poteva apparire scontato. L’analisi matematica conferma questo dato.

Il distaccamento sociale e il ripristino delle attività quotidiane

In questi modelli risulta evidente come il distaccamento sociale, che comporta quindi la riduzione dei rami fra ciascun nodo e quindi la riduzione sia del valore medio ‹k› che della sua varianza, risulti essere la forma più efficace per il contenimento della diffusione del contagio.

Per quanto riguarda invece le strategie da adottare al ripristino delle attività e della “quotidianità”, i modelli offrono l’opportunità di valutarne l’efficacia qualora consentano di:

  • isolare (mettere in quarantena) persone (infette o prossime a persone infette)
  • sospendere alcune tipologie di contatti per proteggere dei gruppi (vengono immediatamente in mente le persone confinate nelle RSA, negli ospedali, ecc.)
  • individuare, una volta disponibile il vaccino, le persone da vaccinare per prime anche con lo scopo di proteggere il resto della popolazione.

VAX! come capire il fenomeno attraverso un gioco

Tali modelli possono essere anche ben compresi dal lato pratico attraverso un gioco: VAX! È un gioco on line sulla prevenzione delle epidemie. Nel gioco (consigliamo di provarlo, dopo aver letto le semplici regole), prima della partenza dell’epidemia si possono eliminare alcuni nodi dalla rete somministrando un vaccino.

vax gioco online

 Immagine di una rete del gioco online VAX! https://vax.herokuapp.com/game

In tal modo si spezzano i legami fra alcuni rami della rete. Successivamente parte l’epidemia e l’unica arma a disposizione è quelle di mettere in quarantena un individuo alla volta (si mettono in quarantena individui sani, generalmente prossimi ai contagiati, per evitare la propagazione del virus). Si comprende così quali possono essere i nodi strategici su cui agire per contenere la diffusione dell’epidemia e salvare il maggior numero di individui possibile.

Capire le diverse dinamiche a livello regionale

L’apprendimento della dinamica con cui si diffonde l’epidemia nella rete può anche fornire una chiave di interpretazione della differenza degli effetti dell’epidemia tra una regione e l’altra nel nostro Paese. Ne facciamo un cenno qualitativo. Pensiamo ad esempio alla Lombardia, caratterizzata da elevata densità di popolazione (con 10 milioni di persone, sono presenti quasi 1/6 della popolazione nazionale). La rete che descrive gli individui è senz’altro caratterizzata da elevata variabilità dei valori di connessione. Citiamo alcuni aspetti rilevanti che portano ad evidenziare questa variabilità:

  • molte persone vivono in grandi palazzi, in aree densamente popolate, quindi possono avere molti contatti;
  • ci sono alcuni milioni di lavoratori che si recano in aziende con centinaia o migliaia di lavoratori ciascuna, con uniformità di orario (si pensi all’ingresso negli spogliatoi negli orari di inizio/fine turno, alla pausa in mensa). Anche in tal caso i contatti (le connessioni) sono molteplici;
  • i mezzi di trasporto, soprattutto per recarsi al posto di lavoro (metropolitana a Milano, tram, autobus e mezzi pubblici in tutte le province), sono affollati, creando peraltro connessioni di un individuo (nodo) con gruppi diversi;
  • analogo discorso ai mezzi di trasporto vale per i locali pubblici.

Si possono analizzare con gli stessi criteri le regioni del Sud. Prendiamo ad esempio la Campania, che ha una densità di popolazione simile (circa 420 abitanti/km2), ma una struttura di contatti sicuramente diversa:

  • i grandi palazzi sono prevalentemente presenti nelle città di provincia, mentre sono meno presenti nelle periferie;
  • il numero e la concentrazione di aziende con centinaia di lavoratori sono sensibilmente inferiori;
  • i mezzi di trasporto sono meno utilizzati ed affollati rispetto a quelli lombardi mentre per la frequentazione di locali pubblici le differenze potrebbero essere meno marcate

Naturalmente nello sviluppo della diffusione dell’epidemia al sud un ruolo determinante lo ha giocato il ritardo con cui si sono avuti i primi contagi e la quasi simultanea applicazione delle norme di contenimento governative. Tuttavia il numero complessivo attuale di contagi (la Campania ne ha circa 1/15 della Lombardia) trova una parziale spiegazione anche nella struttura della rete dei contatti fra le persone, che per quanto suddetto quella della Lombardia presenta sia un valore medio ‹k› più elevato e una variabilità nei gradi di connessione ‹k2›-‹k› di ciascuna persona molto maggiore rispetto a quella della Campania. Il noto tasso netto di riproduzione R0 della struttura sociale lombarda è sicuramente più alto di quello della struttura sociale campana.

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager NordPas

Bibliografia.

[1] Lauren Ancel Meyers – Contact network epidemiology: bond percolation applied to infectious disease prediction and control; Bulletin of The American Mathematical Society – January 2007

 

[2] Lauren Ancel Meyers, University of Texas at Austin & Santa Fe Institute – Preventing the next pandemic – 2019 Stanislaw Ulam Memorial Lectures, Lecture 1 –

https://www.youtube.com/watch?v=vwVDJVbw10k&feature=youtu.be

gestione ambientale

R0 e matematica delle epidemie sono chiavi fondamentali nel processo decisionale e nella definizione delle strategie governative

La quarantena forzata che ognuno di noi sta vivendo in questo periodo di emergenza Coronavirus sta largamente favorendo la fruizione della rete e la presenza sui social dove, tra l’altro, siamo inondati di statistiche, grafici e previsioni sull’andamento dell’epidemia. Questo mondo di numeri, se ben interpretato, può aiutarci a capire la correlazione tra lo stato di avanzamento dei contagi e la necessità di intraprendere azioni, comportamenti e strategie – anche dolorose – per far finire tutto questo con il danno minore possibile. L’interpretazione di questi numeri passa, ovviamente, attraverso la matematica e nello specifico quella che viene ormai individuata come “matematica delle epidemie”, disciplina che fa innanzitutto riferimento alla possibilità di usare gli strumenti matematici per creare dei modelli in grado di descrivere in modo quantitativo la diffusione dei contagi all’interno di una data popolazione. In rete si trovano trattazioni esaustive sul tema, con approfondite descrizioni matematiche ad opera di illustri autori che fanno dello studio dei modelli la loro professione. Vorrei utilizzare lo spazio di questo breve articolo per entrare nell’essenza di questi modelli e del significato di R0 e aiutare a comprenderne l’utilità nel processo decisionale di deliberare le norme che ci obbligano oggi a modificare i nostri comportamenti.

 

parametro R0
Maggiore è R0, maggiore è il nr di contagi (omino VIOLA) per ciascun infettivo (omino GIALLO)

 

Il modello SIR

Un modello per lo studio della diffusione di un’epidemia in una popolazione, che oggi viene largamente utilizzato e che costituisce poi la base di ragionamento per sistemi più complessi, è il cosiddetto modello SIR, elaborato dagli scozzesi Kermack e McKendrick a partire dal 1927. Il modello parte dalla semplice idea di base di suddividere la popolazione costituita da un numero N di individui in tre gruppi:

  •          I suscettibili (indicati con S), cioè individui sani che potrebbero contrarre la malattia;
  •           Gli infettivi (indicati con I), che hanno contratto l’infezione e che sono quindi veicolo della malattia;
  •          I rimossi (“recovered” nel testo originale – indicati con R) che sono complessivamente i guariti, i deceduti e quelli messi in isolamento, che non possono quindi infettare un individuo suscettibile.

Si pongono alcune ipotesi semplificative (come spesso accade nei modelli matematici, si parte da situazioni semplificate per addivenire ad un primo risultato e applicare successivamente, per gradi, la rimozione delle semplificazioni), e precisamente:

  1. durante l’epidemia la popolazione non si riproduce, cioè non vi sono nuove nascite;
  2. durante l’epidemia la causa principale di morte è la malattia epidemica stessa;
  3. la popolazione è isolata, cioè non vi sono entrate o uscite rispetto all’esterno;
  4. la malattia non ha un periodo di incubazione;
  5. dopo la guarigione si acquisisce immediatamente l’immunità;
  6. tutti gli individui infetti sono ugualmente contagiosi, indipendentemente dal tempo trascorso dal contagio

Alcune di queste ipotesi sembrano molto restrittive (soprattutto la c), considerati gli ingenti movimenti di persone, sia sul piano nazionale che su quello internazionale, e la d), in quanto per il COVID-19 il periodo di incubazione può durare fino a 14 giorni; inoltre la e) non è dimostrata); ad ogni modo  è possibile ottenere una descrizione in termini matematici dell’andamento nel tempo delle tre classi di individui che sia attendibile rispetto a quanto si osserva fisicamente nella realtà. Per comprenderla, accenneremo brevemente alla costruzione del modello.

Si suppone che i suscettibili in un certo istante, S(t) entrino in contatto con gli infettivi I(t) in modo del tutto casuale e che la riduzione dei suscettibili (e quindi del loro passaggio a infettivi) sia proporzionale al prodotto S(t)*I(t) secondo un coefficiente di proporzionalità β.

La variazione degli infettivi sarà invece data dall’ incremento dovuto al passaggio da suscettibili e infettivi secondo quanto detto sopra, a cui andranno sottratti quelli che sono guariti, deceduti o sono stati messi in isolamento. In uno schema a blocchi:

beta e gamma

Il numero R(t) dei rimossi si suppone proporzionale al numero di infettivi S(t) secondo il coefficiente γ.

La traduzione in termini matematici delle variazioni delle grandezze sopra descritte porta alla stesura di un sistema di tre equazioni differenziali, che in questa trattazione soprassediamo.

La risoluzione di queste equazioni permette di evidenziare che i possibili sviluppi dell’epidemia sono regolati dal rapporto

γ fra il tasso di rimozione e il tasso di contagio. Innanzitutto si rileva che esiste un numero di suscettibili ST  che agisce da spartiacque fra l’esplosione o meno dell’epidemia. Questo valore è pari esattamente al rapporto suddetto ed è chiamato rapporto di soglia:

ST = γ/β

e sta ad indicare che se il numero S iniziale di suscettibili è minore del valore Sallora l’epidemia non si sviluppa e il numero degli infettivi diminuisce fino ad annullarsi. Se invece il numero iniziale di suscettibili S è maggiore di Sil numero iniziale di infettivi cresce, raggiungerà un massimo e poi l’epidemia comincerà ad attenuarsi fino all’ estinzione. A discapito, ovviamente, della popolazione dei suscettibili S, che si sarà ridimensionata. Per una migliore interpretazione del ruolo giocato dai due parametri γ e β è conveniente introdurre il parametro R0, del quale si è ampiamente parlato anche in trasmissioni televisive. Avendo indicato con il N il numero di individui all’inizio dell’epidemia (un attimo prima di rilevare la presenza di infettivi), si indica con R0 il numero:

R0 = N*β/γ

Questo numero assume il significato di “tasso netto di riproduzione” di un’infezione e indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo, nell’ipotesi che tutta la popolazione sia ancora suscettibile.

Per le stesse considerazioni fatte in relazione all’effetto soglia, risulta che:

se R0 > 1 l’epidemia si scatena

se R0 < 1 l’epidemia regredisce e si estingue senza diffusione.

Nei due casi, lo sviluppo nel tempo del numero degli infettivi assume, qualitativamente l’andamento illustrato nel grafico:

curva beta e gamma

I due parametri β e γ dipendono sia dalla natura del virus che provoca l’epidemia, sia dai comportamenti della popolazione

Nel caso del Coronavirus, secondo stime dell’OMS sui primi dati disponibili dello sviluppo dell’epidemia in Cina, Rpuò avere valori variabili da 1,4 a 2,5. Sembra poco, ma gli sforzi da compier per ridurre il parametro e ricondurre la dinamica degli infettivi a seguire la curva inferiore del grafico anziché quella superiore sono notevoli.

Poiché Rdipende da γ e β, oltre che dal numero di individui inizialmente suscettibili (N), è ovvio chiedersi come si possa intervenire per modificare i parametri. Le strategie possibili sono:

  1. diminuire N, cioè la popolazione potenzialmente suscettibile all’istante 0, quello in cui comincia a svilupparsi l’epidemia. Questo si può ottenere con l’introduzione di un vaccino, che toglierebbe appunto possibilità al virus di contagiare persone. Questa strada, a detta degli scienziati, purtroppo è ancora lunga (stime 12-18 mesi) nonostante ci sia un intenso sforzo di ricerca a livello globale, con cooperazione fra i Paesi;
  2. aumentare γ, cioè aumentare il tasso di rimozione degli infettivi. Questo può essere ottenuto con
    1. terapie più efficaci, che possano migliorare la guarigione. Queste sono in continua evoluzione e ci si augura che giungano in tal senso risultati importanti;
    2. miglioramento della capacità di individuazione degli infettivi e loro istantaneo isolamento. In questo modo vengono sottratti individui al gruppo degli infettivi che possono entrare in contatto con i suscettibili. Questo è uno degli interventi adottati nel modello Corea del Sud, dove sono stati largamente incentivati i tamponi ed i metodi – anche con le moderne tecnologie informatiche – per individuare anche gli infettivi asintomatici;
  3. diminuire β, cioè ridurre le occasioni di contagio attraverso diverse strategie:
  • migliorare l’educazione igienico-sanitaria, in modo da esporre le singole persone ad una probabilità ridotta di entrare in contatto con il virus;
  • ridurre al massimo la possibilità di incontro fra le persone, limitando quindi la possibilità che un infettivo possa contagiare un suscettibile;
  • utilizzare dispositivi di protezione individuale (mascherine) che fungano da barriera al diffondersi del virus attraverso le vie aeree (da parte degli individui infettivi) e alla possibilità di assorbimento da parte di suscettibili sani.

Si coglie quindi l’utilità degli interventi che stanno adottando gli organi governativi per tentare di ridurre la trasmissione e diffusione del virus

Allo stato attuale il valore di R0 stimato su base nazionale è di circa 1,20 (dato al 09/04/2020), come si può vedere dal grafico qui riportato (fonte: https://covstat.it/). Purtroppo è ancora alto.

Questo testimonia che siamo ancora in una fase di crescita dell’epidemia, anche se il tasso dei contagi giornalieri è inferiore rispetto all’inizio. Se consideriamo gli sforzi che stiamo facendo per trovarci comunque ancora in presenza di un parametro che indica la diffusione e non la contrazione del virus, si comprende come sia necessario non abbassare la guardia e prevedere strategie ulteriori. La strada da percorrere è ancora lunga.

In questo, emerge che i modelli matematici rappresentano un utile strumento a disposizione di chi governa come supporto nel processo decisionale di adottare strategie di lotta all’epidemia. L’utilizzo principale non riguarda quello di stimare in modo assoluto i valori delle varie grandezze in gioco, comunque affetti da margini di errore (numero di contagiati, di rimossi, ovvero valore dei parametri γ, β, R0), quanto quello di poter mettere a confronto scenari diversi e valutarne le prestazioni in termini di contenimento della diffusione dell’epidemia. I politici che devono prendere le decisioni in questo contesto di emergenza devono tenere in considerazione diversi aspetti, tra i quali ve ne sono alcuni che presentano anche interessi conflittuali come:

  • la tutela della salute
  • la necessità di garantire i beni primari per la popolazione
  • la necessità di mantenere un equilibrio sociale
  • la necessità di mantenere in piedi l’economia

Le strategie possibili volte a modificare i comportamenti (come quelle già intraprese chiusura delle scuole, delle aziende, divieti di assembramenti, obbligo di rimanere a casa, obbligo di usare le mascherine, e quelle che saranno necessarie verso la graduale ripresa della vita ed attività quotidiane) dovranno essere individuate con il supporto della comunità scientifica, del punto di vista degli economisti e delle varie parti interessate in causa. La loro incisività, l’entità della popolazione su cui agiranno, potranno consentire in ultima analisi in maniera più o meno significativa la riduzione di R0, e quindi anche la possibilità di successo all’ uscita da questo stato di emergenza. La stima dei risultati attesi, ottenibile con i modelli matematici, è un ulteriore supporto al politico che, guidato dai principi costituzionali e valutati gli interessi in gioco per il Paese nel suo complesso, dovrà decidere la deliberazione di provvedimenti, anche draconiani, che consentano di rendere efficaci le strategie individuate.

 

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager Nord Pas

gestione ambientale

“Per il buon marinaio, non esiste vento sfavorevole”.

Questa frase campeggia all’ingresso di una florida azienda che visito frequentemente per lavoro. Una trasposizione di quella originaria di Seneca
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”
Come a  voler evidenziare che il timoniere di quell’azienda sa bene dove vuole andare e sa sempre trovare il modo di arrivarci. Buon marinaio, buon imprenditore.

Ritengo che il buon marinaio debba possedere però anche un’altra virtù.

Penso a Chay Blyth, velista scozzese che nel 1971, primo uomo al mondo, ha compiuto in solitaria il giro del globo in verso contrario a quello dei venti dominanti. 292 giorni con andatura di bolina, avverso alla direzione del vento. Chay Blyth è un buon marinaio. Quando si è trovato ad attraversare l’Oceano Pacifico, tra l’Australia e il Sud America, a 50° di latitudine sud (zona dei “50 urlanti”) ha affrontato tempeste terribili, con onde spaventose (Chay Blyth – Il viaggio impossibile – Mursia Editore). Alle prime avvisaglie di tempesta ha ammainato le vele, non preoccupandosi del rallentamento della barca, né della direzione che questa avrebbe assunto durante la tempesta. Imperativo era rimanere vivi e non imbarcare acqua, per non affondareLa tempesta non è un vento favorevole.

tempesta seneca

È arrivata la tempesta del coronavirus.

Non siamo stati capaci di percepire le prime avvisaglie. Siamo rimasti al timone, con le vele spiegate. Non ci si può fermare, bisogna far crescere l’economia, altrimenti scende la Borsa e sale lo spread. Non ci siamo resi conto delle conseguenze. Oggi, dopo che l’epidemia è scoppiata, dopo che si è ingrandita a pandemia, ci siamo decisi ad ammainare le vele, far rallentare l’economia e scendere sottocoperta – io resto a casa – e far passare la tempesta. Ma le conseguenze saranno pesanti. Domani, quando il coronavirus sarà sconfitto, il nostro modo di vivere non sarà più lo stesso.

Saremo capaci di fare tesoro di questa tempesta per cambiare in modo virtuoso?

imparare a navigare

Oggi disponiamo di scienza, conoscenza e tecnologia. Anche se ancora non esiste un vaccino per questo virus, gli scienziati sanno come si diffonde. I primi modelli matematici attendibili che descrivono le epidemie risalgono al 1925 (modello SIR di Kerman e McKendrick) e mettono in luce che c’è sempre una possibilità affinché un’epidemia non scoppi (effetto soglia, fenomeno la cui entità dipende dal tasso di virulenza e di guarigione della malattia). Abbiamo la capacità di individuare modelli che ci suggeriscono come evitare di superare la soglia di innesco. Abbiamo la conoscenza per individuare piani che rispettino i modelli. Disponiamo della tecnologia per attuare questi piani. Allora diventeremo tutti bravi a immaginare scenari di emergenza e individuare piani per fronteggiarla.

Ma tutto questo non basta.

Tutto questo non serve se non avremo la virtù di usare scienza, conoscenza e tecnologia a servizio di un Uomo in armonia con la Natura. La parola oggi ampiamente utilizzata, sostenibilità, vorrebbe intendere proprio questo.

È arrivata la tempesta del coronavirus.

La Natura ci sta avvisando. Ci può annientare in un attimo.

C’è la necessità di riconsiderare il nostro modo di vivere, il modo di fare Economia, il modo di usare le risorse del pianeta che abbiamo preso a prestito dai nostri figli. Serve la lungimiranza di sapersi garantire la possibilità di ammainare le vele, alle prime avvisaglie di tempesta, senza temere per il rallentamento della barca. Davanti a una pandemia tutta la razza umana è sulla stessa barca. Davanti a quello che escogiterà la Natura per annientarci se non la sapremo rispettare, tutta la razza umana sarà sulla stessa barca.

Il timoniere che vuole restare al timone con le vele spiegate durante la tempesta non è un bravo marinaio.

Pierosvaldo Savi

HSE Manager

gestione ambientale

Il mondo finanziario e le sue logiche cambieranno molto prima del clima: verso un  RATING ESG.

Ad affermarlo è Larry Fink (co-fondatore, ceo e presidente di BlackRock) che, nella sua lettera annuale ai ceo, mette nero su bianco come il cambiamento climatico stia portando a una profonda rivalutazione del rischio e del valore degli asset. E’ innegabile l’impatto delle politiche legate al clima sui prezzi, sui costi e sulla domanda dell’economia nel suo complesso.

Le banche centrali a loro volta stanno diventando sempre più sensibili al tema nella loro asset allocation e questo getta le basi per un ingente spostamento di capitali verso asset sostenibili.

Come la finanza cambierà le logiche HSE

“Sempre più clienti stanno cercando di riallocare i propri investimenti in strategie sostenibili” spiega ancora Fink. “Se il dieci per cento degli investitori globali lo facesse – o addirittura il cinque per cento – assisteremmo a massicci spostamenti di capitale”.  L’evoluzione sembra essere sempre più un capitalismo responsabile.

In questo contesto che ruolo deve avere l’asset management?

La parola chiave, secondo Fink, è trasparenza. Nel tempo gli investimenti sostenibili daranno più soddisfazioni ed è convinto che integrare la sostenibilità aziendale nei portafogli possa fornire agli investitori i migliori rendimenti.

Ancora una volta la sostenibilità ambientale e i criteri di valutazione ESG oriented si confermano al centro della scena sia in ambito di filosofia di investimento, di costruzione dei portafogli  e di risk management.

Cosa comporta questa evoluzione per le aziende?

Investire in sostenibilità semplifica e facilita l’accesso al mercato del credito e alle risorse finanziarie.

Il sistema creditizio sta dando segnali chiari: presto il rating bancario non si baserà più solo su dati quantitativi ma diventeranno sempre più importanti i dati qualitativi, che in un futuro breve si tradurranno in un vero e proprio RATING DI SOSTENIBLITA’.

E’ quanto annunciato dal ceo dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, in occasione dell’iniziativa Intesa Sanpaolo motore per lo sviluppo sostenibile e inclusivo”. “Siamo pronti a finanziare le aziende italiane che decidono di investire in questo settore perche’ riteniamo che la somma destinata dalla Commissione europea sarebbe di circa 150 mld e noi possiamo tranquillamente sostenere 50 mld di supporto alle aziende italiane che vogliono investire in questo settore”, ha comunicato il top manager. ”

Avendo investito per primi nella economia circolare siamo riusciti a finanziere molte aziende che su questo si sono dedicate e secondo me lavorare su queste tematiche e’ un volano di sviluppo per il Paese. Oggi tutti i grandi investitori istituzionali guardano con grande interesse a queste tematiche che rappresentano il futuro.”

Gestire e misurare per agevolare la rendicontazione.

Nasce quindi l’esigenza per le aziende di gestire e misurare dati nuovi a supporto di una corretta ed efficace rendicontazione degli interventi a favore della sostenibilità aziendale. Nord Pas  possiede le competenze e strumenti specifici per supportare le aziende in questo delicato passaggio, verso uno sviluppo sostenibile.

Oltre 20 anni di esperienza e una solida rete di partner strategici ci rende l’interlocutore ideale per implementare i sistemi di rendicontazione di parametri sia tecnici che qualitativi. In particolare disponiamo di uno strumento digitale per la redazione del Bilancio di Sostenibilità.

    • Conosci le logiche ESG ?
    • Sai quali sono i pilastri della sostenibilità?

 

gestione ambientale
Il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha comunicato il 09 gennaio 2020 che il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD), allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 dicembre 2018, è confermato e dovrà essere utilizzato per le dichiarazioni da presentare, entro il 30 aprile 2020, con riferimento all’anno 2019.

deposito incontrollato rifiuti

La struttura del Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD)

Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) 2020 sarà articolato come per precedente modello del 2019, secondo le istruzioni del Decreto del Presidente del Consiglio del 24 dicembre 2018, pubblicato sulla G.U. del 22 febbraio 2019.

IL MUD 2020 sarà così organizzato:

  • Struttura del modello in 6 Comunicazioni:
    • Comunicazione Rifiuti
    • Comunicazione Veicoli Fuori Uso
    • Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
    • Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
    • Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
    • Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
  • Informazioni da trasmettere.
  • Soggetti obbligati alla presentazione del MUD, che sono quelli definiti dall’articolo 189 comma 3 del D.lgs. 152/2006 ovvero trasportatori, intermediari senza detenzione, recuperatori, smaltitori, produttori di rifiuti pericolosi, produttori di rifiuti non pericolosi da lavorazioni industriali, artigianali e di trattamento delle scorie con più di 10 dipendenti, Comuni.
  • Modalità per l’invio delle comunicazioni: in particolare le Comunicazioni Rifiuti, RAEE, Imballaggi, Veicoli fuori uso vanno inviate via telematica tramite il sito www.mudtelematico.it; la comunicazione rifiuti semplificata va compilata tramite il sito mudsemplificato.ecocerved.it e trasmessa via PEC all’indirizzo comunicazionemud@pec.it.

Maggiori informazioni possono essere reperite alla pagina dedicata del Ministero: qui.

registri carico scarico rifiuti

Cosa fare entro il 30 aprile 2020

Nord Pas dispone di tecnici qualificati nella materia ambientale, ed in particolare nella gestione dei rifiuti , che possono supportare la clientela ad ottemperare agli obblighi normativi sopraelencati: il servizio parte dall’analisi del ciclo produttivo e comprende classificazione e caratterizzazione del rifiuto per arrivare agli adempimenti formali, come la tenuta dei registri di carico e scarico e il MUD. Nei prossimi mesi, i clienti convenzionati possono consegnare a Nord Pas copia dei registri di carico e scarico e i nostri tecnici provvederanno all’invio del MUD entro il 30 aprile 2020.

E’ importante ricordare che, come trattato in un precedente articolo, il legislatore ha ricompreso fra tutti gli illeciti individuati dal D.Lgs. 231/01 anche i reati relativi alle violazioni ascrivibili al ciclo dei rifiuti (es. raccolta, trasporto, recupero, smaltimento di rifiuti senza autorizzazione, traffico illecito di rifiuti…) prevendendo sanzioni pecuniarie e sanzioni amministrative interdittive fino a 2 anni. Il riferimento è all’art. 25 undecies che tratta esplicitamente dei Reati ambientali (Articolo introdotto dal d.lgs. n. 121 del 7 luglio 2011) richiamando esplicitamente le previsioni del D.Lgs 152/2006 (Norme in materia ambientale) e di altre normative specifiche.

Per questa ragione è importante avere uno strumento come Q-81 HSE WEB APP con il quale è possibile tenere sotto controllo le scadenze relative al ciclo dei rifiuti come la Dichiarazione Ambientale (MUD) con il modulo Segnalazioni, Non Conformità, Azioni

gestione ambientale

Due provvedimenti autorizzativi in tema ambientale dal nome simile (Autorizzazione Integrata Ambientale: AIA e Autorizzazione Integrata Ambientale: AUA) ma con contenuto e finalità differenti.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale – AIA

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è l’autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per rispettare i principi che vanno sotto il nome di Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC, ovvero “prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento”) dettati dall’Unione europea a partire dal 1996 con la Direttiva 96/61/CE. Il riferimento normativo attuale in Italia è il D.Lgs. 128/2010, che ha modificato ed integrato il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), insieme al successivo D.Lgs. 46/2014.

L’AIA si applica alle attività di cui all’allegato VIII, parte seconda del decreto D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e prevede misure, definite BAT (Best Available Techniques, migliori tecniche disponibili), intese a ridurre quanto più possibile l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, nonché la produzione di rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente.

L’AIA sostituisce le seguenti autorizzazioni ambientali, di cui all’Allegato IX alla parte seconda del Decreto Legislativo 152/2006:

  • autorizzazione alle emissioni in atmosfera, fermi restando i profili concernenti aspetti sanitari  (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte V, Titolo I );
  • autorizzazione allo scarico (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte III, Titolo IV, Capo II);
  • autorizzazione unica smaltimento e recupero rifiuti (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., art. 208 e 210);
  • autorizzazione allo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB-PCT (D. Lgs. 209/1999);
  • autorizzazione all’utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione (D. Lgs. 99/1992).
  • autorizzazione allo scarico rilasciata dal Magistrato alle Acque di Venezia, limitatamente alle condizioni di esercizio degli scarichi idrici e alle modalità di controllo di tali condizioni (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96, convertito con modificazioni nella legge 31 maggio 1995, n. 206, articolo 2, comma 2)

L’azienda ottiene quindi un’autorizzazione integrata perché relativa a più aspetti ambientali e alla loro interazione.

certificazione ambientale aia normativa ambiente contro emissioni gas serra

A quali aziende si applica l’AIA?

Un’azienda rientra nella procedura di AIA quando le sue caratteristiche trovano specifica rispondenza ai requisiti stabiliti in Allegato VIII (impianti di competenza regionale) ed in Allegato XII (impianti di competenza statale) alla parte seconda del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.

Per l’AIA sono individuate le seguenti categorie industriali:

  • attività energetiche;
  • produzione e trasformazione di metalli;
  • industria dei prodotti minerari;
  • industria chimica;
  • gestione dei rifiuti;
  • altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie…).

A chi va richiesta l’autorizzazione AIA?

Il D.Lgs. 152/2006 definisce compiutamente le soglie di competenza al rilascio dell’AIA. Al di sotto di certi livelli di soglia l’Autorità competente al rilascio dell’AIA è la Regione. Una volta superati gli stessi limiti, la competenza diventa statale in capo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di Roma.

Durata del provvedimento AIA

In genere la durata dell’AIA, secondo quanto introdotto dal D. Lgs. 46/2014, è di 10 anni con qualche eccezione tra cui si segnala l’estensione a 12 se l’impianto è certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001 e 16 anni se l’impianto è registrato ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 (EMAS).

L’Autorizzazione Unica Ambientale – AUA

Definizione

L’Autorizzazione Unica Ambientale è un provvedimento disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 59 del 13 marzo 2013 che ricomprende tutti i titoli abilitativi in campo ambientale di cui un’impresa ha bisogno per iniziare o e/o proseguire la sua attività. Essa va a sostituire vari atti di comunicazione, notifica ed autorizzazione previsti dalla legge in materia ambientale, indicati sinteticamente di seguito:

  1. autorizzazione agli scarichi di cui al capo II del titolo IV della sezione II della Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  2. comunicazione preventiva di cui all’articolo 112 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e delle acque reflue provenienti dalle aziende ivi previste;
  3. autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti di cui all’articolo 269 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  4. autorizzazione generale di cui all’articolo 272 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  5. comunicazione o nulla osta di cui all’articolo 8, commi 4 o comma 6, della legge 26 ottobre 1995, n. 447;
  6. autorizzazione all’utilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione in agricoltura di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99;
  7. comunicazioni in materia di rifiuti di cui agli articoli 215 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Il principale vantaggio di questa procedura è il minor costo organizzativo per le imprese, che dovranno formulare una sola richiesta, per via telematica, ad un interlocutore unico; inoltre, questa autorizzazione ha una durata di quindici anni a partire dalla data di rilascio, superiore a quella ottenibile richiedendo singolarmente le autorizzazioni.

A quali aziende si applica l’AUA?

L’AUA si applica alle categorie di imprese di cui all’art. 2 del DM 18 aprile 2005, nonché agli impianti non soggetti alle disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA).

L’AUA non si applica ai progetti sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) laddove la normativa statale e regionale disponga che il provvedimento finale di VIA comprende e sostituisce tutti gli altri atti di assenso in materia ambientale.

autorizzazione ambientale unica integrata

A chi va richiesta l’autorizzazione AUA?

I gestori degli impianti di cui al campo di applicazione, presentano domanda telematica di AUA allo Sportello Unico Per Le Attività Produttive (SUAP) della provincia (o altro ente sostitutivo) nel caso in cui siano assoggettati al rilascio, al rinnovo o all’aggiornamento di almeno una delle autorizzazioni sopraddette.

E’ fatta comunque salva la facoltà dei gestori degli impianti di non avvalersi dell’AUA nel caso in cui si tratti di attività soggette solo a comunicazione, ovvero ad autorizzazione di carattere generale, ferma restando la presentazione della comunicazione o dell’istanza per il tramite del SUAP.

Durata del provvedimento AUA

L’AUA ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio. Il rinnovo deve essere chiesto almeno 6 mesi prima della scadenza.

Il servizio di Nord Pas

Nord Pas dispone di tecnici qualificati in campo ambientale che possono supportare l’azienda nell’ottenimento delle autorizzazioni ambientali: relazioni con gli enti pubblici, stesura della documentazione, implementazione delle migliori tecnologie possibili per il contenimento e la riduzione dell’inquinamento. Inoltre, Nord Pas collabora con laboratori accreditati per l’esecuzione di rilievi e misurazioni di emissioni in atmosfera, analisi delle acque e del suolo, caratterizzazione dei rifiuti.

Il mantenimento delle autorizzazioni, le scadenze da rispettare e i documenti relativi possono essere facilmente gestiti ed archiviati in Q-81 HSE WEB APP con il modulo “Segnalazioni, Non conformità, Azioni“.