Tutela Ambientale

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Due provvedimenti autorizzativi in tema ambientale dal nome simile (Autorizzazione Integrata Ambientale: AIA e Autorizzazione Integrata Ambientale: AUA) ma con contenuto e finalità differenti.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale – AIA

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è l’autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per rispettare i principi che vanno sotto il nome di Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC, ovvero “prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento”) dettati dall’Unione europea a partire dal 1996 con la Direttiva 96/61/CE. Il riferimento normativo attuale in Italia è il D.Lgs. 128/2010, che ha modificato ed integrato il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), insieme al successivo D.Lgs. 46/2014.

L’AIA si applica alle attività di cui all’allegato VIII, parte seconda del decreto D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e prevede misure, definite BAT (Best Available Techniques, migliori tecniche disponibili), intese a ridurre quanto più possibile l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, nonché la produzione di rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente.

L’AIA sostituisce le seguenti autorizzazioni ambientali, di cui all’Allegato IX alla parte seconda del Decreto Legislativo 152/2006:

  • autorizzazione alle emissioni in atmosfera, fermi restando i profili concernenti aspetti sanitari  (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte V, Titolo I );
  • autorizzazione allo scarico (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte III, Titolo IV, Capo II);
  • autorizzazione unica smaltimento e recupero rifiuti (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., art. 208 e 210);
  • autorizzazione allo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB-PCT (D. Lgs. 209/1999);
  • autorizzazione all’utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione (D. Lgs. 99/1992).
  • autorizzazione allo scarico rilasciata dal Magistrato alle Acque di Venezia, limitatamente alle condizioni di esercizio degli scarichi idrici e alle modalità di controllo di tali condizioni (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96, convertito con modificazioni nella legge 31 maggio 1995, n. 206, articolo 2, comma 2)

L’azienda ottiene quindi un’autorizzazione integrata perché relativa a più aspetti ambientali e alla loro interazione.

certificazione ambientale aia normativa ambiente contro emissioni gas serra

A quali aziende si applica l’AIA?

Un’azienda rientra nella procedura di AIA quando le sue caratteristiche trovano specifica rispondenza ai requisiti stabiliti in Allegato VIII (impianti di competenza regionale) ed in Allegato XII (impianti di competenza statale) alla parte seconda del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.

Per l’AIA sono individuate le seguenti categorie industriali:

  • attività energetiche;
  • produzione e trasformazione di metalli;
  • industria dei prodotti minerari;
  • industria chimica;
  • gestione dei rifiuti;
  • altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie…).

A chi va richiesta l’autorizzazione AIA?

Il D.Lgs. 152/2006 definisce compiutamente le soglie di competenza al rilascio dell’AIA. Al di sotto di certi livelli di soglia l’Autorità competente al rilascio dell’AIA è la Regione. Una volta superati gli stessi limiti, la competenza diventa statale in capo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di Roma.

Durata del provvedimento AIA

In genere la durata dell’AIA, secondo quanto introdotto dal D. Lgs. 46/2014, è di 10 anni con qualche eccezione tra cui si segnala l’estensione a 12 se l’impianto è certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001 e 16 anni se l’impianto è registrato ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 (EMAS).

L’Autorizzazione Unica Ambientale – AUA

Definizione

L’Autorizzazione Unica Ambientale è un provvedimento disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 59 del 13 marzo 2013 che ricomprende tutti i titoli abilitativi in campo ambientale di cui un’impresa ha bisogno per iniziare o e/o proseguire la sua attività. Essa va a sostituire vari atti di comunicazione, notifica ed autorizzazione previsti dalla legge in materia ambientale, indicati sinteticamente di seguito:

  1. autorizzazione agli scarichi di cui al capo II del titolo IV della sezione II della Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  2. comunicazione preventiva di cui all’articolo 112 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e delle acque reflue provenienti dalle aziende ivi previste;
  3. autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti di cui all’articolo 269 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  4. autorizzazione generale di cui all’articolo 272 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  5. comunicazione o nulla osta di cui all’articolo 8, commi 4 o comma 6, della legge 26 ottobre 1995, n. 447;
  6. autorizzazione all’utilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione in agricoltura di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99;
  7. comunicazioni in materia di rifiuti di cui agli articoli 215 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Il principale vantaggio di questa procedura è il minor costo organizzativo per le imprese, che dovranno formulare una sola richiesta, per via telematica, ad un interlocutore unico; inoltre, questa autorizzazione ha una durata di quindici anni a partire dalla data di rilascio, superiore a quella ottenibile richiedendo singolarmente le autorizzazioni.

A quali aziende si applica l’AUA?

L’AUA si applica alle categorie di imprese di cui all’art. 2 del DM 18 aprile 2005, nonché agli impianti non soggetti alle disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA).

L’AUA non si applica ai progetti sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) laddove la normativa statale e regionale disponga che il provvedimento finale di VIA comprende e sostituisce tutti gli altri atti di assenso in materia ambientale.

autorizzazione ambientale unica integrata

A chi va richiesta l’autorizzazione AUA?

I gestori degli impianti di cui al campo di applicazione, presentano domanda telematica di AUA allo Sportello Unico Per Le Attività Produttive (SUAP) della provincia (o altro ente sostitutivo) nel caso in cui siano assoggettati al rilascio, al rinnovo o all’aggiornamento di almeno una delle autorizzazioni sopraddette.

E’ fatta comunque salva la facoltà dei gestori degli impianti di non avvalersi dell’AUA nel caso in cui si tratti di attività soggette solo a comunicazione, ovvero ad autorizzazione di carattere generale, ferma restando la presentazione della comunicazione o dell’istanza per il tramite del SUAP.

Durata del provvedimento AUA

L’AUA ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio. Il rinnovo deve essere chiesto almeno 6 mesi prima della scadenza.

Il servizio di Nord Pas

Nord Pas dispone di tecnici qualificati in campo ambientale che possono supportare l’azienda nell’ottenimento delle autorizzazioni ambientali: relazioni con gli enti pubblici, stesura della documentazione, implementazione delle migliori tecnologie possibili per il contenimento e la riduzione dell’inquinamento. Inoltre, Nord Pas collabora con laboratori accreditati per l’esecuzione di rilievi e misurazioni di emissioni in atmosfera, analisi delle acque e del suolo, caratterizzazione dei rifiuti.

Il mantenimento delle autorizzazioni, le scadenze da rispettare e i documenti relativi possono essere facilmente gestiti ed archiviati in Q-81 HSE WEB APP con il modulo “Segnalazioni, Non conformità, Azioni“.

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Riassumiamo in questo articolo le novità relative all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, uscite nell’ultimo mese.

La prima è la Deliberazione del 25 giugno 2019, emessa in due parti:

  • la prima con il protocollo n. 3, riguarda i requisiti del Responsabile tecnico, ovvero la figura che assicura la corretta gestione dell’attività dell’impresa iscritta all’albo nel rispetto delle varie norme in materia ambientale. La deliberazione apporta delle modifiche alla precedente Deliberazione 6 del 30 maggio 2017, che per prima ha definito i requisiti che deve avere questa figura;
  • la seconda con il protocollo n. 4, detta i criteri e le modalità di svolgimento delle verifiche (sedi, modalità di iscrizione, composizione della commissione d’esame, attribuzione dei punteggi etc.) per la qualifica di responsabile tecnico.

La seconda è la circolare n. 6 del 10 luglio, che specifica come il codice CER 200307 (rifiuti ingombranti) possa essere attribuito anche ai rifiuti prodotti da imprese iscritte nella categoria 2-bis (produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti trenta chilogrammi o trenta litri al giorno di cui all’articolo 212, comma 8, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e che svolgano attività di vendita, produzione e montaggio di mobili da cucina, arredamento in genere e complementi d’arredo.

deposito incontrollato rifiuti

La delibera del 24 luglio ha interessato un categoria particolare ovvero le imprese che intendono svolgere  per l’attività di raccolta e trasporto di rifiuti costituiti da mozziconi di prodotti da fumo: sono state stabilite dall’Albo le dotazioni minime per l’iscrizione nella Categoria 1 e il codice CER da attribuire ai rifiuti (EER 20 03 99).

L’ultima novità riguarda le circolari del 24 luglio (Circolare n.7 e Circolare n.8), che interessano le imprese che posseggono veicoli in locazione o comodato e definiscono le corrette procedure di comunicazione ed invio di idonea documentazione, per il mantenimento del veicolo stesso come “iscritto all’albo” e dunque utilizzabile.

Nord Pas dispone di tecnici qualificati nella materia ambientale, ed in particolare nella gestione dei rifiuti,  che possono supportare la clientela ad ottemperare alle novità normative sopra elencate. Inoltre, con Q-81 HSE WEB APP è possibile tenere sotto controllo le scadenze relative all’iscrizione all’Albo con il modulo Segnalazioni, Non Conformità, Azioni.

 

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La decisione della Giunta della Provincia Autonoma di Trento

Il 12 giugno, la Giunta della Provincia Autonoma di Trento, con l’approvazione del disegno di legge recante: “Modificazioni della legge provinciale 17 settembre 2013, n. 19 (Legge provinciale sulla valutazione d’impatto ambientale 2013)”, ha dato il via libera al nuovo Provvedimento Autorizzatorio Unico Provinciale (P.A.U.P.).

Il provvedimento riguarda l’adeguamento delle normativa provinciale alla riforma della V.I.A. che è stata approvata con il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 (Attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 9 luglio 2015, n. 114) che ha modificato il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico ambiente).

Come indicato nella relazione illustrativa del disegno di legge, La Giunta Provinciale ha inteso integrare nelle modifiche ulteriori disposizioni che “si inseriscono appieno nel processo di semplificazione dei procedimenti amministrativi intrapreso con la legge provinciale n. 2 del 2019, in quanto questo nuovo procedimento unico consentirà agli imprenditori che intendono realizzare un progetto sottoposto a VIA di acquisire contestualmente anche tutti gli altri titoli abilitativi necessari per la realizzazione e l’esercizio dello stesso, non solo di competenza provinciale”.

 

VIA PAUP ambientale Trento

La novità principale del disegno di legge è proprio il procedimento per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Provinciale (P.A.U.P.) in base al quale:

  • il proponente presenta la domanda trasmettendo in formato elettronico il progetto definitivo e tutta la documentazione necessaria per il rilascio dei titoli abilitativi che sono necessari per la realizzazione e l’esercizio del progetto e che individua in un elenco.
  • si avvia una fase di raccolta delle osservazioni degli interessati
  • tutte le amministrazioni fanno contemporaneamente l’istruttoria di propria competenza e domandano (una sola volta) al proponente le integrazioni eventualmente necessarie
  • avvio della conferenza di servizi (di durata non superiore a 120 giorni) durante la quale tutte le strutture provinciali e le amministrazioni interessate rendono le proprie determinazioni in modo univoco e vincolante.
  • stesura del rapporto istruttorio e adozione del PAUP da parte della Giunta provinciale.

Il P.A.U.P. è rilasciato dalla Giunta provinciale in esito alla conferenza di servizi sulla base delle posizioni prevalenti espresse in tale sede (si prevede il possibile ricorso in opposizione delle amministrazioni dissenzienti poste a tutela di interessi sensibili).

Esso non si sostituisce ai titoli abilitativi che comprende (la competenza al rilascio resta dunque in capo al soggetto competente). Infatti, dopo il suo rilascio i titoli abilitativi compresi nel P.A.U.P. proseguono autonomamente e quindi ogni ente è responsabile dei relativi controlli e può assumere i provvedimenti di autotutela eventualmente necessari.

La consulenza offerta da Nord Pas

All’interno di Nord Pas sono presenti competenze specifiche in ambito ambientale per il supporto alle aziende che devono rispondere a norme ambientali di tutti i livelli. Inoltre, nell’ambito della rete d’impresa HiSEMA, la collaborazione con 2A Ecogestioni consente di offrire servizi di elevata qualità per le imprese che devono richiedere provvedimenti autorizzativi come A.I.A., A.U.A. V.I.A e il nuovo P.A.U.P. per le aziende della Provincia di Trento.

Il caso del nuovo provvedimento richiesto dalla Giunta della Provincia Autonoma di Trento, mostra ancora una volta che, per le aziende, è vantaggioso utilizzare un software come Q-81 HSE WEB APP per tenere sotto controllo le scadenze e registrare tutte le attività necessarie a conseguire e mantenere i provvedimenti autorizzativi. I moduli dedicati a questi processi sono Segnalazioni, Non conformità, Azioni e il Tool Alert e Sincronizzazioni.

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In un recente articolo pubblicato dal Messaggero Veneto il generale Maurizio Ferla, comandante del Comando carabinieri nazionale per la tutela ambientale, commentava: “Il Friuli Venezia Giulia è una regione virtuosa sotto il profilo della gestione del ciclo dei rifiuti, tuttavia non possiamo escludere che il problema [di traffici illeciti nazionali ed internazionali] prima o poi interessi questa regione”.
Il generale constatava che “la chiusura dei mercati del Sud est asiatico a plastiche e gomme ha comportato a chi doveva in qualche modo smaltire illecitamente questi rifiuti – non necessariamente organizzazioni mafiose – l’esigenza di affittare o occupare abusivamente dei capannoni industriali dismessi […] che, nella migliore delle ipotesi – ha concluso – vengono abbandonati, quando non incendiati”.
Proprio in ragione del livello di attenzione delle forze dell’ordine sul tema della gestione dei rifiuti è importante che le aziende del Friuli Venezia Giulia pongano interesse a processi e funzioni in essa coinvolti, non solo per le sanzioni previste dal Titolo VI bis del codice penale (noto come “Ecodelitti“) che ha molto ampliato il raggio d’azione del Comando per la tutela ambientale, ma anche per i risvolti in materia di responsabilità amministrativa degli enti (D.lgs 231/01). Di seguito un approfondimento su quest’ultimo aspetto.

deposito incontrollato rifiuti

Il D.lgs 231/01 e i reati ambientali del ciclo dei rifiuti

La mappatura dei potenziali illeciti amministrativi rappresenta il primo passo per una corretta implementazione di un Modello Organizzativo di Gestione e Controllo ex D.lgs 8 giugno 2001, n. 231. Essa è necessaria ad individuare quali siano, in funzione della realtà valutata, i potenziali illeciti amministrativi/condotte in cui l’Ente (Società/Impresa/Organizzazione anche priva di fini di lucro) potrebbe incappare.
Fra tutti gli illeciti individuati dal D.Lgs. 231/01 l’art. 25 undecies tratta esplicitamente dei Reati ambientali (Articolo introdotto dal d.lgs. n. 121 del 7 luglio 2011) richiamando esplicitamente le previsioni del D.Lgs 152/2006 (Norme in materia ambientale) e di altre normative specifiche.
Chiaramente il legislatore ha ricompreso in questo articolo anche i reati relativi alle violazioni ascrivibili al ciclo dei rifiuti (es. raccolta, trasporto, recupero, smaltimento di rifiuti senza autorizzazione, traffico illecito di rifiuti…) prevendendo sanzioni pecuniarie che arrivano a superare il milione di euro ma anche sanzioni amministrative interdittive fino a 2 anni.

 

Un recente esempio di applicazione dell’art. 25 undicies D.lgs 81/08 in materia di gestione dei rifiuti– il caso Canditfrucht s.p.a

Proprio una recente sentenza della Corte di Cassazione Penale del 06/05/2019, affrontando il ricorso dell’azienda Canditfrucht s.p.a, si è interessata della gestione dei rifiuti ed in particolare al “deposito in maniera incontrollata di ingenti quantitativi di rifiuti, (residuo della lavorazione degli agrumi, il c.d. “pastazzo”), in luoghi non autorizzati”. Tale deposito configura il “reato di traffico illecito di rifiuti di cui all’art. 260, comma 1 D.Lgs. 152/2006 (ora art. 452 terdecies cod.pen.)” e, come tale è perseguito anche ai sensi del D.lgs. 231/2001.
In breve, con sentenza del 17 settembre 2015, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, condannava la Canditfrucht s.p.a. al pagamento della sanzione di 70.000 euro in ordine all’illecito amministrativo di cui all’art. 25 undecies comma 2 lett. f e 8 del d.lgs. 231/2001 (capo C), relativo a due contestazioni (capi A e B) aventi entrambe ad oggetto il reato ex art. 260 comma 1 del d.lgs. 152/2006, ascritto agli amministratori e ai dipendenti della predetta società, i quali, agendo nell’interesse o a vantaggio della stessa, fra il 2012 e il 2013, avevano gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti, smaltendolo in discariche abusive e in altri luoghi non autorizzati, tra Barcellona Pozzo di Gotto e le aree limitrofe. Successivamente la sanzione amministrativa inflitta alla società era stata ridotta a euro 64.000, dalla Corte di appello di Messina.
La società Canditfrucht s.p.a aveva presentato ricorso contestando le caratteristiche del deposito non autorizzato tuttavia la Corte ha rigettato la contestazione mantenendo ferme le sanzioni pecuniarie comminate.

I sistemi di gestione ambientale

Per tutto quanto sopraddetto, appare pertanto importante per l’Ente, dotarsi di un sistema per mettere sotto controllo e gestire correttamente il proprio ciclo dei rifiuti e le condotte dei propri lavoratori in esso coinvolti (richiamati esplicitamente nella sentenza della Corte sopraccitata).
Una soluzione possibile, in analogia con quanto previsto dall’art.30 del D.lgs 81/08 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è l’implementazione di sistemi di gestione certificati secondo la norma ISO 14001 o l’ottenimento della registrazione EMAS. Tali schemi di certificazione, combinati con l’adozione di un MOGC, consentono all’ente di dimostrare efficacemente il rispetto della normativa vigente, presupposto delle norme volontarie, e l’esistenza di un sistema di controllo (e sanzione) sulle condotte personali dei lavoratori.
Q-81 HSE WEB APP è la soluzione ottimale per l’implementazione efficace di un sistema di gestione ambientale certificato. I moduli di Q-81 sono stati modellati dai tecnici di Nord Pas per consentire la piena tracciabilità e dimostrabilità di tutte le azioni intraprese nel ciclo di Deming (PDCA) per garantire, non solo la conformità legislativa (ad esempio attraverso il modulo di verifica dei Requisiti Applicabili) ma anche le azioni di controllo e miglioramento, attraverso il modulo Segnalazioni, Non Conformità, Azioni.
Nord Pas, inoltre, con i propri tecnici qualificati può ricoprire il ruolo di membro dell’Organismo di Vigilanza come già approfondito in un precedente articolo, avendo competenze multidisciplinari comprendenti, tra le altre, anche le tematiche ambientali.

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Il modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) è stato aggiornato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 dicembre 2018 “Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2019.” Il nuovo MUD 2019 dovrà essere presentato dopo 120 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.P.C.M. quindi la consueta data di presentazione del 30 aprile slitterà al 22 giugno 2019.

Nord Pas 14000 fornisce questo servizio ai suoi clienti: per saperne di più clicca qui o contattaci direttamente.

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E’ abrogata la consueta Dichiarazione FGAS con scadenza 31 maggio prevista prima dell’emanazione del D.P.R. 146 del 16 novembre 2018 sui gas fluorurati.

Il 09/01/2019 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica il D.P.R. 146 del 16 novembre 2018 sui gas fluorurati ad effetto serra (F-GAS), che da attuazione al regolamento (UE) n. 517/2014, ed ha abrogato il D.P.R. 43/2012 e il regolamento UE 842/2006. In sostituzione dell’obbligo “Dichiarazione F-gas” a carico di numerosi soggetti, è stata istituita la Banca dati (articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018) in materia di raccolta e conservazione delle informazioni relative alle attività di controllo delle perdite nonché le attività di installazione, assistenza, manutenzione, riparazione, smantellamento delle apparecchiature contenenti gas fluorurati ad effetto serra. Con il nuovo decreto le imprese devono trasmettere le informazioni F-GAS in banca dati presso l’ISPRA, entro 30 gg dall’intervento a partire dal 24 Settembre 2019.

Per questo motivo il Portale della Dichiarazione F-gas continuerà a garantire l’accesso alle aree di lavoro esistenti per la sola consultazione e download dello storico. Sono invece impedite le seguenti operazioni:

  • la registrazione di nuovi utenti
  • l’inserimento di nuove dichiarazioni con riferimento agli anni 2012-2017.

A partire dal 24 settembre 2019, a seguito del primo intervento utile di controllo delle perdite, di manutenzione, di assistenza, di riparazione e/o di smantellamento delle apparecchiature già installate alla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, l’impresa certificata o, nel caso di imprese non soggette all’obbligo di certificazione, la persona fisica certificata comunica, per via telematica, alla Banca dati le informazioni di cui ai commi 4, 5 e 7 dell’articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018. Con il nuovo decreto la dichiarazione annuale non è più prevista a partire dal 2019.

gas serra

 

L’obiettivo del decreto è quello di riuscire ad avere una maggiore tracciabilità dei gas e degli impianti che li contengono, e per fare ciò è stata istituita una Banca Dati sui gas fluorurati ad effetto serra, la quale sarà gestita dalle Camere di Commercio competenti.

Tutti gli operatori di settore (venditori, frigoristi, installatori e manutentori), quindi, dovranno inviare esclusivamente per via telematica, i dati relativi alle vendite di f-gas, delle apparecchiature che li contengono e le attività di assistenza, manutenzione, installazione, riparazione e smantellamento delle stesse, entro 30 giorni dalla data di intervento.

L’obbligo decorre dal 24 settembre 2019 per le imprese o le persone fisiche certificate che eseguono:

  • installazione di apparecchiature fisse di refrigerazione, di condizionamento d’aria, pompe di calore fisse.
  • interventi di controllo delle perdite, di manutenzione o di riparazione delle apparecchiature, di cui al punto precedente, già installate;
  • attività di smantellamento delle apparecchiature sopra citate.

Le informazioni che tali soggetti dovranno comunicare entro 30 giorni dalla data di intervento, sono (Art. 11 comma 4 lett. f del D.P.R. 146 del 16 novembre 2018):

  • a) numero e data della fattura o dello scontrino di acquisto dell’apparecchiatura;
  • b) anagrafica dell’operatore;
  • c) data e luogo di installazione;
  • d) tipologia di apparecchiatura;
  • e) codice univoco di identificazione dell’apparecchiatura;
  • f) quantità e tipologia di gas fluorurati a effetto serra presenti e eventualmente aggiunti durante l’installazione;
  • g) nome e indirizzo dell’impianto di riciclaggio o rigenerazione e, ove del caso, il numero di certificato, se le quantità di gas fluorurati a effetto serra installati sono state riciclate o rigenerate;
  • h) dati identificativi della persona fisica certificata o dell’impresa certificata che ha effettuato l’installazione;
  • i) eventuali osservazioni.

I consulenti Nord Pas sono a disposizione per supportarvi in questi adempimenti: clicca qui.

gestione ambientale

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 dicembre 2017 il Decreto Legislativo 15 novembre 2017, n. 183 dal titolo “Attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi”, nonche’ per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170.

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Con l’applicazione dal 5 luglio 2018 il regolamento 2017/997/UE ha completato l’aggiornamento della normativa europea sulla classificazione dei rifiuti.
Questo regolamento ha introdotto per la prima volta nella regolamentazione europea i criteri per la valutazione della caratteristica di pericolo HP14 – ecotossico.
Ricordiamo infatti che HP14 – Ecotossico è un “rifiuto che presenta o può presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali”.
Vista la complessità della regolamentazione, l’ISPRA ha predisposto una nota metodologica di supporto agli operatori e agli organismi di controllo, per fornire indicazioni in merito alla valutazione della caratteristica di pericolo HP14 ‐Ecotossico, nell’ambito della procedura più generale di classificazione dei rifiuti.

gestione ambientale

L’ambito di applicazione del decreto legislativo 49/2014 dal 15 agosto 2015 sarà “Open Scope“, così come previsto dalla direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Le modifiche apportate all’ambito di applicazione riguardano il passaggio dalle attuali 10 categorie dell’Allegato I della direttiva 2012/19/UE alle 6 nuove categorie previste dell’Allegato III della stessa direttiva, che includono delle categorie “aperte” relative alle apparecchiature di grandi e piccole dimensioni, ovvero:

  • categoria 4. Apparecchiature di grandi dimensioni (con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cm);
  • categoria 5. Apparecchiature di piccole dimensioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm);
  • categoria 6. Piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm).

Qualora non si fosse in grado di stabilire se determinate apparecchiature rientrino o meno nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014, il produttore può richiedere al Comitato di vigilanza e controllo di esprimersi, inviando una richiesta all’indirizzo pec segreteria.comitatoraeepile@ispra.legalmail.it corredata da una breve descrizione dell’apparecchiatura unitamente alla scheda del prodotto e alle immagini dello stesso.

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Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha pubblicato la nuova Guida Gestione Azienda del Sistema di controllo della Tracciabilità dei Rifiuti, aggiornata alla versione del 20 luglio 2018.
Il nuovo documento è scaricabile sul sito del SISTRI nella sezione Documenti > Manuali e Guide.