Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro

Il Dl.gs 81/08 è il Testo Unico delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e  dei  lavoratori  nei  luoghi  di  lavoro.

Come all’art.1, si definisce “salute”: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o
d’infermità.

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E’ entrato in vigore il 21/12/2019 il Decreto del Ministero dell’Interno dell’8 novembre 2019 “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio degli impianti per la produzione di calore alimentati da combustibili gassosi“. Il decreto aggiorna le disposizioni di sicurezza antincendi per gli impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile gassoso con portata termica superiore a 35 kW precedentemente regolamentati nel decreto ministeriale 12 aprile 1996.

Ai sensi del nuovo DM 8/11/2019, art. 5,  gli impianti esistenti devono essere resi conformi alle indicazioni della nuova regola tecnica, salvo alcune eccezioni. I tecnici di Nord Pas sono in grado di supportare i clienti per un’analisi più approfondita dei loro impianti.

In sintesi questo provvedimento è così articolato:

Campo di applicazione

Come specificato all’articolo 1, il decreto si applica alla progettazione, realizzazione ed esercizio degli impianti per la produzione di calore civili extradomestici di portata termica complessiva maggiore di 35 kW alimentati da combustibili gassosi della 1a, 2a e 3a famiglia con pressione non maggiore di 0,5 bar, asserviti a:

a) climatizzazione di edifici e ambienti;
b) produzione di acqua calda, acqua surriscaldata e vapore;
c) cottura del pane e di altri prodotti simili (forni) ed altri laboratori artigiani;
d) lavaggio biancheria e sterilizzazione;
e) cottura di alimenti (cucine) e lavaggio stoviglie, anche nell’ambito dell’ospitalità professionale, di comunità e ambiti similari.

Il Mistero ha espressamente specificato che il decreto NON si applica agli:
a) impianti realizzati specificatamente per essere inseriti in cicli di lavorazione industriale;
b) impianti di incenerimento;
c) impianti costituiti da stufe catalitiche;
d) impianti costituiti da apparecchi di tipo A ad eccezione di quelli per il riscaldamento realizzati con diffusori radianti ad incandescenza.

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Obiettivi della regola tecnica

Il legislatore, all’art.2 ha voluto esplicitare gli obiettivi della regola tecnica, che comprendono la salvaguardia delle persone, beni e la sicurezza dei soccorritori contro i rischi di incendio ed esplosione  ma  riguardano anche la realizzazione degli impianti in modo da:

      • evitare, nel caso di fuoriuscite accidentali di combustibile gassoso, accumuli pericolosi del combustibile medesimo nei luoghi di installazione e nei locali direttamente comunicanti con essi;
      • limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;
      • limitare, in caso di evento incidentale, danni ai locali vicini a quelli contenenti gli impianti;
      • garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.

Prodotti antincendio: quali utilizzare?

Infine, l’art. 4 fornice le indicazioni sui prodotti per uso antincendio, impiegati negli impianti sui quali ricade il decreto: vanno identificati univocamente sotto la responsabilità del fabbricante, qualificati in relazione alle prestazioni, accettati dal responsabile dell’attività.
Il loro impiego è consentito se gli stessi sono utilizzati conformemente all’uso previsto e devono essere conformi alle disposizioni comunitarie applicabili oppure alle apposite disposizioni nazionali applicabili, già sottoposte con esito positivo alla procedura di informazione di cui alla direttiva (UE) 2015/1535 oppure legalmente commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea.

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La Commissione Interpelli nella seduta del 02/12/2019 ha risposto a due quesiti sulla comunicazione del medico competente dei dati relativi alla sorveglianza sanitaria: cosa succede nel caso di avvicendamento tra medici o nel caso non sia stata effettuata alcuna sorveglianza? Come gestire al meglio le scadenze della sorveglianza sanitaria?

I quesiti posti alla Commissione Interpelli

L’Articolo 40, comma 1, del D.Lgs 81/08 “Rapporti del medico competente con il Servizio sanitario nazionale” disciplina l’obbligo qui riportato:

Entro il primo trimestre dell’anno successivo all’anno di riferimento il medico competente trasmette, esclusivamente per via telematica, ai servizi competenti per territorio le informazioni, elaborate evidenziando le differenze di genere, relative ai dati collettivi aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori, sottoposti a sorveglianza sanitaria secondo il modello in ALLEGATO 3B.

L’Associazione sindacale CIMO (Sindacato dei medici) ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere della Commissione in merito ai seguenti quesiti:

  1. a quale Medico Competente spetta la comunicazione dei dati di cui detto in precedenza [ex art. 40 ] nel caso di avvicendamento avvenuto nel corso dell’anno e, comunque, prima della data di scadenza dell’invio (31 marzo)?
  2. l’invio dei dati deve essere effettuato anche qualora nell’anno precedente non sia stata svolta alcuna attività di sorveglianza sanitaria?.

sorveglianza sanitaria scadenze

Le risposte della Commissione Interpelli

La Commissione Interpelli, prima della formulazione della risposta, fornisce alcune premesse normative richiamando le disposizioni già esistenti sul tema sia nel D.lgs 81/08 sia nei provvedimenti del Ministero della Salute. Si rimanda la documento completo per un loro approfondimento.

In seguito specifica che, per quanto riguarda il primo quesito, l’art. 40 sopraccitato non disciplina esplicitamente il caso di avvicendamento tra emdici competenti, tuttavia in un’ottica prettamente operativa, vie fatto presente che l’INAIL “ha già fornito (sul proprio sito istituzionale) indicazioni al riguardo, precisando che: ‘L’obbligo sussiste in capo al medico competente risultante in attività allo scadere dell’anno interessato dalla raccolta delle informazioni, che devono essere trasmesse entro il trimestre dell’anno successivo“.

Parimenti la Commissione rimanda alle disposizioni operative dell’INAIL anche per il secondo quesito evidenziando che: “Dal momento che l’art. 40 prescrive l’invio delle informazioni relative ai dati collettivi aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria nell’anno, dovendosi intendere per sorveglianza sanitaria ‘l’insieme degli atti medici finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa” anche nel caso di non effettuazione di visite mediche nell’anno, vige l’obbligo di invio dei dati inerenti l’esposizione ai rischi lavorativi specifici”. In sostanza anche la Commissione interpelli chiarisce che “l’obbligo permane anche nel caso in cui non sia stata effettuata sorveglianza sanitaria nell’anno di riferimento, tenuto conto che il modello 3B prevede l’inserimento di ulteriori informazioni anche di carattere più generale”.

Le scadenze della sorveglianza sanitaria

La scadenza oggetto dell’interpello qui sopra esposto (invio dell’allegato 3B) è solo una delle numerose scadenze legate alla gestione della sorveglianza sanitaria. Per questa esigenza è stato sviluppato un modulo specifico all’interno di Q-81 HSE WEB APP relativo alla Gestione delle sorveglianza sanitaria.

Questo modulo consente la gestione completa della sorveglianza sanitaria – lato azienda: visite mediche, protocolli sanitari, accertamenti sanitari con relativi scadenzari, gestione delle limitazioni, prescrizioni e sensibilità, pianificazione delle visite ed invio di notifiche al medico ed ai lavoratori (con il Tool Alert e Sincronizzazioni).

Il modulo è sincronizzabile con il software leader per la medicina del lavoro CartSan il quale offre numerosi modelli predefiniti per il medico competente, tra cui l’allegato 3B di cui sopra.

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L’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (UE-OSHA) ha recentemente pubblicato una relazione generale sugli effetti dei disturbi muscoloscheletrci (DMS) sulla forza lavoro, sulla società e sull’economia dell’Europa.

Questa pubblicazione di novembre 2019, si inserisce all’interno di un progetto dell’UE-OSHA volto ad analizzare dati nazionali ed europei relativi ai DMS, al loro impatto sulla salute e sul lavoro, ai fattori di rischio, alle misure di prevenzione e alle misure adottate per favorire il reinserimento lavorativo.

Cosa sono i disturbi muscoloscheletrici?
Quali sono le cause dei disturbi muscoloscheletrici?
Quali sono i numeri dei disturbi muscoloscheletrici in Europa?

Cosa sono i disturbi muscoloscheletrici?

I disturbi muscoloscheletrici rappresentano uno dei disturbi più comuni legati al lavoro: essi interessano la schiena, il collo, le spalle e gli arti superiori, ma possono anche colpire gli arti inferiori. Il termine “disturbi muscoloscheletrici” (DMS) indica qualsiasi lesione o patologia alle articolazioni o ad altri tessuti.

Come riportato dall’OSHA, i DMS possono essere semplici malesseri e dolori di lieve entità fino a problemi più seri che costringono ad assentarsi dal lavoro e possono richiedere cure mediche. Nei casi cronici più gravi, possono addirittura portare alla disabilità e all’abbandono forzato del posto di lavoro.

I due gruppi principali di DMS sono costituiti dai dolori/disturbi alla schiena e dai disturbi degli arti superiori legati all’attività lavorativa (conosciuti comunemente “disturbi da stress fisici ripetuti”).

mal di schiena

Quali sono le cause dei disturbi muscoloscheletrici?

La maggior parte dei DMS legati all’attività lavorativa si sviluppano nel tempo. Di norma non hanno una sola causa: spesso sono provocati da una combinazione di diversi fattori. Tra le cause fisiche e i fattori di pericolo riconducibili all’organizzazione del lavoro ci sono:

  • la movimentazione di carichi, specialmente quando si ruota o si piega la schiena;
  • movimenti ripetitivi o che richiedono uno sforzo;
  • l’assunzione di posture scorrette o statiche;
  • vibrazioni, scarsa illuminazione o lavoro in ambienti freddi;
  • ritmi intensi di lavoro;
  • il mantenimento prolungato della stessa posizione in piedi o seduta.

I fattori di rischio psicosociali come l’eccessiva richiesta di lavoro o la scarsa autonomia, in concomitanza con i rischi fisici sopraddetti, può aumentare l’incidenza dei DMS.

I tecnici di Nord Pas sono in grado di eseguire valutazioni approfondite dei fattori di pericolo che concorrono a causare DMS: tali valutazioni devono essere parte del documento di valutazione dei rischi.

Quali sono i numeri dei disturbi muscoloscheletrici in Europa?

L’analisi dell’UE-OSHA ha mostrato che i disturbi muscoloscheletrici sono tra i più rilevanti problemi di salute correlati al lavoro.

I dati analizzati dall’agenzia hanno evidenziato che circa 3 su 5 lavoratori in Europa lamenta DMS; tra i più diffusi il mal di schiena e i dolori muscolari agli arti superiori. Un lavoratore su cinque ha sofferto nell’ultimo anno di disturbi cronici alla schiena o al collo; il 60% dei lavoratori con problemi di salute correlati al lavoro identifica i DMS come il proprio problema più rilevante.

L’analisi ha permesso di rilevare che i settori maggiormente interessati a questa tipologia di problemi di salute correlati al lavoro sono: il settore delle costruzioni, dell’agricoltura, il settore forestale e la pesca. Anche il settore sanitario e sociale sono risultati al di sopra della media.

L’indagine dei dati raccolti a livello nazionale, mostra che i DMS sono tra le malattie professionali più comunemente riconosciute in Francia, Italia e Spagna. Tra tutti i casi di malattie professionali riconosciute correlate a DMS, quelli che coinvolgono donne e lavoratori più anziani sono una percentuale superiore rispetto a uomini e giovani lavoratori.

Proprio in considerazione del rischio legato alle malattie professionali, e quindi alle richieste di risarcimento INAIL, è opportuno che il datore di lavoro disponga di strumenti informatizzati per tenere traccia della storia di ogni lavoratore all’interno dell’azienda. Q-81 HSE WEB APP è lo strumento software che facilita queste attività e consente di visualizzare immediatamente nell’anagrafica del lavoratore la sua “carriera HSE”, come mostrato nel video qui sotto.

I ricercatori sottolineano le difficoltà nel calcolare il reale costo dei DMS a livello europeo definito sia come impatto economico sulle imprese, sia come costo sociale per gli stati membri. Alcuni indicatori utilizzati per valutare questi impatti hanno mostrato come, in generale, ci sia un aumento considerevole dei giorni di assenza da parte dei lavoratori che soffrono di problemi muscoloscheletrici cronici e che si possano stimare perdite di produzione rilevanti (ad es. i dati raccolti in Germania nel 2016 contano perdite economiche per mancata produttività per l’1% del PIL).

L’approfondita analisi OSHA indica la necessità di un approccio integrato (che consideri non solo i fattori di rischio fisici ma anche quelli pscicosociali) per prevenire i DMS associati al lavoro.

Cosa deve fare datore di lavoro per prevenire i DMS?

Come per tutti i fattori di rischio trattati dal D.lgs 81/08 il primo passo per il datore di lavoro è quello di elaborare la valutazione dei rischi. Come richiamato anche dai risultati OSHA, per quanto riguarda i DMS, la valutazione dovrà adottare un approccio olistico, valutando e affrontando l’insieme delle cause, sia fisiche sia psicosociali.

Dalla valutazione scaturiscono le azioni di prevenzione e protezione che, come indicato da  possono riguardare:

  • La progettazione degli spazi di lavoro, adeguandoli al fine di migliorare le posture lavorative;
  • La scelta delle attrezzature, assicurando che siano ergonomiche e adatte ai compiti da svolgere;
  • La consapevolezza lavoratori, migliorando e impartendo una formazione su buoni metodi di lavoro – ad esempio, per questa formazione possono essere utilizzate le Multi Media Procedure –  M.M.Pro HSE uno strumento formativo innovativo che consente un elevato livello di coinvolgimento del personale.
  • L’organizzazione delle mansioni, cambiando metodi o strumenti di lavoro;
  • la gestione dei cicli produttivi, pianificando il lavoro in modo da evitare mansioni ripetitive o prolungate con posture scorrette, programmando pause, la rotazione delle funzioni o la riassegnazione del lavoro;

Infine, la collaborazione attiva con il medico competente per il monitoraggio e la promozione della salute di coloro che soffrono o potrebbero soffrire di DMS, deve essere considerata una misura preventiva essenziale. L’implementazione e la gestione di un sistema di prevenzione dei DMS è un servizio che Nord Pas è in grado di offrire ai clienti.

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Ieri 21 ottobre, l’EU-OSHA, insieme ai suoi partner, ha dato avvio alla Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Quest’anno il tema sarà la promozione di una gestione partecipativa e attiva della sicurezza delle sostanze pericolose.

I lavoratori sono esposti a sostanze pericolose in molti ambienti di lavoro europei. Tali esposizioni sono più comuni di quanto la maggior parte delle persone pensi e, di fatto, possono verificarsi in quasi tutti gli ambienti di lavoro. Ciò comporta importanti preoccupazioni per la sicurezza e la salute.

sostanze pericolose EU-OSHA

Una sostanza pericolosa è qualunque solido, liquido o gas che ha le potenzialità di causare danni alla sicurezza o alla salute dei lavoratori. L’esposizione può avvenire per inalazione, penetrazione cutanea o ingestione.

Le esposizioni a sostanze pericolose nell’ambiente di lavoro sono collegate a problemi che hanno effetti acuti e a lungo termine sulla salute, tra cui:

  • malattie respiratorie (ad esempio asma, rinite, asbestosi e silicosi),
  • danno agli organi interni, compresi il cervello e il sistema nervoso,
  • irritazione cutanea e malattie della pelle,
  • tumori occupazionali (ad esempio leucemia, cancro ai polmoni, mesotelioma e cancro della cavità nasale).

Inoltre, la presenza di sostanze pericolose può mettere i lavoratori a rischio di incendio, esplosione, intossicazione acuta e soffocamento. La seconda indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti dell’EU-OSHA rivela che le sostanze pericolose sono frequenti soprattutto in alcuni settori, come l’agricoltura, la produzione e l’edilizia.

Tuttavia, i lavoratori di ogni settore sono potenzialmente a rischio di esposizione alle sostanze pericolose. In effetti, nel complesso, il 38 % delle aziende europee segnala la presenza di sostanze chimiche o biologiche potenzialmente pericolose nei propri ambienti di lavoro. Pertanto, è fondamentale che i rischi siano individuati e gestiti.

Cosa deve fare il datore di lavoro?

Il D.lgs 81/08 prevede all’art. 17  l’obbligo per il datore di lavoro di valutare tutti i rischi  e, conseguentemente produrre e mantenere aggiornato il Documento di valutazione dei rischi. I rischi posti dalle sostanze pericolose sono spesso complessi e nella loro individuazione vanno considerati molti fattori: per questa ragione è necessario il coinvolgimento di tutti gli attori della sicurezza (RLS, SPP, Medico competente, consulenti specializzati), al fine di definire misure di prevenzione e protezione e miglioramento atte a ridurre e gestire il rischio di esposizione alle sostanze pericolose.

Un’attività importante deve essere quella di sensibilizzare, informare e formare tutti i lavoratori sui rischi legati all’utilizzo delle sostanze pericolose. Uno strumento come le M.M.Pro.  – Multi Media Procedure HSE consente il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei lavoratori. Le M.M.Pro. HSE sono state utilizzate da un’azienda del settore chimico proprio per illustrare ai lavoratori come attrezzare e pulire macchinari che spalmano preparati siliconici: maggiori informazioni in questo articolo.

I tecnici Nord Pas sono a disposizione per supportare il datore di lavoro nella valutazione dei rischi e per formare i lavoratori sul tema delle sostanze pericolose.